CASO MARO’/ Cossiga: perché la magistratura italiana tace?

- int. Giuseppe Cossiga

La Corte Suprema indiana ha respinto le nuove istanze dei fucilieri di Marina Latorre e Girone. Secondo GIUSEPPE COSSIGA esiste una sola possibilità per liberare i due marò

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Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)

La Corte Suprema indiana ha respinto le richieste presentate dai due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il primo, che si trova in Italia dove si sta curando in seguito a un ictus, aveva chiesto di prolungare il suo soggiorno. Mentre il secondo, che è in India in libertà vigilata, aveva formulato un’istanza per ritornare a casa a Natale. Per Giuseppe Cossiga, ex sottosegretario alla Difesa, “quella dei due marò è una vicenda che è iniziata con il piede sbagliato fin dall’inizio e che sconta l’inerzia dei nostri politici”.

In che senso è una vicenda che è iniziata con il piede sbagliato?

La questione dei marò è più complessa di come la si presenta, perché, checché se ne dica, la loro non era una missione anti-pirateria. Da punto di vista giuridico era inquadrata in una particolare disposizione che permette ai soldati di essere imbarcati su navi private. I due marò non erano in missione; è stato dato a un armatore il permesso di prenderseli pagando.

Arrivati a questo punto però che cosa si può fare per salvare i due marò?

Molto dipende dall’immagine che si vuole dare del nostro Paese. Da un lato c’è l’idea che alcune norme di diritto internazionale siano assolute, dall’altra il principio secondo cui il diritto internazionale è basato su rapporti di forza. Il problema è che Latorre e Girone non sono più assieme, perché il primo è in Italia mentre il secondo è in India. Tentare un’azione di forza sull’uno avrebbe degli effetti sicuramente negativi sull’altro, al punto che potrebbe addirittura venire annullata la libertà condizionata. A meno che non ci trovassimo di fronte a una causa di forza maggiore. Un evento di forza maggiore può essere anche facilitato, ma bisogna avere il coraggio di farlo.

Che cosa intende dire?

C’è un protagonista della vita pubblica italiana che in questo caso non si è fatto sentire per nulla. La magistratura italiana, e in particolare il procuratore militare di Roma che è competente per i reati commessi all’estero, è sempre molto attenta a iniziare processi per ogni militare italiano che sparava in Afghanistan. Nello specifico di Latorre e Girone però non ha fatto niente. Se la magistratura italiana fosse davvero in sintonia con gli altri poteri istituzionali, dovrebbe approfittare della presenza in Italia di Latorre per fermarlo, in quanto è in corso un’indagine anche da parte delle nostre autorità.

Questa decisione dei giudici che effetti avrebbe?

Il nostro governo si limiterebbe a spiegare di non poter rispedire Latorre in India, contrariamente alla sua volontà, perché la magistratura è un potere indipendente. Avremmo così affermato il principio che in punta di diritto si tratta di un caso – quello dei due marò – che deve essere giudicato in Italia. Dall’altra avremmo salvato la faccia con il governo italiano, perché avremmo potuto dirgli che la magistratura è indipendente e la politica non può fare nulla per farli uscire.

 

Per salvare Latorre, la magistratura dovrebbe per forza incriminarlo?

Non necessariamente. La magistratura potrebbe intervenire anche per ragioni sanitarie. Latorre è in Italia per curarsi, e se sta troppo male per andare via i giudici possono decidere di non farlo viaggiare. Resta comunque il fatto che nella vicenda dei due marò l’Italia ha mostrato tutta la sua debolezza sul piano internazionale.

 

Dopo le dimissioni di Napolitano saremo ancora più deboli?

Sì, perché Napolitano ha una immagine internazionale di alto livello, non solo per l’età ma anche per il suo prestigio politico. Sul piano internazionale esiste Napolitano, non certo Renzi, Gentiloni o la Mogherini. Di conseguenza c’è il rischio di risultare ancora più deboli, anche se naturalmente dipenderà da chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.

 

(Pietro Vernizzi)

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