EGITTO/ Abdel Fattah: il mio no al referendum sulla “Costituzione del sangue”

Per ABDEL FATTAH, la Costituzione del 2014 è la Costituzione del rancore, della tirannia, dell’ingiustizia e della prepotenza. Le carceri egiziane sono piene sia di islamisti sia di liberali

15.01.2014 - int. Abdel Fattah Hasan
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Immagini di repertorio (Infophoto)

Egiziani al voto ieri e oggi per decidere la nuova Costituzione, dopo la sospensione da parte dell’Esercito della Carta fondamentale dello Stato approvata nel 2012 da una maggioranza composta da Fratelli musulmani e salafiti. Nel referendum del dicembre 2012, la precedente Costituzione era stata approvata da una maggioranza del 64%, con un’affluenza alle urne del 33%. Il nuovo appuntamento con il referendum è vissuto come un test per il governo provvisorio. L’obiettivo è quello di dimostrare che c’è un sostegno popolare per la rimozione del presidente Morsi e per la successiva repressione dei Fratelli musulmani. Abbiamo contattato il professor Abdel Fattah Hasan, ex parlamentare di una lista espressione dei Fratelli musulmani egiziani.

Quanto è grave il rischio per la sicurezza del Paese in occasione del referendum?

Quanto sta avvenendo non è un rischio per la sicurezza del Paese. Le truppe di sicurezza lanciano lacrimogeni e uccidono coloro che hanno detto no alla “Costituzione del Sangue”. Io vorrei sapere in quale Paese si apre il fuoco contro i manifestanti, in quale Paese i militari calpestano con i carri armati i risultati delle elezioni presidenziali e parlamentari. Mi domando inoltre in quale Paese siano uccisi o arrestati coloro che dicono no. La risposta può essere una sola: solo nei Paesi dove vige la legge della giungla.

Qual è il significato politico di questo appuntamento con le urne?

La Costituzione del 2014 è la Costituzione del rancore, della tirannia, dell’ingiustizia e della prepotenza. Le carceri egiziane sono piene non solamente di islamisti, ma anche di liberali del movimento “6 Aprile” e di attivisti pacifici e laici. La loro unica colpa è quella di essere contro la tirannia dei militari.

Lei è in disaccordo soltanto con il metodo seguito o anche con i contenuti della nuova Costituzione?

La Costituzione del 2014 divide il Paese tra il presidente e il capo dell’Esercito. Garantisce per otto anni immunità al ministro della Difesa, con la conseguenza che il presidente può essere sostituito mentre il responsabile delle Forze Armate è inamovibile. E’ stato inoltre cancellato un comma della Costituzione del 2012 in cui si parlava della formazione di un ente per lottare contro la corruzione, il Consiglio Superiore per la Trasparenza.

Quali sono le altre novità contenute nella Costituzione?

Sono stati abrogati i commi in cui si affermava che i posti di lavoro nella pubblica amministrazione devono essere assegnati in base al merito, e non sulla base delle raccomandazioni e della corruzione. Una signora membro del Consiglio superiore per la donna ha affermato che anche se i diritti delle donne non sono stati riconosciuti nella Costituzione del 2014, al referendum bisogna comunque votare sì. Se lei chiede agli stessi sostenitori del generale Abdel Fattah El-Sisi quali siano i punti positivi di questa Costituzione rispetto a quella del 2012, non riusciranno a trovarne nemmeno uno.

 

Come vede il futuro del Paese?

Quando penso al futuro del Paese mi sento profondamente rattristato, perché temo che questo sistema dei due pesi e due misure finisca per sradicare la tolleranza, la convivenza e la pace e aiuti a diffondere l’odio e il rancore.

 

L’obiettivo del generale Abdel Fattah Al-Sisi è quello di farsi eleggere come nuovo presidente?

E’ ovvio. Abdel Fattah Al-Sisi ha raccontato di avere visto in sogno la sua elezione come presidente della Repubblica Araba d’Egitto, portando una spada con la scritta in rosso “Non c’è altro Dio che Dio l’Altissimo”.Questo rosso è il colore del sangue, e il generale Al-Sisi vuole arrivare al trono dell’Egitto anche al costo di navigare in fiumi di sangue. Il suo obiettivo ora è quello di candidarsi come presidente, ed è per questo che ha usato i carri armati per compiere massacri e destituire il presidente eletto Mohamed Morsi. I generali dell’Esercito hanno in mano il 40% delle ricchezze del Paese, e la sola colpa di Morsi è stata quella di cercare di distribuire le ricchezze del Paese in modo giusto. I militari non si lasceranno governare da un presidente civile.

 

(Pietro Vernizzi)

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