DIARIO USA/ De Blasio, i poliziotti e quel “mondo a parte” che l’America non capisce

- Riro Maniscalco

Di questi tempi il resto d’America guarda quel che sta succedendo a New York tra il sindaco, Bill de Blasio, e la polizia. Guarda, scuote il capo, volta le spalle e procede. RIRO MANISCALCO

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Bill de Blasio, sindaco di New York (Infophoto)

ST. CLOUD (Minnesota) — Buon 2015 America. Buon 2015 New York. Per la prima volta in vent’anni mi trovo a trascorrere le festività natalizie lontano da casa. Sono a St.Cloud, Minnesota, che sarebbe parte degli Stati Uniti d’America tanto quanto New York. E lo è, ma ci somiglia proprio poco. Meglio, è New York che è un mondo a sé, un mondo che il resto dell’America spesso fatica a comprendere.

Di questi tempi il resto d’America guarda quel che sta succedendo a New York tra il sindaco, Bill de Blasio, e la polizia. Guarda, scuote il capo, volta le spalle e procede.

Così come la polizia di New York ha voltato le spalle al proprio sindaco.

L’ha fatto in maniera compatta, ed è stata una mossa di grande effetto, anche se certamente non di bell’effetto. Erano state le parole pronunciate dal sindaco dopo le recenti, discusse e discutibili azioni di polizia, a provocare un profondo risentimento nelle forze dell’ordine. Attraverso la loro Union, i “cops” avevano già mandato a dire a de Blasio che qualora — Dio non lo volesse — ci fossero stati lutti tra le forze dell’ordine, lui, il sindaco, era caldamente invitato a non farsi vedere in giro. Quando il primo cittadino si è doverosamente presentato al funerale dei due poveri poliziotti uccisi a sangue freddo in quella che a tutti gli effetti sembra essere stata una esecuzione per puro amore di vendetta, gli uomini in blu gli hanno voltato le spalle.

E pensare che se New York oggi è, come realmente è, uno dei posti più sicuri al mondo, una delle città con il più basso tasso di criminalità, lo si deve anzitutto all’enorme lavoro portato avanti da Giuliani prima e Bloomberg poi. Un lavoro che non sarebbe stato possibile senza l’impegno e il sacrificio fino alla vita dei “cops”.

Sarà perché un gran criminale non sono mai stato, ma incrociare un poliziotto a New York mi ha sempre dato un senso di tranquillità. Non credo che nessuno di noi ne voglia vedere in giro di meno. Sono esseri umani come noi, poveri diavoli come noi, che quando salutano moglie e figli la mattina sanno che potrebbero anche non ritornare. Sì, sono addestrati a mantenere la calma, ad essere vigili, a non commettere errori, a sacrificarsi per noi, ma restano essere umani.

Ah, se riuscissimo a guardarci per quello che veramente siamo!

Questo è tempo di auguri.

Tutti ci scambiamo gli auguri per un felice anno nuovo. Perché? In base a che cosa l’anno che verrà potrà mai essere meglio di quello che sta finendo? 

È che siamo fatti di desiderio. Qualunque cosa facciamo o scegliamo di non fare è per quel briciolo di desiderio che niente e nessuno, neppure noi stessi, riusciremo mai ad uccidere.

E allora facciamoceli questi auguri. Non vergogniamoci di dire che vorremmo davvero essere felici, se solo qualcuno ci aiutasse a capire cosa voglia dire esserlo.

Alla ricerca del volto umano, “in search of the human face”. Tutti in qualche modo percorrono questo cammino: i bianchi, i neri, de Blasio, i poliziotti, gli abitanti di New York e quelli apparentemente così diversi del Minnesota.

Non è un caso che gli auguri di un felice anno nuovo arrivino pochi giorni dopo la “buona novella”. Proviamo anche noi ad andare a vedere quel che succede in quella grotta di Betlemme.

Andiamo anche noi, alla ricerca del nostro volto umano. Sarà questo il tema del New York Encounter, dal 16 al 18 gennaio. Ma di questo parleremo settimana prossima.

Intanto, Happy New Year, buon anno alla ricerca del volto umano.

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