SCENARI/ Così Germania è diventata “nemica” degli Usa (e dell’Europa)

- Paolo Raffone

I rapporti tra Germania e Usa ultimamente non sembrano quelli di due paesi alleati. PAOLO RAFFONE ci spiega che conseguenze possono avere relazioni così difficili

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Angela Merkel e Barack Obama (Infophoto)

La Germania ha compiuto un passo diplomatico impensabile nei confronti dell’alleato americano: ha espulso il capo stazione della Cia. Clemens Binninger, presidente del comitato parlamentare che vigila sui servizi di sicurezza, ha annunciato la decisione, mentre il portavoce del cancelliere Angela Merkel, Steffen Seibert, ha detto che “fiducia reciproca e trasparenza” sono essenziali per continuare la cooperazione di intelligence con gli Usa. 

Perché la Germania nei giorni scorsi ha dato risalto all’arresto di un suo cittadino impiegato al servizio postale del Bnd, i servizi segreti tedeschi per l’estero, con l’accusa di essere un “doppio agente” al soldo degli Usa? L’arrestato avrebbe riconosciuto le sue colpe, cioè aver passato 218 documenti interni agli americani in cambio di 25.000 euro. I documenti in questione riguarderebbero le indagini del comitato parlamentare tedesco sui fatti di spionaggio telefonico compiuti dalla Nsa, l’agenzia americana di intelligence, ai danni di vertici istituzionali tedeschi, incluso il cancelliere Merkel. Oggi si apprende che la Germania ha arrestato anche un altro suo cittadino, funzionario del ministero della difesa tedesco. Lo spionaggio della Nsa in Germania emerse nel febbraio scorso in coincidenza con il precipitare degli eventi in Ucraina.

La questione dello spionaggio americano in Germania è presa molto sul serio e il governo ha fatto sapere che “non sarà una passeggiata” nelle relazioni bilaterali con gli Usa. Anche il Presidente federale, Joachim Gauck, un ex pastore protestante della Ddr, di cui è originaria anche Angela Merkel, si è espresso alla televisione indicando che la “situazione diventa umiliante”. “Siamo stufi di questo comportamento” (americano, ndr), ha aggiunto. Parole che non sorprendono visto che entrambi sono molto sensibili alle attività spionistiche ostili, che nella Ddr erano condotte dalla Stasi. Intanto, John Emerson, l’Ambasciatore americano in Germania, è stato convocato al ministero degli Esteri per “dare spiegazioni”.

Dalle colonne del New York Times si leggono commenti preoccupati che la questione possa “danneggiare la cooperazione di intelligence tra Usa e Germania”. Quel che sorprende in questa storia è che si tratta di due paesi alleati. Nella lunga storia dei “doppi agenti” – il cui ruolo era già esaltato più di tre millenni fa dal famoso generale cinese Sun Tzu – la precondizione è che la situazione si realizzi tra “nemici”. Le operazioni di controspionaggio sono costose e delicate e hanno un senso se si deve “battere” il “nemico”. La letteratura di intelligence in materia di “doppi agenti” ci insegna che si tratta di “atti ostili” che si usano “avendo ben chiari i costi” a fronte dei risultati che si vogliono ottenere. Tanto è vero che in epoca sovietica l’Urss usava come “doppi agenti” solo persone “sacrificabili”.

Diversamente dal caso di spionaggio della Nsa, che era piuttosto un “maldestro monitoraggio informativo”, quello in questione in questi giorni apre un capitolo nuovo nei rapporti tra il più importante Paese dell’Ue e il principale alleato europeo, gli Usa. Stando alle dichiarazioni rese pubbliche, le relazioni tra Germania e Usa non sono propriamente quelle di “alleati” affidabili, ma nella realtà non sono nemmeno quelle di “nemici” giurati. Chiusi in questo limbo, tutto fa presagire che siamo davanti ai prodromi di una frattura nelle relazioni tra Germania e Usa. Gli sviluppi prossimi venturi ci daranno qualche altro elemento per capire meglio che direzione prenderanno i due paesi.

Intanto, è piuttosto chiaro che in Europa si sta consumando una frattura tra gli interessi della potenza continentale, la Germania, e quelli della potenza atlantica impersonificata dal Regno Unito. Già nel 2013 gli americani vedevano bene nella situazione europea. Infatti, su Foreign Affairs, Matthias Matthijs aveva scritto un articolo perentorio: guai a un Regno Unito che lasciasse l’Ue. Il sistema d’influenza nordamericano ne sarebbe irrimediabilmente minacciato. Gli Usa vedevano e vedono giusto: senza Londra, l’Europa è destinata a essere una stella cadente stretta tra una Russia affetta da sindrome d’isolamento e una Germania neonazionalista che è disposta solo a concessioni tattiche e non strategiche. Esattamente quelle che oggi servono, pena la stagnazione secolare europea con tutte le conseguenze del caso.

