EGITTO/ Jean: il “golpe” dell’esercito è il prezzo pagato alle illusioni Usa

- int. Carlo Jean

Secondo CARLO JEAN, gli Usa, incerti sul da farsi, non possono fare altro che sperare che l’esercito stabilizzi il Paese impedendo il deflagrare di una guerra civile

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L’esercito ha assunto il potere, deposto e arrestato Morsi, e indicato il presidente della Corte costituzionale Adly Mansour come capo dello Stato ad interim. Mohammed El Baradei, ex capo dell’Agenzia atomica internazionale, invece, ha sempre meno chance di esser nominato primo ministro di un nuovo governo laico di transizione. La fase potrebbe rivelarsi più lunga e intricata del previsto. Ogni opzione in gioco rischia di rivelarsi peggiore della precedente, mentre gli americani, dal canto loro, appaiono incerti sul da farsi. Il che rende le circostanze ancora più nebulose. Abbiamo parlato del futuro dell’Egitto con Carlo Jean, esperto di strategia militare e geopolitica. 

Inizialmente, gli Usa avevano salutato positivamente la rivoluzione egiziana e la presa di potere dei Fratelli musulmani.

L’impressione generale è che gli Stati Uniti si appoggiassero ai Fratelli islamici nella speranza che dessero vita ad un governo islamico moderato. Con la loro benedizione, il Qatar era intervenuto per sostenere la Fratellanza elargendo miliardi di dollari. Qualcosa di analogo avvenne in Tunisia. Ora, tuttavia,  la Fratellanza ha dimostrato di non sapere governare. Morsi ha creato il caos completo. Di conseguenza, l’esercito, che sarebbe rimasto volentieri dietro lo schermo del governo civile, continuando a mantenere l’autorità e i privilegi di cui ha sempre goduto, è stato costretto a intervenire.

Ora qual è il suo obiettivo? Vuole assumere definitivamente il potere?

Non direi. La situazione, dal punto di vista economico, è talmente catastrofica che non si capisce come uscirne fuori. Per cui, non gli conviene assumere ufficialmente e in maniera stabile il comando della Nazione. Semplicemente, si era giunti al punto tale che se non fosse intervenuto, avrebbe perso di legittimità. Piuttosto, sottolineerei che chi effettivamente scaricò Mubarak furono proprio le forze armate. Esse, infatti, controllano il 40 per cento del gangli economici egiziani, mentre il rais deposto aveva un programma di privatizzazione che avrebbe sottratto loro gran parte dei suoi privilegi.

Ora quali sono gli interessi in gioco?

L’Egitto, con 90 milioni di abitanti, è la principale potenza  e forza culturale del mondo arabo. Da esso dipende la pace con Israele. Il quale vede con favore la presa di potere dell’esercito. E’ un fattore di stabilizzazione, ma anche un duro colpo per Hamas. Non dimentichiamo, infine, che i Fratelli islamici avevano fatto diverse aperture all’Iran.

 

Quindi, cosa faranno gli americani?

Quel che è certo, è che hanno scaricato Morsi. Non possiamo ancora dire con assoluta certezza, tuttavia, a favore di chi. Molto probabilmente, stanno cercando di capire come evolverà la situazione, e come si comporterà  l’esercito. Per ora, non hanno altra scelta che quella di appoggiarlo, per evitare che gli scontri deflagrino, trasformandosi in guerra civile, come in Siria. In tal caso, il conflitto si estenderebbe quasi di sicuro in Giordania e, forse, in Tunisia. Le forze armate, dal canto loro, stanno cercando di mettersi al riparo delle accuse di colpi di stato. Non è un caso che abbia dato la presidenza al capo della Corte costituzionale.

 

Come valuta l’operato degli Usa?

Hanno sottovalutato la difficoltà di stabilizzazione del Paese, e dato per scontato che tutti gli uomini sono uguali, che ambiscano a forme di democrazia occidentale, ad avere dignità politica, e al riconoscimento dei diritti umani.

 

Cosa ne sarà di Ed Baradei?

Piace alla parte liberal, laica, e cristiana del Paese. Non a tutti gli altri. Sarebbe una candidatura divisiva.

 

(Paolo Nessi)

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