UCRAINA/ Castagnetti: Putin e Poroshenko, c’è un intesa che conviene a tutti

Per FABRIZIO CASTAGNETTI, Putin non vuole la guerra ma si è infilato in un vicolo cieco, anche se sa che l’unica soluzione è un’autonomia delle zone orientali senza dividere il Paese

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(Infophoto)

La Nato ha diffuso delle immagini riprese via satellite che mostrano le forze armate russe mentre entrano nel territorio ucraino per aiutare i ribelli a combattere le truppe governative. Il presidente di Kiev, Petro Poroshenko, ha tenuto una riunione d’emergenza per discutere “il profondo deteriorarsi della situazione”. La Russia ha invece smentito tutte le accuse. In precedenza i ribelli avevano aperto un nuovo fronte al Sud sequestrando la città costiera di Novoazovsk. Ne abbiamo parlato con il generale Fabrizio Castagnetti, già capo di stato maggiore dell’esercito italiano.

Dobbiamo aspettarci che la Russia dichiari guerra all’Ucraina?

Non credo che Putin arriverà fino alle estreme conseguenze. Il presidente russo ha condotto una vera e propria campagna nazionalistica, e ora si trova in una posizione difficile all’interno del suo stesso Paese. Escludo però che vorrà spingersi fino a causare un conflitto di grandi proporzioni.

L’operazione di Mosca si spiega anche con il fatto che i filo-russi stanno perdendo posizioni?

Sicuramente sì. Però che Putin si sia recato a incontrare Poroshenko è la dimostrazione del fatto che non vuole un’escalation militare. Andrà avanti fino a quando vedrà un punto d’uscita per sé, per i filo-russi e per l’Ucraina.

Quale può essere la soluzione?

La soluzione è una forte autonomia delle regioni orientali da Kiev, ma non l’indipendenza in quanto l’Ucraina non accetterebbe mai. Ritengo che alla fine si troverà un’intesa su questa linea. Le regioni russofone dell’Ucraina sono ben diverse dalla Crimea, che in precedenza era già stata sotto il governo di Mosca.

I 2.119 morti già registrati dall’inizio del conflitto sono il segno di una guerra senza quartiere?

Quando si combatte in zone abitate le conseguenze sono queste. La stessa Ucraina non aveva alternative, se non arrendersi o lasciare che queste regioni tenessero un referendum.

Quanto sta avvenendo in Ucraina è in qualche modo legato anche alle tensioni tra Russia e Stati Uniti?

Non vedo un’influenza significativa delle tensioni tra Usa e Russia. La Russia non può prescindere totalmente dal rapporto né con Washington né con l’Europa, perché nel lungo periodo avrebbe tutto da perdere. Per Putin a questo punto diventa difficile trovare una via d’uscita, ma la cercherà a tutti i costi e alla fine la troverà, perché fa comodo anche all’Occidente e non ci sono alternative.

A che cosa è dovuto il recente peggioramento nei rapporti tra Russia e Stati Uniti?

Non ritengo che i rapporti siano peggiorati notevolmente, anche se scontano gli errori dell’Occidente rispetto alla crisi siriana. Gli Stati Uniti inoltre hanno sbagliato a realizzare lo scudo contraereo in Europa, che non ha nessun senso perché la Russia certamente non lancerà mai dei missili sulle nostre città. Le difese Usa sono state quindi motivate soltanto da un business economico, ma hanno avuto come effetto quello di infastidire Mosca senza nessuna necessità. La Russia si è sentita trattata come un nemico, e ciò non ha certo migliorato la situazione.

 

Qual è l’origine dell’odio tra diversi gruppi linguistici in Ucraina?

In Ucraina non vedo un odio ancestrale tra gruppi linguistici. Non mi risulta che le popolazioni di lingua ucraina abbiano abbandonato le città occupate militarmente dai filo-russi. Se ci fosse questo odio avrebbero il timore di essere uccisi come avviene nel mondo arabo, mentre non è così. Tutto è iniziato con delle scaramucce e poi si è passati ad azioni belliche con centinaia di morti, e l’odio è una conseguenza di quanto sta avvenendo. Prima che tutto ciò iniziasse però la convivenza era pacifica, e ritengo che alla fine si troverà un’intesa.

 

(Pietro Vernizzi)

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