GEO-FINANZA/ Il futuro dell’Ue tra toro, panda e orso

- Paolo Raffone

L’Unione europea ha sul tavolo tre grossi e importanti dossier diplomatici, che riguardano i rapporti con gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. L’analisi di PAOLO RAFFONE

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José Manuel Barroso (Infophoto)

Mentre una salutare pausa di riflessione sul pasticcio ucraino sembra materializzarsi dopo la telefonata tra Putin e Obama che ha portato al rilancio delle discussioni diplomatiche, l’Unione europea ha sul tavolo tre grossi dossier diplomatici. Nello spazio di poco più di un mese, gli alti dirigenti dell’Ue – il trio Van Rompuy, Barroso, Ashton – hanno ricevuto tre approcci diplomatici all’apparenza convergenti ma in realtà diversi: il toro, il panda e l’orso. Dalla risposta che l’Ue darà a ciascuno, e a tutti, dipenderà molto del futuro dell’Unione e delle scelte strategiche mondiali.

Al di là delle ovvie e importanti valutazioni quantitative sui tre dossier, che farebbero vedere una convergenza di intenti, è importante considerarne gli aspetti qualitativi che rimandano a diverse visioni della modernità. La diplomazia del toro simbolicamente si riferisce agli Stati Uniti d’America, che con l’Unione europea hanno già una consolidata rete di relazioni. Come abbiamo avuto modo di scrivere su queste pagine, la recente visita di Obama in Europa ha riaffermato i propositi già espressi nel 2013 per il consolidamento commerciale e finanziario dello spazio transatlantico – abbiamo argomentato che sia un’opa americana sull’Ue –- mentre sul piano strategico ha lanciato chiari segnali che la Nato resta saldamente uno strumento americano in Europa – la recente nomina di un segretario generale norvegese conferma la marginalizzazione dell’Ue – e che gli Usa potrebbero presto stabilire rapporti strategici diretti bilaterali con taluni paesi europei.

La visita in Italia ha marcato proprio questo punto della strategia del toro – l’Italia è e resta innanzitutto un alleato americano – che sarà replicata, a tempo debito, anche nei paesi dell’Est europeo. Chiaramente, una tale prospettiva deve tener conto delle sensibilità tedesche e russe che, combinate, avrebbero i mezzi di opporsi.

Un banco di prova saranno le nomine dei nuovi vertici istituzionali dell’Ue, dopo le elezioni europee e prima della fine dell’anno corrente. La crisi ucraina ha aggravato le già difficili relazioni tra la Germania e gli Usa – dapprima le critiche esplicite alle politiche di rigore e austerità imposte dalla Germania all’Ue sono state esacerbate anche dallo spionaggio della Nsa, ma da ultimo i drammatici errori tedeschi nella gestione della crisi ucraina emersi nella famosa conversazione del numero due della diplomazia americana, Victoria Nuland – che rischiano di trasformarsi in una “guerra” economico-finanziaria a bassa intensità tra i due paesi. Il comportamento della Germania e dei paesi europei nella sua sfera di influenza – principalmente della Polonia e dei paesi baltici – sarà determinante per le scelte americane.

A oggi è certo che non ci sarà un’espansione della Nato a Est (parole di Obama), mentre continuerà la strategia di cooperazione con la Russia sulle questioni mondiali e sarà accompagnata da mezze decisioni e la tendenza a posporre in merito a situazioni spinose come l’Ucraina, la Georgia e la Moldova. Invece, è già adesso chiaro che i costi diretti di mantenere una forma di stabilità in quelle regioni dovranno essere sostenuti in larga parte dall’Ue, che dovrà evitare di irritare la sensibilità russa.

In sintesi, il dossier diplomatico del toro si può riassumere così: a) più “crescita vigorosa” per tutti solo con la rapida fusione dei mercati Ue-Usa, cioè liberalizzazione degli scambi e degli investimenti, e nuova politica energetica; b) l’Europa è “un’astrazione” in materia di politica di potenza, quindi gli Usa assumono il comando strategico.

La diplomazia del panda è stata rappresentata durante la visita di 11 giorni del presidente cinese in Europa. Meno roboante dell’omologo rappresentante del toro, il panda ha ribadito la sua natura pacifica ma resiliente, rimarcando il suo approccio diverso alla modernità. Tutti i discorsi del presidente Xi hanno ripetuto che la Cina punta allo “sviluppo armonioso” della sua società e del resto del mondo. I motivi strettamente economici della visita sono emersi negli incontri bilaterali in Francia e in Germania, dove fondamentalmente si è parlato solo di business bilaterale e di investimenti.

