DIARIO ARGENTINA/ Quel silenzio che riporta crisi e dittatura

- Arturo Illia

Secondo ARTURO ILLIA la situazione odierna dell’Argentina è assimilabile a quella drammatica del 2001. Il Paese tra repressione, le responsabilità e gli scheletri nell’armadio della Kirchner

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Cristina Kirchner

La recente aggressione al giornalista di TNTodo Noticias avvenuta a Rio de Janeiro da parte dell’entourage del titolare dell’Afip (l’Agenzia delle Entrate argentina) Ricardo Echegaray è solo l’ultimo dei gravi fatti successi in questi giorni che segnano il definitivo crepuscolo del kirchnerismo nel Paese sudamericano. Il regime di Cristina Fernandez de Kirchner ha gettato la maschera di una oligarchia che ormai non può più nascondere la quantità industriale di bugie che ne hanno costituito il potere.

Ma partiamo dall’ultimo fatto: l’Afip è l’ente che gestisce anche l’esportazione di dollari, permettendo di portare con sé cifre irrisorie a chi voglia recarsi all’estero, in pratica negando alla popolazione il diritto alla mobilità al di fuori dei confini nazionali. Oltretutto si è sviluppata una legislazione che danneggia pure il turismo “incoming”, con balzelli astronomici sull’uso delle carte di credito e tariffe per i servizi riservati ai turisti stranieri, altamente sfavorevoli. In pratica si è distrutta in un colpo solo una delle principali fonti di guadagno dell’Argentina, il turismo, fattore portante dell’economia.

Il Paese vive un momento storico assimilabile alla crisi che nel 2001 lo portò al default: le politiche governative hanno aumentato un’inflazione che ormai è arrivata a superare il 30%, seconda solo a quella del Venezuela; Buenos Aires è ormai una città piena di blocchi stradali organizzati da gente comune che protesta per la mancanza di energia elettrica e acqua in molti quartieri, fenomeno che dura da più di 15 giorni e che ha provocato situazioni ben oltre il limite della disperazione. E il potere politico che fa? Se ne frega totalmente, incolpando le società che gestiscono l’energia, dimenticandosi che le stesse (Edenor e Edesur) sono piene di dirigenti politici quando non addirittura di una partecipazione statale, e godono di generosi sussidi, che però non vengono spesi (come nel caso delle Ferrovie) per l’adeguamento e lo sviluppo energetico.

Cosa che provoca, in coincidenza di periodi di caldo torrido, un sostanziale aumento del consumo che manda in tilt i trasformatori e una rete di cablaggio ormai obsoleta: il sistema salta, provocando ingenti danni per l’interruzione della catena del freddo che costringono le famiglie e i negozi a gettare alimenti e altro nella spazzatura, malati di diabete a porre in rischio la propria vita per la perdita dei rifornimenti di insulina, ospedali bloccati per mancanza di generatori, anziani costretti a restare, causa blocco degli ascensori, in appartamenti trasformati in forni. E così i cittadini sono costretti a riprendere i cacerolazos percuotendo le pentole, come nel 2001, e bloccando il traffico: insomma, è il caos!

Ma ciò non preoccupa il responsabile dell’energia del Governo, che gioca tranquillamente a golf invece di mettere la faccia e tentare di risolvere il problema. Nemmeno Jorge Capitanich, il portavoce di Cristina, si muove con decisioni risolutive, anzi minaccia di ristatalizzare le imprese energetiche (come se in realtà nella pratica non lo fossero) non trovando di meglio che incolpare i cittadini per i consumi e trasformando la tragedia in termini positivi. A imitazione del Presidente venezuelano Maduro (che tempo fa sosteneva “se manca la carta igienica vuol dire che la popolazione non muore di fame”) definisce il fenomeno come una dimostrazione che tutti ormai hanno in casa un condizionatore d’aria. Ma ormai molti hanno capito che in dieci anni il Governo non ha saputo operare investimenti necessari usando il denaro pubblico per finanziare la sua immagine attraverso l’acquisto di mass media e l’implementazione di piani sociali che si rivelano delle elemosine operate in cambio del voto, che viepiù aggravano la situazione di intere generazioni senza futuro e di altre costrette a vivere nell’indigenza: secondo l’Università Cattolica Argentina, la povertà tocca ormai i dieci milioni di persone, un quarto quindi della popolazione, dato che costituisce uno dei pochi indici che si sono sviluppati in questi anni.

Ormai lo stacco tra il potere politico e la nazione è netto e ne è conferma il fatto citato all’inizio di questo articolo: il titolare di un Ente che di fatto impedisce ai cittadini di andare all’estero che in un momento drammatico come l’attuale si permette, con tutta la sua comitiva, un fine d’anno a Rio in un hotel da 1100 dollari al giorno e un cenone da 900 dollari a persona. Dollari, non pesos argentini. E allora la domanda sorge spontanea, ma guai a chiedergli le ragioni di questo comportamento, come accaduto al giornalista Ignacio Otero del canale TN: si rischia di essere presi a pugni e calci e alla fine del tutto di ricevere una proposta di intervista a Buenos Aires in cambio del silenzio sull’accaduto…

Quello che veramente vale oro è proprio il silenzio. Lo sa benissimo la Presidente: lo scandalo delle società intestate al prestanome della famiglia Kirchner, Lazaro Baez, scoppiato mesi fa per merito di un giornalista, si sta ingigantendo sempre di più e ogni giorno si arricchisce di particolari allucinanti come quello della settimana scorsa, quando si è scoperto che Lazaro Baez ha pagato un milione e mezzo di dollari ai Kirchner per ottenere l’affitto di 900 camere nei vari hotel di proprietà della famiglia presidenziale e mantenere le camere vuote per l’intera stagione. Una chiara operazione di lavaggio di capitali. Ma i magistrati che indagano vengono immediatamente rimossi, come successo al giudice Campagnoli, per essere rimpiazzati da altri legati al potere kirchnerista.

Ma ormai tutta la questione è inarrestabile, e allora ecco l’ennesima giravolta del potere: la nomina del Generale Cesar Milani a capo dell’esercito. Si tratta di un militare che è accusato da diverse organizzazioni che lottano per i diritti umani di aver fatto parte della repressione che insanguinò l’Argentina nel tragico decennio della dittatura, con diversi casi di sospetta sparizione e uno ormai sicuramente accertato: quello di un militare torturato e ucciso perché accusato di diserzione. Ma è noto che questo era il motivo che giustificava l’eliminazione di elementi scomodi perché contrari al programma della dittatura.

E così cade la maschera sull’uso politico che i Kirchner hanno fatto della questione dei diritti umani: questa decisione è tanto più allucinante non solo perché avallata dalle Madri di Plaza de Mayo targate Bonafini e dalle Nonne gestite da Estela Carlotto, ma perché di fatto torna a dare un peso politico ai militari, distruggendo anni di gestione nei quali era stato giustamente annullato. Oltretutto Milani è indagato per arricchimento illecito a causa di una villa di sua proprietà nel lussuoso quartiere de “La Orqueta”: fatto che si aggiunge a questo ennesimo scandalo che ha, nella pratica, come unica giustificazione, la gestione da parte dell’Esercito di una intelligence tremendamente efficace che si è messa al servizio del kirchnerismo.

Non è difficile capire come mai, dopo l’elezione di Milani, a questo organo militare siano giunti cospicui finanziamenti che serviranno per svilupparne le attività, già provate, contro giornalisti e organi di stampa. Il silenzio è d’oro, con buona pace dei “desaparecidos”.

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