COREA DEL NORD/ Jean: un attacco nucleare è pura follia, Pyongyang verrebbe “cancellata”

- int. Carlo Jean

La Corea del Nord è pronta a sferrare uno “spietato” attacco nucleare contro gli Stati Uniti, i quali chiedono a Pyongyang di smetterla con le provocazioni. Il commento di CARLO JEAN

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Immagine di archivio

La Corea del Nord è pronta a sferrare uno “spietato” attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Ogni minaccia americana, come annunciato in un recente comunicato dello Stato maggiore dell’Esercito popolare coreano, verrà “annientata” da mezzi di attacco nucleare più efficaci, piccoli, leggeri e diversificati. “La spietata operazione delle nostre forze armate rivoluzionarie a questo riguardo hanno superato l’esame e la ratifica finale”, si legge ancora, “gli Usa dovevano riflettere meglio sulla situazione. Il momento dell’esplosione si avvicina rapidamente. Una guerra nucleare potrebbe esplodere nella penisola coreana oggi o domani”. La Casa Bianca, pur evitando di gettare altra benzina sul fuoco, chiede alla Corea del Nord di smetterla con le minacce “provocatorie” e di “conformarsi agli obblighi internazionali”, definendo le recenti affermazioni di Pyongyang “non costruttive”. Come ha fatto sapere la portavoce di Washington, Caitlin Hayden, la nuova dichiarazione provocatoria “isola ancora di più la Corea del Nord dal resto della comunità internazionale e sottolinea il bisogno di sviluppo economico”. Poco prima della diffusione del comunicato coreano, il Pentagono aveva comunque confermato la notizia del dispiegamento di un avanzato sistema di difesa anti-missile nella sua base militare di Guam, nel Pacifico. Una mossa precauzionale, ha fatto sapere il Dipartimento alla Difesa Usa, “per rafforzare le nostre postazioni di difesa regionale contro la minaccia di missili balistici nordcoreani”. Abbiamo chiesto un commento al generale Carlo Jean, esperto di strategia militare.

Quanto è seria stavolta la minaccia nordcoreana?

Credo che le minacce di Pyongyang facciano ancora parte di quella propaganda comunicativa di interdizione di ulteriori misure che possano penalizzare il regime. A mio avviso, quindi, siamo ancora di fronte a semplici intimidazioni, seppur violente, le stesse che i nordcoreani utilizzano spesso come strumento di politica.

Come giudica però questa strategia?

E’ un atteggiamento piuttosto ridicolo, anche perché la Corea del Nord sa bene a cosa andrebbe incontro se dovesse effettivamente sferrare un attacco. Adesso, in attesa di eventuali aggiornamenti, credo sia interessante soprattutto l’atteggiamento della Cina.

Come mai?

Perché in realtà è uno dei pochi Paesi che può veramente influire sul comportamento della Corea del Nord, semplicemente tagliandole carburanti e viveri. Nonostante questo, la Cina teme un eventuale collasso nordcoreano.

Perché?

Per un semplice motivo: in quel caso la Corea del Sud finirebbe per assorbire il Nord e la Cina si ritroverebbe una nazione alleata con gli Stati Uniti proprio a un passo dai suoi confini. Verosimilmente, quindi, centinaia di migliaia di nordcoreani affamati si riverserebbero sulla Cina che comunque ha già i suoi problemi.

Cosa pensa invece dell’attuale atteggiamento degli Stati Uniti?

Gli Usa al momento restano a guardare, ovviamente rafforzando qualche misura difensiva nel caso in cui la situazione dovesse sfuggire di mano. Però, come ha spiegato l’ambasciatore americano Christopher Hill, uno dei più grandi esperti di Corea del Nord, Pyongyang sta dimostrando un atteggiamento del genere probabilmente anche per diverse ragioni interne: da una parte per rafforzare l’autorità del nuovo presidente, dall’altra per tenere insieme il popolo che sta soffrendo enormemente la fame.

Cosa accadrebbe però se la Corea del Nord dovesse effettivamente attaccare?

Pyongyang scomparirebbe dalle carte geografiche nel giro di poche ore. Gli Stati Uniti non potrebbero mai accettare un attacco, ma è proprio per questo che al momento lo ritengo altamente improbabile. Ovviamente esiste sempre la possibilità che la situazione possa sfuggire ad ogni controllo e che si dia inizio a una serie di mini-attacchi locali che poi sfocerebbero in una escalation simile a quella che poi ha di fatto provocato la Seconda guerra mondiale.

Quali altri Paesi, oltre agli Usa, reagirebbero in caso di attacco?

Senza dubbio la Corea del Sud e il Giappone: la prima nazione può contare su un esercito molto forte e un Pil decisamente superiore a quello della Corea del Nord, mentre la seconda possiede delle forze armate piccole ma molto efficienti, soprattutto dal punto di vista tecnologico e di difesa antimissili. I nordcoreani devono fare molta attenzione, ma non è un caso che fino ad oggi, a parte la violenza verbale, si siano ben guardati dall’effettuare un concreto attacco. Se questo dovesse effettivamente avvenire, quindi, si tratterebbe di un gesto di “follia”, probabilmente di un singolo, e si andrebbe a creare un’escalation di violenza certamente non voluta.

 

(Claudio Perlini)

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