DIARIO FRANCIA/ Musulmani e cattolici, hanno difeso insieme la famiglia (e fatto ritirare la legge…)

- La Redazione

Decine di migliaia di persone hanno sfilato due giorni fa per le strade di Parigi e Lione “in difesa della famiglia e del bambino”. Ce ne parla CHRYSALIDE, una “veilleure” francese

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La manifestazione del 13 gennaio (Infophoto)

(Ieri, in serata, il governo francese ha comunicato di aver ritirato la legge sulla famiglia per tutto il 2014. La legge necessita di ulteriori approfondimenti e di maggiore concertazione, è il senso di quanto dichiarato dal governo. “E’ una nostra vittoria” ha dichiarato Ludovine de la Rochère, presidente di Manif pour tous. “E’ una vittoria perché ciò che si abbozzava in questo progetto di legge non andava nel senso dell’interesse superiore del bambino e della famiglia. E’ la conseguenza della nostra mobilitazione di ieri” a Parigi e a Lione, ndr).

La manifestazione di domenica ha portato alcune novità. Per la prima volta, tra i manifestanti si sono viste parecchie famiglie musulmane. Non che prima fossero assenti, ma questa volta la loro partecipazione era massiccia. A dire il vero già nei giorni scorsi si era capito che qualcosa si stava muovendo. Nelle ultime settimane parecchie famiglie musulmane hanno ritirato i figli da scuola (un giorno al mese) per protestare contro l’insegnamento della teoria gender. Finora di musulmani non se n’erano visti granché alle manifestazioni, anche perché in gran parte sono elettori del partito socialista. Questa volta hanno partecipato in tanti e lo hanno fatto nonostante le intimidazioni del governo che settimana scorsa, attraverso il ministro dell’Interno Manuel Valls, aveva lanciato appelli per dire che sarebbe stato molto pericoloso andare in piazza a manifestare e che c’era il rischio di gravi incidenti per colpa di attivisti violenti, invitando a non portare le famiglie. Invece la cosa che domenica ha colpito tutti è stato il clima pacifico, sereno, tranquillo, lo stesso delle manifestazioni dell’anno scorso.

Era un clima di festa, con le famiglie in strada che non avevano altro desiderio se non quello di dire che c’erano e che sono una cosa bella. Anche i giornalisti più ostili hanno dovuto ammetterlo. È andata proprio così e la cosa è stata notata da tutti. Mi ha ricordato un testo di Fabrice Hadjadj che dice che in questi raduni la gente manifesta con il proprio corpo, con la propria persona, con un‘identità insomma, innanzitutto non per una teoria o un’ideologia.

Domenica questo era molto evidente. La cosa più interessante è stato vedere fianco a fianco mussulmani e cattolici che combattevano la stessa battaglia. Alla fine di tutto ci si è messi a discutere sul numero dei partecipanti: la polizia sostiene che a Parigi c’erano 80mila persone e 20mila a Lione, mentre per gli organizzatori erano rispettivamente 500mila e 40mila. Comunque sia, 80mila è assolutamente inverosimile, forse lo è anche 500mila, ma eravamo davvero tantissimi, questo era piuttosto evidente. Tant’è che mentre finora i telegiornali della sera non parlavano delle manifestazioni che si erano svolte durante la giornata, domenica sera parlavano solo di quello.

È evidente che siamo entrati in clima elettorale e i politici cominciano a interessarsi del problema: è chiaro che la gente che era in piazza avrà un peso elettorale. Altra cosa evidente è che quella gente non si riconosce negli schemi tradizionali destra-sinistra, ma cerca altro, proposte che siano più attente all’uomo.

Dal palco sono intervenuti in tanti. Oltre a quelli che avevano partecipato alle manifestazioni dell’anno scorso in rappresentanza dei vari gruppi e associazioni, questa volta erano presenti anche esponenti dei vari partiti politici, compreso quello socialista, e delle varie correnti.

In particolare, c’è stato un sindacalista della Confederazione dei lavoratori cristiani (la CFTC, Confédération Française des Travailleurs Chrétiens, ndr), che è intervenuto in difesa della famiglia dicendosi molto preoccupato per le ultime novità in materia di politica economica che sta portando avanti il governo. Ad esempio, diceva, il governo vuol far passare una legge per cui le tasse saranno calcolate sul singolo e non più sulla famiglia. Cosa che costringerà le donne ad andare a lavorare perché diventano un peso economico troppo alto da sostenere. Quel sindacalista ha fatto un paragone con paesi come la Lituania, dove sono molte le donne che lavorano e il tasso di natalità è molto basso. In effetti, gli aspetti della politica fiscale che destano preoccupazione sono tanti.

Tornando alla manifestazione di domenica, c’è un episodio significativo da raccontare. Sulla teoria del gender è intervenuto un docente americano che ha raccontato di esser stato educato da due donne omosessuali e di aver avuto una storia molto travagliata. Quel prof insegna lettere e in un corso sull’Odissea è stato attaccato dai suoi alunni che lo accusavano di non garantire a sufficienza un ruolo alle donne nelle sue lezioni; seguendo il testo, quel docente in pratica non rispettava la parità! Così ha dovuto giustificarsi di fronte a un consiglio di professori per rispondere alle accuse…

Nelle ultime settimane in Francia ci sono state altre manifestazioni, sui cambiamenti della legge sull’aborto, piuttosto che contro il governo. Ma è evidente che oggi in Francia non c’è una forza che riesce a mobilitare le piazze come Manif Pour Tous.

 

(Chrysalide)

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