REPORTAGE/ “Ha usato il Corano per prendere il potere”: ecco la piazza che vuol cacciare Morsi

- La Redazione

Il nostro inviato al Cairo racconta in presa diretta la manifestazione del 30 giugno contro il presidente dei Fratelli musulmani, Mohamed Morsi (foto di Wael Hanna)

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Foto di Wael Hanna

Doveva essere una giornata di sangue, invece la domenica della ribellione contro il presidente Morsi si è risolta in una sfilata festante e multicolore. C’è il nero della ragazza in niqab, il velo integrale dei musulmani che lascia scoperti solo gli occhi, ma anche della tonaca del sacerdote copto con una grande croce sul petto, cui alcuni manifestanti baciano a turno la mano. Il rosso dei cartellini con la scritta “erhal” (vattene) con cui i contestatori vogliono espellere il presidente come un calciatore indisciplinato. E il bianco della divisa del poliziotto che cammina con al collo un cartello che inneggia alla rivoluzione.

Difficile per uno straniero capire che cosa unisca tutte queste persone così diverse e che cosa le spinga a sfidare le armi dei Fratelli musulmani in una domenica soleggiata ideale per fare il bagno a Sharm el-Sheik. Come documentano le immagini scattate dal fotografo egiziano Wael Hanna, in prima fila a contestare il presidente islamista Morsi ci sono numerose donne col niqab. Una di loro racconta a Ilsussidiario.net: “Contesto il presidente Morsi dal primo giorno, perché non è stato un uomo di parola e non ha mantenuto le sue promesse. Io porto il velo integrale perché sono religiosa e praticante, e non ho nulla in comune con i fascisti musulmani come Morsi che si nascondono dietro al Corano solo per conservare il potere”.

Mohammed, un signore con la cicatrice sulla fronte che contraddistingue i musulmani che si genuflettono cinque volte al giorno per la preghiera, è della stessa idea: “Per i Fratelli musulmani la religione è stata soltanto una scala per arrivare al governo e al controllo del Paese. Ora che hanno ottenuto quello che volevano, l’ultimo dei loro pensieri è quello di approvare delle leggi per lo sviluppo del Paese e per il miglioramento della vita degli egiziani. Morsi non è il presidente di tutti, è solo il garante degli interessi dei Fratelli musulmani”. Tanti i giovani in piazza, qualcuno si ferma a fare una sosta durante il corteo e si accende uno spinello alla faccia di Morsi, qualcun altro sfoggia la maglietta dei Red Hot Chilli Peppers o dei Metallica. Sono i ragazzi il cui ritrovo è la birreria “Hurreya”, un pub che vende birra di fabbricazione egiziana nel pieno centro del Cairo in spregio della Sharia ribadita dalla nuova Costituzione voluta da Morsi.

Ahmed, un giovane che attende l’inizio della manifestazione tra le tende di piazza Tahrir, racconta di essere “in piazza a protestare perché non è d’accordo con le continue differenze tra cristiani e musulmani messe in atto da parte del governo. Inoltre il livello culturale dei Fratelli musulmani è del tutto deludente, e da quando Morsi è salito al potere l’economia è entrata in recessione, gli stipendi si sono abbassati e in generale la vita è peggiorata”. Da giorni l’Egitto ha esaurito le scorte di benzina e gli automobilisti attendono fino a sei ore in coda davanti ai distributori sperando di riuscire a fare il pieno.

Per un Paese arabo ricco di risorse naturali come l’Egitto è l’ennesima contraddizione, ma la vera causa è il tracollo del turismo dall’inizio della Primavera araba. La mancanza di valuta estera ha provocato un deficit della bilancia commerciale, rendendo impossibile acquistare il petrolio, e così lungo l’autostrada verso la periferia sud del Cairo si vedono decine di auto rimaste a secco nel bel mezzo della carreggiata. Assim fa l’albergatore e anche lui gira con al collo il cartellino rosso contro Morsi. Alla domanda se non siano proprio le manifestazioni a fare scappare i turisti, lui alla vigilia della grande proteste risponde: “In Egitto è in corso una rivoluzione, e le rivoluzioni hanno bisogno di tempo. Non possiamo pensare di cambiare il Paese dalla sera alla mattina, e per questo è importante che la gente scenda in piazza e continui a farlo finché avremo ottenuto i nostri obiettivi. Se perdo qualche cliente non importa, ma gli europei devono sapere che anche a pochi metri da piazza Tahrir non corrono assolutamente nessun rischio”.

Quando però la mattina dopo mi vede uscire in fretta e furia dall’albergo mi scongiura di fare attenzione e di non muovere un passo fuori dalla hall senza un egiziano che mi guidi per la città in rivolta: “Sappiamo cosa sono le rivoluzioni, e per uno straniero i rischi sono ancora più grandi”. Chi crede che a contestare il presidente dei Fratelli musulmani siano soprattutto cristiani e nostalgici di Mubarak si sbaglia di grosso, ma i cristiani in piazza ci sono eccome. Padre Boutros, un sacerdote copto, indossa una lunga tonaca nera e guarda il corteo sfilare sorridendo con aria soddisfatta. “Spero che vada tutto bene – risponde a chi gli chiede che cosa ne pensa -. In piazza ci sono milioni di egiziani, ma anche i sostenitori di Morsi sono numerosi e temo che si verifichino incidenti. L’Egitto non ha bisogno di una rivoluzione, ma di un ritorno alla normalità, a una condizione in cui non si fanno differenze tra persone sulla base della religione, della cultura e dell’estrazione sociale. La Chiesa non si è pronunciata ufficialmente a favore o contro la protesta, ma i cristiani manifestano insieme agli altri contro Morsi e anch’io che sono un prete sono sceso in strada come tutti”.

Nadine è una ragazza cristiana e sorseggia il tè in attesa di unirsi al corteo. “E’ difficile dire se dopo la salita al potere di Morsi la situazione per i cristiani sia peggiorata, ma da parte del governo c’è la tendenza a prendere di mira tutti coloro che non fanno parte dei Fratelli musulmani e più in generale che sono anti-musulmani o contrari al regime. La versione della Sharia che Morsi sta introducendo nel Paese è pericolosa tanto per i musulmani quanto per i non musulmani. Gli stessi musulmani liberali non riescono ad accettare questa interpretazione della legge islamica. Proprio per questo, chiunque ha deciso di scendere in strada a protestare, musulmani e cristiani, giovani e donne, bambini e anziani”.

 

(Pietro Vernizzi)

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