COREA DEL NORD/ Un “bluff” che può costare molto caro

- Robi Ronza

La Corte del Nord, spiega ROBI RONZA, non ha la la tecnologia sufficiente per attaccare realmente altri Paesi. Tuttavia, modificarne lo Status quo sconvolgerebbe gli assetti mondiali

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Immagine di archivio

Ci risiamo con la Corea del Nord, lo Stato-lager i cui circa 22-24 milioni di abitanti, stremati da un regime tanto autoritario quanto inefficiente, in larga parte sopravvivono solo grazie all’ingente aiuto alimentare fornito e distribuito nel Paese da alcuni grandi organizzazioni non-governative occidentali, ong, fra le quali in primo luogo la inglese Oxfam, in particolare dalla sua sede di Hong Kong. Governata da un regime paleo-marxista nella forma ma in sostanza semplicemente tirannico, la Corea del Nord destina alla spesa militare circa il 30 per cento delle sue magre risorse avendo quale primo obiettivo lo sviluppo di missili a testata nucleare. Tenuto conto del suo grado di sviluppo e del suo isolamento internazionale, l’arsenale di cui la Corea del Nord può giungere a dotarsi è comunque un ferrovecchio ab origine che le difese anti-missilistiche non solo americane ma anche giapponesi potrebbero se necessario distruggere al suolo senza la minima difficoltà. Non di meno periodicamente il governo nordcoreano preannuncia il lancio di qualche missile in direzione della Corea del Sud, o del Giappone o dell’Alaska (il lembo di Stati Uniti che in teoria i suoi missili potrebbero raggiungere) finché la promessa di un incremento dell’aiuto alimentare da parte delle ong di cui sopra chiude l’incidente. Oltre alla scarsità di risorse alimentari, un’altra grave conseguenza della sproporzionata spesa militare nordcoreana è stato il venir meno della cura degli impegnativi bacini imbriferi del Paese, ormai sempre più spesso sconvolti da disastrose inondazioni. Le più recenti hanno provocato all’agricoltura enormi danni sin qui non rimediati riducendone ulteriormente la già modesta produttività. Come già altre volte anche adesso la Corea del Nord ha perciò preso spunto da un casus belli su cui fa leva ogni volta che le serve, ovvero le periodiche manovre congiunte delle forze armate sudcoreane e rispettivamente delle forze americane di stanza della Corea del Sud.

Ha dunque annunciato di considerare le manovre congiunte del momento un atto ostile nei suoi confronti, e come da copione ha ripreso a minacciare lanci di missili. Obiettivo reale: un ulteriore aumento degli aiuti “umanitari” che riceve. Questa è la sostanza della questione. Ci si potrebbe perciò domandare perché  Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud stiano ancora a questo gioco, frutto di una Guerra fredda tra Usa e Urss conclusasi ormai da oltre vent’anni. Il motivo è semplice: il regime nordcoreano è riuscito, finora con successo, a far perdurare in nuova forma quel ruolo di “cuscinetto” che la Corea del Nord aveva ai tempi della Guerra fredda. Qualsiasi transizione del Paese dal suo attuale status quo a qualcos’altro rimetterebbe in moto un campo di forze ora stabilizzato in cui stanno fronte e fronte da una parte la Cina e dall’altro gli Stati Uniti e i suoi maggiori alleati nella  cruciale area che va da Taiwan, l’antica Formosa, al mar del Giappone.

Tutto sommato, questo significa che se da un lato le periodiche crisi innescate dalla Corea del Nord  sono farse di per sé non pericolose, dall’altro lato però vanno maneggiate con cura perché comunque sono spettacoli in cui il giocoliere fa il suo numero servendosi non di innocue palle colorate bensì di missili, di bombe, di testate nucleari e di navi da guerra.

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