ISIS/ Jean: vi spiego cosa c’è dietro l’attacco Usa a Mosul

- int. Carlo Jean

Per CARLO JEAN, il cambiamento di alleanze degli Usa, che hanno deciso di privilegiare esclusivamente l’asse con la Turchia e di escludere l’Iran, spiega la nuova iniziativa su Mosul

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Un drone Usa (Infophoto)

Un piano americano per riconquistare la città irakena di Mosul grazie alla regia e all’appoggio aereo degli Stati Uniti. E’ la notizia diffusa dalla Cnn, secondo cui l’idea sarebbe quella di utilizzare truppe irakene e peshmerga curdi. L’Aeronautica americana sosterrà così l’invasione delle milizie arabe e curde senza però il dispiegamento di forze occidentali sul terreno. Ne abbiamo parlato con il generale Carlo Jean, esperto di strategia militare.

Ritiene che il piano per liberare Mosul sia realizzabile?

La cosa è fattibile con un forte appoggio turco. Gli Stati Uniti dimostrano in questo modo di avere accettato entrambe le condizioni poste dalla Turchia, cioè abbattere Assad e combattere il Pkk. Erdogan invece è molto legato al Partito democratico curdo di Barzani e al Kurdistan irakeno, che di fatto sta diventando una provincia turca. Nello stesso tempo i rapporti tra turchi e curdi stanno migliorando notevolmente grazie all’accordo promosso da Erdogan. Quest’ultimo l’anno prossimo avrà bisogno del Partito curdo nel Parlamento di Ankara per fare passare la riforma presidenziale, altrimenti non riuscirà a raggiungere i due terzi dei voti.

Qual è il contesto politico in cui è maturato il piano statunitense?

Tutto ciò si inserisce in un cambiamento di alleanze. Kerry era molto favorevole a ripetere in Siria quello che era riuscito in Iraq, cioè abbattere Assad con l’appoggio dell’Iran. Teheran però si è opposto fermamente. Specialmente il Grande Ayatollah Ali Khamenei ha attaccato violentemente questa possibilità di collaborazione con gli Stati Uniti. E’ questo il motivo per cui il segretario alla Difesa, Chuck Hagel, che voleva favorire delle aperture nei confronti dell’Iran, è stato rimosso dal suo incarico, in quanto Obama ha scelto di privilegiare esclusivamente l’asse con la Turchia.

Perché la Turchia è disposta a offrire pieno sostegno al piano contro l’Isis?

Fin dai tempi di Kemal Ataturk, i turchi hanno sempre avuto rivendicazioni sulla regione di Mosul, che comprende anche Erbil e Kirkuk. Mosul è stata sottratta alla Turchia nel 1927, quindi dopo il patto di Losanna. Il fatto che a Mosul ci fossero 47 diplomatici turchi è un chiaro segno del fatto che la Turchia ha sempre avuto ambizioni di riprendersi quel territorio.

E’ vero che segretamente la Turchia appoggia l’Isis?

La Turchia ha cambiato posizione da quando l’Isis è diventata un problema per la sua stessa sicurezza territoriale. Il Califfato vorrebbe conquistare una parte di Turchia, e il feroce nazionalismo turco non lo permetterà mai. Inizialmente quindi la Turchia credeva nel Califfato, in quanto vi vedevano una forza sunnita in grado di abbattere Assad. Poi però ha cambiato posizione.

 

Quanto è potente l’esercito dell’Isis?

Lo Stato Islamico ha dei comandanti molto bravi. Per esempio Ramadi, il comandante ceceno di Falluja, è un genio tattico eccezionale. I combattenti dell’Isis sono però in tutto 35mila. Sono appoggiati dai sunniti in odio agli sciiti irakeni di Al-Maliki, e questo spiega la loro avanzata così rapida e travolgente nella zona di Mosul e lungo la vallata del Tigri. Ma sono tutt’altro che una forza combattente veramente notevole, perché non hanno i numeri.

 

Come si sta muovendo Assad nel frattempo?

Assad sta eliminando l’opposizione siriana moderata, perché a colpire l’Isis e le altre formazioni qaediste come Al-Nusra ci pensano gli americani. Una delle follie di Obama è stata quella di pensare di bombardare l’Isis in Siria e nello stesso tempo di non rendersi conto che in questo modo di fatto stava rafforzando Assad.

 

Come valuta invece quanto sta compiendo l’Egitto?

L’Egitto è allineato con Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait che lo finanziano. Il presidente El-Sisi si oppone invece alla Turchia, in quanto quest’ultima protegge i Fratelli musulmani. Il Cairo inoltre vive un antagonismo nei confronti del presidente siriano Assad perché quest’ultimo è sciita, e dell’Iran che era considerato vicino all’ex presidente Morsi.

 

(Pietro Vernizzi)

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