La Germania non vuole più sottostare agli americani nel ruolo di “Paese sconfitto”, che ancora oggi “ospita” truppe e armamenti americani, inclusi 3-400 missili balistici a testata nucleare. Questa realtà era emersa benissimo alcuni mesi fa nel discorso inaugurale che pronunciò il Presidente tedesco, Joachim Gauck, all’apertura della cinquantesima conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Egli disse chiaramente che “la Germania è tornata a essere un attore geopolitico”. In questa direzione, la classe dirigente tedesca (politici e banchieri in testa) da una forte spinta ad alzare il ponte levatoio e difendere il Modell Deutschland dalle “intromissioni” americane. Non a caso questi influenti settori della società tedesca hanno anche costituito un soggetto politico – Alternativa per la Germania (AfD) – che si è presentato alle elezioni nazionali ed europee.

Tutto questo si traduce in una posizione caparbia e di resistenza contro le richieste europee di “flessibilità” o di “mutualizzazione del debito pubblico” e finanche una resistenza a completare il mercato unico europeo. Sulle questioni globali, la richiesta americana di aderire al Ttip e al Tisa non trova in Germania dei veri sostenitori, a meno che non sia riconosciuta alla Germania/Ue “pari dignità” con gli Usa. Però tutti sanno, anche gli Usa, che la Germania ha messo sotto il tappeto parecchia polvere. Si pensi alle banche locali o al caso paradossale della Deutsche Bank vera bomba (atomica) a orologeria imbottita com’è di titoli marci di tutto il mondo (subprime compresi). C’è poi il settore dei servizi ancora protetto e non liberalizzato.

A questi problemi si aggiungono le “incognite geopolitiche”, come le ha chiamate la Bundesbank. In altre parole, i legami troppo stretti con Mosca. La Germania è troppo dipendente dal gas russo e ha trascinato su questa strada anche paesi come l’Italia o la Spagna, per non parlare dell’intera Europa centro-orientale. La foglia di fico dell’Ue sta per cadere. Mentre l’idea di Mitterand di “europeizzare la Germania” è fallita, oggi siamo di fronte alla “germanizzazione dell’Ue”. La commedia del tête-à-tête franco-tedesco è finita in dramma. Le tensioni interne all’Ue createsi in applicazione del dirigismo tedesco in materia monetaria, fiscale di bilancio ed energetica, stanno emergendo ogni giorno di più.

Nell’immagine a fondo pagina si possono leggere facilmente i pessimi risultati come li ha fotografati la Bundesbank. Soprattutto, è evidente che la Germania è riuscita a imporre la sua linea nell’affrontare la crisi dell’euro (sia pur temperata da una politica monetaria accondiscendente grazie all’abile mano di Mario Draghi), ma non è capace di condurre l’area euro fuori dalla Grande recessione che si sta trasformando in Grande stagnazione. In questi giorni, Angela Merkel è in Cina dove spera di assicurarsi una boccata di ossigeno nelle esportazioni. Però è chiaro che il neomercantilismo che ha privilegiato le esportazioni fino al limite del dumping, con alti costi all’interno e bassi prezzi all’estero sovvenzionati da tassi d’interesse inferiori all’inflazione, sta arrivando alla fine del ciclo.

 

Le allucinazioni britanniche sulla pretesa volontà egemonica tedesca sono frutto di immaginazione. Nella realtà, la Germania non solo non vuole ma non può permettersi i costi dell’egemonia. Quindi il rischio è la chiusura in se stessa. La conseguenza è la disintegrazione dell’Ue, perché ognuno andrà per proprio conto cercando “ricettine” per galleggiare nella crisi che è ancora viva e presente.

Il rischio vero potrebbe esserci se la grande coalizione al governo in Germania (e nell’Ue) non dovesse restare in piedi. Per ora il prezzo che Angela Merkel ha dovuto pagare all’alleato di governo socialdemocratico (Spd) è stato il salario minimo. Ma anche sulla questione della crescita europea il governo tedesco è in fibrillazione. Da un lato i cosiddeti falchi, Schauble e Wiedmann, che rifiutano ogni concessione ai Piigs, e dall’altro la Spd che per bocca del vicecancelliere Gabriel vorrebbe aderire alla proposta anglo-americana di “rilassamento quantitativo” della politica monetaria europea. La crisi di governo non sarà domattina, ma certamente serpeggia sottotraccia.

Di fronte a una tale situazione, potrebbe anche avvenire l’impensabile. Con la scusa dell’oltraggio delle intercettazioni e dello spionaggio americano, la cancelliera Merkel potrebbe preferire la via dell’Oriente a quella dell’Occidente. Spaccata l’eurozona, che è già a più velocità, la Germania potrebbe avviarsi a un’alleanza strategica, portandosi dietro un certo numero di satelliti europei dell’Ue, con Russia e Cina. Nascerebbe così una Germania globale e di quella europea o “europeizzabile” non resterà che il ricordo.

Evidentemente, una tale ipotesi è sufficiente per gli americani per considerare la Germania un “nemico” e quindi attivare il controspionaggio.

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