DIARIO PAPA/ Aspettando Francesco, a casa di Maria di Magdala

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Lunedì 26 papa Francesco, nel suo ultimo giorno di pellegrinaggio in Terra Santa, benedirà il tabernacolo di una nuova chiesa che si trova in un posto speciale. CRISTIANA CARICATO

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Papa Francesco (Infophoto)

Papa Francesco non andrà in Galilea. Il suo viaggio intensissimo e breve nella Terra Santa non prevede tappe nel nord di Israele, sui luoghi dove Gesù di Nazareth passò gran parte della sua esistenza. Eppure un pezzo di quella regione sarà da lui: lunedì 26, nel suo ultimo giorno di pellegrinaggio, benedirà il tabernacolo di una nuova chiesa. Un pezzo di legno di cedro intagliato, che ora si trova in una delle quattro cappelle, intonacate di fresco, incastonate nel corpo centrale dell’edificio sacro sorto sulle rovine dell’antica città di Magdala. 

Declassato a “Centro Spirituale”, nel politically correct del burocratese israeliano, il nuovo santuario ha le forme arrotondate delle case arabe, le sfumature della sabbia e il titolo in oro stampato in fronte: “duc in altum”. Chi l’ha voluto, ha scelto attentamente il luogo: accanto alla riva del mare di Tiberiade, con le acque che, quando tira il vento da tempesta evangelica, spruzzano la vetrata absidale, una parete trasparente che rende il lago di Gesù protagonista dello spazio sacro. A moltiplicare le suggestioni l’altare a forma di barca, un azzardo in legno con la croce come albero maestro e un lenzuolo bianco per vela, e il marmo su cui poggia, scelto in capo al mondo per le infinite venature verdognole che richiamano le acque melmose. 

Come se non bastasse gli architetti, (due sorelle e un fratello originari di Nazareth) hanno deciso di strafare e, con un effetto scenografico degno di Calatrava, hanno creato uno specchio d’acqua esterno su cui sembra navigare la barca. Un concentrato di simboli e rimandi, come se non fosse sufficiente la straordinaria location. E non è finita qui: l’atrio, con il fonte battesimale centrale, è sorretto da otto colonne, sette delle quali nominate al femminile. Sono le donne di Gesù, quelle che lo accompagnarono nella sua predicazione, che non lo abbandonarono sotto la croce e lo riconobbero, dopo tre giorni, risorto, vittorioso sulla morte. Salomè, madre dei figli di Zebedeo, la suocera di Pietro, Maria di Cleofe, Susanna e Ioanna, che lo sostenevano nella sua missione, le inevitabili Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, le “aliae multae”, la definizione generica sotto cui gli evangelisti indicarono quel gruppo di donne che seguivano il Nazareno, e naturalmente lei, Maria Maddalena, la discepola più nominata nel nuovo testamento, la donna che troviamo in tutti i momenti cruciali dell’esistenza del figlio di Dio, la proprietaria di una delle case appena dissotterate dagli archeologi israeliani a poche centinaia di metri dalla Chiesa. 

Sì, perché l’intero progetto sorge su uno dei siti più preziosi per la storia dell’ebraismo e del cristianesimo, scoperto in modo fortuito o, se si preferisce, provvidenziale. E qui entra in campo l’ideatore di tale meraviglia, Padre Juan Solana, messicano e legionario di Cristo, che si era svenato (16 milioni di euro) per comprare quel fazzoletto di terra accanto al lago, allo scopo di creare un centro per i pellegrini in Galilea, sul modello di Notre Dame di Gerusalemme, secolare punto di incontro per chiunque visiti la città santa. 

Mentre scavava le fondamenta di un albergo con annesso ristorante si è imbattuto nel sogno di ogni archeologo: le rovine di un villaggio del I secolo, con tanto di mercato, case e bacini per l’essiccazione del pesce, edifici pubblici con affreschi, mosaici, e bagni rituali, porto e sorpattutto sinagoga. In pratica l’antica cittadina di Magdala, quella di cui parla Flavio Giuseppe esagerandone la ricchezza, per la posizione strategica sulla via maris che collegava l’Egitto a Damasco, senza dubbio il luogo d’origine della Maddalena.  In una delle case più belle, gli esperti pensano abbia potuto muoversi e respirare la donna incantata e convertita da Gesù, sicuramente una benestante signora decisa a seguire e sostenere quel Rabbino che si dichiarava Figlio di Dio. 

Una scoperta straordinaria che ha trasformato un mucchio di ciottoli e rovine in luogo santo. Perché è lecito pensare che nella sinagoga, dissepolta dai cumuli di terra che vi gettaroro sopra gli abitanti dell’epoca per preservarla dalla furia dei Romani, abbia potuto insegnare Gesù. Tutto concorre a farlo credere: due monete locali datate rispettivamente 29 d.C. (quindi quando il figlio di Maria e Giuseppe era ancora in vita) e 43 d.C., l’eccezionale ricchezza che emerge dai reperti (affreschi, mosaici, arredi liturgici) e testimonia l’autorevolezza della sinagoga, il blocco di pietra ornato che fungeva da tavolo per i rotoli della Torah. Un pezzo, quest’ultimo, che da solo rivoluziona la storia del giudaismo e dei suoi rapporti con le prime comunità cristiane. Gli archeologi dell’Israel Antiquities Authority sono concordi: “circostanziali evidenze” fanno presumere che Gesù sia entrato nel Tempio (l’unico risalente al I secolo ritrovato in Galilea), abbia calpestato gli eleganti motivi del mosaico che ancora oggi è possibile ammirare, declamando e spiegando la Scrittura ai suoi discepoli, per poi proseguire la sua predicazione intorno al mare di Galilea. 

In fondo − spiega Padre Juan Solana ai visitatori − Cafarnao è ad un passo, come pure Tabgha e la collina di Korazym, e Magdala era una cittadina troppo vitale e popolosa per essere snobbata. 

Lui, docile alla Provvidenza, ha cambiato in corsa i suoi piani, ha abbandonato la speculazione edilizia a favore dei pellegrini per buttarsi nella costruzione di un grande parco archeologico, che gravita intorno a quella chiesa sorretta dalle donne-colonne, e mostra le pietre che hanno visto passare un Rabbi fascinoso e travolgente, uno che moltiplicava i pani e i pesci e guariva i ciechi e gli storpi, aveva donne come discepole e un gruppo di pescatori come amici. 

Grazie a Padre Juan, si potrà, tra pochi giorni, pregare sotto la volta illuminata dalle mani della Madonna, celebrare la messa circondati dagli sguardi dei Dodici, contemplare il lago di Gesù e il luogo in cui raccontava di suo Padre. Si potrà toccare la verità dei Vangeli e rendere la fede più forte. Perché − come dice Padre Juan − basterà leggere Luca per ritrovare la corrispondenza cercata.  “In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunziando la Buona Notizia del Regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne…..” (Lc 8,1-3).

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