ATTENTATO BEIRUT/ Fattah: le bombe in Libano sono un monito per l’Egitto

Un’autobomba è stata fatta esplodere ieri nel quartiere della capitale libanese abitato dagli Hezbollah che da sempre sostengono Assad. Il parere di ABDEL FATTAH HASAN

10.07.2013 - int. Abdel Fattah Hasan
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In Egitto durante la "primavera araba" (Infophoto)

Terrore a Beirut: una autobomba fatta esplodere nel quartiere a maggioranza abitato dagli Hezbollah ha provocato oltre cinquanta feriti. Quando accade un episodio del genere il Libano rivive i fantasmi di una guerra civile che ancora non si dimentica. L’auto bomba è stata fatta esplodere a Bir al-Abed, nel parcheggio di un centro commerciale proprio quando la gente si affollava a fare le compere per il periodo del Ramadan appena iniziato. Diverse le ipotesi sugli autori dell’attentato: come si sa Hezbollah è schierato apertamente a sostegno del regime di Assad nella guerra che devasta la vicina Siria. Per cui è possibile che l’attentato sia stato messo in atto da siriani espatriati (e sono molti) che appoggiano la rivoluzione. Per Abdel Fattah, contattato da ilsussidiario.net, esponente dei Fratelli musulmani egiziani, “è molto probabile che a organizzare l’attentato sia una parte di Hezbollah stessa che rifiuta di sostenere il regime siriano”.

Beirut colpita da un sanguinario attentato: chi ne è responsabile secondo lei?
Difficile dirlo al momento, ma si sa che dentro Hezbollah stesso c’è gente che non accetta la sua posizione nei confronti del conflitto siriano. Analizzando dunque attentamente l’episodio forse stiamo assistendo a un conflitto interno dentro Hezbollah.

Che ruolo gioca oggi Hezbollah nel mondo islamico?
In passato ha avuto la simpatia di tutto il mondo islamico quando ha fatto la guerra contro l’occupazione israeliana del Libano, ma adesso si è alleato con un regime che ammazza donne e bambini, quello di Assad. All’interno di Hezbollah e anche nel popolo libanese sono in tanti a non essere d’accordo con questa partecipazione alla guerra contro il popolo siriano.

Ma perché Hezbollah si è così apertamente schierato in questa guerra civile che riguarda un altro paese?
Sappiamo bene che Hezbollah ideologicamente è sempre stato legato con il regime di Assad. Secondo i loro calcoli la vittoria dei rivoluzionari aiuterà a indebolire l’esistenza di Hezbollah sul suolo libanese e per questo motivo hanno deciso di condurre una guerra accanita accanto ad Assad per tenerne in piedi il regime. Ecco perché si impegnano apertamente per appoggiare e sostenere il regime della tirannia che massacra donne e bambini siriani.

Il modello di convivenza libanese è a rischio? C’è la possibilità che la guerra siriana entri nei suoi confini?
Purtroppo è il destino di qualsiasi governo libanese cercare sempre di tenere distanze uguali tra gli Hezbollah. a patto che questi non usino le armi contro l’interesse del popolo libanese e le altre fazioni che vivono nel Libano, anche i cristiani maroniti. Il compromesso è dunque obbligatorio. Il Libano vive costantemente come una persona che cammina su un filo spinato. Oggi il governo libanese deve guidare un’operazione politica molto delicata perché non si verifichi il minimo tipo di divergenza e scontro fra le diverse fazioni libanesi. Abbiamo ripreso il fiato quando il Libano è stato salvato dalla guerra civile, adesso non dobbiamo tornare indietro.

Dal Libano e dalla Siria all’Egitto il passo è breve: lei come egiziano che speranze ha che la situazione nel suo paese si ricomponga in modo pacifico? 
Come egiziano, al di là mia appartenenza religiosa e politica, mi auguro che la riconciliazione avvenga. Però la strage sotto le mura della caserma delle Guardie repubblicane è una cosa che ci ha addolorati tutti, tutti coloro che hanno un minimo di coscienza nel mondo. Supponiamo anche che sia vera la versione data dall’esercito, e che cioè la gente abbia cercato di attaccare la caserma, la reazione è stata comunque eccessiva, 51 morti sono una macchia per l’esercito. Adesso ci vuole un’inchiesta trasparente, dobbiamo rendere noti i risultati all’opinione pubblica e punire chi è coinvolto in questa strage. 

E la riconciliazione? Ci sarà? 
Dobbiamo farla, dobbiamo fare un compromesso per disinnescare il pericolo che minaccia il nostro paese, e non dobbiamo gettare benzina sul fuoco. Dobbiamo radunare i saggi per trovare una via di uscita, Morsi è stato accusato per non aver fatto una riforma economica, mentre non ha mai ucciso nessuno, come invece aveva fatto Mubarak; e oggi nessuno sa dove si trovi. Ma nonostante tutto questo, sono sicuro che l’Egitto è più grande di ognuno di noi, di ogni parte politica, e ne uscirà in modo giusto e pacifico con l’aiuto di Dio.

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