CRISI UCRAINA/ Jean: dietro la guerra il “dilemma” di Putin

- int. Carlo Jean

“Non penso che in Russia ci siano tanti matti – anche tra i nazionalisti – convinti di andare a occupare l’Ucraina”. Così CARLO JEAN commenta il conflitto in atto in Ucraina orientale

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Carristi russi (Infophoto)

È guerra aperta, ormai dai mesi, nell’Est Ucraina: i separatisti filo russi combattono contro l’esercito di Kiev, che cerca di ricondurre sotto la bandiera giallo-azzurra i territori occupati dai ribelli. Le zone calde del Paese sono Horlivka, Lugansk, Shaktiorsk e Donetsk, accerchiate e strette d’assedio dalle truppe governative.  I centri abitati sono duramente colpiti: interi quartieri sono teatro della battaglia e sono andati completamenti distrutti. E sono decine le vittime innocenti tra la popolazione civile. Nel frattempo Mosca ha raddoppiato il numero dei suoi soldati al confine ucraino (si parla di 20.000 uomini). Putin, che si appresta a replicare alle sanzioni di Europa e Stati Uniti, chiede l’intervento dell’Onu per l’emergenza umanitaria, visto le centinaia di migliaia di persone che si sono riversate in territorio russo. Abbiamo contattato il generale Carlo Jean per fare il punto sulla delicata situazione in Ucraina orientale.

L’Ucraina orientale, da mesi, è teatro della guerra le truppe di Kiev i separatisti filorussi.

Io ci vedo una cosa ben chiara. Putin che non sa come uscir fuori da un dilemma in cui è difficilmente trovabile un punto d’equilibrio tra due suoi interessi fondamentali.

Che sono?

Anzitutto evitare di provocare ulteriori sanzioni da parte dell’Occidente, perché in questo caso l’economia della Russia andrebbe a rotoli e di rimbalzo il consenso verso Putin calerebbe (e non poco).

In secondo luogo?

Sostenere i pro russi che stanno combattendo a Donetsk e Lugansk, e più in generale nell’Est del Paese, contro l’esercito di Kiev. Qualora cessasse di sostenerli, con una conseguente sconfitta – oltre ai rifugiati che si riverserebbero in territorio russo, che rappresenterebbero una bella grana per il governo – Putin si troverebbe senza più il supporto dei nazionalisti. Ecco, riuscire a conciliare queste due istanze è molto difficile: al momento ci sta provando cercando di rompere l’unità dell’Occidente sfruttando le dissimmetrie esistenti tra l’Europa e gli Stati Uniti.

Ma l’abbattimento dell’aereo della Malaysian Airlines quanto ha inasprito ulteriormente il conflitto?

Favorisce, nell’opinione pubblica occidentale, la definizione dei russi come “i cattivi”, oltre a spingere per le sanzioni contro Mosca. Per quanto riguarda l’incidente in sé penso con certezza che si sia trattato di un errore: non è pensabile che sia stato un atto voluto; molto verosimilmente, come indicano anche i satelliti, il missile – di costruzione e manutenzione russa – è partito dalla zona dei separatisti.

Vista l’escalation del conflitto israelo-palestinese, quanto sta succedendo nell’Est Ucraina sta passando in secondo piano, ma anche lì si registrano decine e decine di morti tra la popolazione civile.

Sì, ma d’altronde – e non per essere cinici – è in atto una vera e propria guerra e la guerra è così. Colpendo i civili, questi si rivoltano contro i politici per fare la pace. La guerra non si fa fine a se stessa, ma per la pace che segue la guerra.

Vi sono determinati limiti dovuti al diritto internazionale bellico – chiamato attualmente diritto umanitario – che ha valenza però ridotta, soprattutto per un fatto.

 

Quale?

È difficile valutare se un’azione contro la popolazione civile è voluta oppure se si tratta di danni collaterali di azioni militari.

 

Horlivka, Lugansk, Shaktiorsk e Donetsk sono le zone più calde del conflitto e proprio Donetsk è stretta d’assedio dalle forze governative. La roccaforte dei ribelli pare sul punto di soccombere: siamo all’offensiva finale?

Fare previsioni è difficile, soprattutto perché stiamo parlando di una città di un milione di abitati. Se i filorussi sono decisi a vendere cara la pelle allora combattono casa per casa. In questo caso le forse ucraine, che non hanno mai dato prova di un’eccessiva volontà combattiva, avanzeranno facendo dei danni enormi, che poi qualcuno dovrà pur pagare.

 

Mentre Mosca accusa Kiev di aver trasportato a Est missili balistici, sono 20.000 i soldati russi al confine ucraino; in più le fila si sono ingrossate di 8.000 unità nell’ultima settimana. Cosa significa?

A mio avviso si tratta di numeri che hanno mero valore simbolico. Nonostante lo schieramento di soldati, non penso che in Russia ci siano tanti matti – anche tra i nazionalisti – convinti di andare a occupare l’Ucraina. In merito voglio ricordare una cosa…

 

Prego.

Nell’Ucraina Occidentale c’è stata una guerriglia antirussa che è durata fino al 1956, quando i russi non avevano un esercito sconfitto, ma l’Armata Rossa che aveva invaso Berlino. Nonostante questo gli ucraini continuarono a combattere infliggendo ai russi delle perdite anche piuttosto importanti. Questo per dire che è da escludere l’ipotesi che la Russia possa effettuare operazioni belliche vere e proprie contro l’esercito ucraino. Se con l’occupazione-annesione della Crimea la Russia ha perso l’Ucraina, se va alla conquista della stessa Ucraina allora Mosca perde l’Europa, andando a consolidare la Nato e l’Occidente e subendo una pioggia di sanzioni.

 

Negoziato all’orizzonte?

In guerra c’è sempre un negoziato. Certo, dipende se con note diplomatiche o ambasciatori seduti intorno a un tavolo, magari con la rivoltella in tasca. Oppure lo si può effettuare con bombardamenti reciproci in cui i messaggi che vengono scambiati sono sempre di due generi: o accetti il tipo di pace che ti impongo altrimenti, se non lo accetti, ti faccio un nuovo attacco. Ormai si spara e basta.

 

(Fabio Franchini)

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