DIARIO USA/ Far Hill Horse Race, quando le tradizioni autunnali “cadono” a picco

- Riro Maniscalco

A Moorland Farms, New Jersey, va in scena ogni anno la tradizionale Far Hill Horse Race, un evento caritatevole che ormai è un vero e proprio party a base di alcol. Ne parla RIRO MANISCALCO

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Foto: InfoPhoto

Sabato scorso quasi 35.000 persone si sono radunate a Moorland Farms, New Jersey, per una corsa di cavalli. Beh, non proprio. La maggior parte sono andate a ubriacarsi. La tradizionale Far Hill Horse Race, un evento caritatevole a favore di un ospedale locale, in anni recenti si è trasformato in un mega-party a cui la gente arriva con macchine, furgoni, roulotte e caravan stracarichi di ogni forma di bevanda, purché alcolica. Chi non ha la macchina può facilmente rimediare un passaggio su un charter bus. Si comincia a bere di prima mattina e cosi si va avanti tanto che quando i cavalli cominciano a correre davvero pochi sarebbero in grado di dirci con esattezza di quante zampe siano dotati i destrieri. Poco importa, visto che le corse ormai a Moorland Farms non le segue più nessuno. Lì si va per bere.

Ora, è vero che io parto con un preconcetto: non ho mai sopportato i “parties”. Già non sopportavo i “festini” di quando eravamo ragazzi. Io non ballo, ma almeno lì si ballava, e l’obiettivo ultimo – magari discutibile, ma profondamente umano – era quello di rimediare una ragazza. Ma ai parties cosa diavolo si fa? Si beve e si parla. A vanvera. A vanvera anche prima di cominciare a sperimentare il rilassamento dei freni inibitori prodotto dalle bevande. Anzi, probabilmente se capita di dire qualcosa di sensato è proprio grazie all’alcol. E non ho proprio nulla contro il suddetto alcol. Ero piccolino quando nonno Riccardo mi introdusse alla bontà del vino.

Gli organizzatori gongolano per il successo dell’iniziativa, e altrettanto fa il Robert Wood Johnson University Hospital Somerset di Somerville. I partecipanti pagano qualcosa tra 100 e 200 dollari. Fate un po’ i conti voi. Per dare dignità alla cosa hanno cominciato anche a definirla una celebrazione dell’autunno, che in Americano si dice “fall”, letteralmente “caduta”. A me questa sembra proprio una caduta a picco.

Non credo che l’ospedale sia in procinto di aprire un centro di ricerca sulla cirrosi epatica e sia preoccupato di generare utenza. È mai possibile che per far festa si debba fare una cosa del genere? È mai possibile che per raccogliere fondi per un’opera sacrosanta si debba incoraggiare la stupidità? Ed è mai possibile che in giro di stupidità ce ne sia così tanta?

L’autunno è una stagione bellissima. Tutte le stagioni sono belle, ogni cosa ha il suo tempo – lo dice il Libro dell’Ecclesiaste molto meglio di me. Ma l’autunno porta con sé un velo di tenera tristezza tutto speciale. Quelle foglie battute dal vento e dalla pioggia non possono non darci un senso di struggimento. È per questo che le si va ad ammirare mentre si trasformano in mille sfumature di colore dal giallo, all’arancione, al rosso vivo, è per questo che si va “apple picking”, ed è per questo che si addobbano le case scegliendo le zucche più belle del mondo. C’è da ubriacarsi con la bellezza di quello che ci è donato. Chi è capace di vederla lo racconti al mondo.

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