Invece, nella visita, per la prima volta, alle istituzioni europee, è stato significativo che la Cina abbia iniziato i colloqui con un primo incontro con il presidente del Parlamento europeo che poi è stato seguito da quelli con i rappresentanti dell’Ue – Van Rompuy e Ashton – e della Commissione europea, Barroso. Nel Paese del panda il format degli incontri ha sempre un significato preciso. Se dal punto di vista della comunicazione la visita cinese non ha brillato – quasi sempre gli incontri sono stati “segreti” -, dal punto di vista sostanziale la strategia diplomatica cinese è stata di evitare ogni riferimento esplicito a temi divisivi, come ad esempio la tutela della minoranze e dei diritti umani, la protezione dell’ambiente, il Tibet o l’Ucraina, ma di concentrarsi sul reciproco interesse economico e finanziario. Non a caso, il comunicato finale ribadisce il “ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali” e “l’importanza di risolvere dispute internazionali e regionali attraverso soluzioni pacifiche”.

Senza mai fare riferimento alla simultanea visita del toro, il presidente cinese ha offerto all’Ue la prospettiva di liberalizzare il mercato commerciale e degli investimenti Ue-Cina per creare il più grande spazio economico mondiale, con oltre due miliardi di persone e una Cina in forte crescita (oltre il 7,5%) che farebbe da traino. Si legge nel comunicato finale che Ue e Cina puntano “a una rapida conclusione di un accordo ambizioso” che comprenda le regole per la protezione degli investimenti e l’accesso ai rispettivi mercati.

La proposta strategica del panda, spiegano fonti Ue, è stata determinata nel voler aprire un accordo di libero scambio. Tuttavia, nonostante l’Ue abbia ricevuto con favore questa proposta di un’intesa multimiliardaria, che creerebbe indubbi vantaggi anche per l’Europa, secondo Bruxelles si tratta di un risultato non raggiungibile “nell’immediato futuro”, ma che si potrebbe considerare realistico “nel medio termine”. “Concludere un accordo comprensivo di investimento Ue-Cina – recita il comunicato finale – unirà le due parti nell’impegno comune a una cooperazione più forte e nella disponibilità a prevedere relazioni più ampie, tra cui, una volta che le condizioni siano stabilite, un accordo di libero scambio globale e approfondito, come prospettiva di lungo termine”. Un impegno, quello che il presidente cinese Xi Jinping è riuscito a strappare, che sembrava impensabile solo fino a poco tempo fa, quando Bruxelles e Pechino si facevano la guerra a suon di dazi sulle importazioni dei pannelli solari.

In sintesi, il dossier diplomatico del panda si può riassumere così: a) un’Europa più integrata nel quadro di un accordo di libero scambio con la Cina è la garanzia per lo “sviluppo armonioso” di entrambi; b) solo il rispetto della Carta dell’Onu può garantire pace e prosperità alle nazioni del mondo.

Infine, la diplomazia dell’orso era già chiarissima al summit Ue-Russia del 28 gennaio 2014. Le rivolte di Kiev, alle quali nel novembre 2013 aveva incautamente partecipato anche Catherine Ashton, sono da sempre state percepite da Mosca come una macchinazione Ue-Usa che, tramite una schiera di Organizzazioni non governative e della società civile, hanno creato e sostenuto gli scontri anti-governativi. Gli stessi sospetti sono ascritti alle rivoluzioni arancioni del 2004. Piaccia o meno questo è come la Russia ha percepito questi fatti. Se a questo si aggiunge la miope visione strategica dell’Ue che non è stata capace di aprire un vero negoziato bilaterale Ue-Russia per l’integrazione dei due mercati, tutti gli eventi recenti messi in atto dalla strategia diplomatica dell’orso sono assolutamente logici.

Nel corso di questo decennio di errori bilaterali e reciproci, la Russia ha tenuto una posizione “fredda” rispetto all’Ue e all’Ucraina. Fatta eccezione per la non-guerra relativa alla situazione della Crimea, per il resto la Russia è convinta che non debba fare alcunché. Solo aspettare che il pasticcio interno alla frammentata politica ucraina arrivi al punto del collasso. Questo spiega la logicità della telefonata di Putin a Obama, e il corollario di aver praticamente ignorato l’Ue. A questo stadio la sola scelta utile per la Russia, ma anche per gli Usa e la Germania, è di accettare lo stato della cose e negoziare perché vi sia un processo, che si annuncia lungo e tumultuoso, di riforma costituzionale dell’Ucraina nel senso di una federazione allentata delle sue tre o quattro entità territoriali, etniche e linguistiche. Resta però evidente la cocente sconfitta diplomatica e politica dell’Ue.

In sintesi, il dossier diplomatico dell’orso si può riassumere così: a) le questioni importanti non si discutono a Bruxelles ma a Washington; b) il mercato europeo resta importante solo se accetta di concludere un accordo di libero scambio con l’unione eurasiatica, ma a termine può essere sostituito.

A questo punto sarebbe auspicabile che, mentre l’Ue ormai spompata e a fine mandato continui il ballo con il toro, il panda e l’orso, siano invece quattro paesi a costituire una cooperazione rafforzata per la loro gestione in chiave strategica. Riusciranno l’Italia, la Francia, la Germania e il Regno Unito, per una volta, a fare da soli? Oppure aspettano, come sempre, che il toro l’incorni? Sarebbe molto interessante che Renzi e i suoi ministri battessero un colpo su queste non secondarie questioni.

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