MASSACRO CRISTIANI IN IRAQ/ Sbai: le bombe di Obama non servono a nulla

- Souad Sbai

SOUAD SBAI commenta il dramma dei cristiani sfollati in Iraq e delle donne rapite dalle forze fondamentaliste islamiche. Quale soluzione per un conflitto dove l’orrore non ha fine?

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Fonte: Mezzaluna Rossa

Mentre scrivo questo pezzo, con la gola chiusa, ascolto l’appello in lacrime della deputata irachena di minoranza Yazidi sul massacro in corso. Mentre scrivo sento addosso, come una camicia di forza, il silenzio del mondo su un genocidio alla luce del sole. Stiamo assistendo oggi in Iraq ad uno sterminio delle minoranze, dei dissidenti, dei cristiani e di chiunque si opponga al ritorno del regime sanguinario del ‘califfo del terrore’. Qualcuno potrebbe pensare, come comprensibile, ad un dejavu ma parole e forza ce n’è sempre meno; a chi chiedere aiuto o giustizia per chi oggi viene annientato o venduto nelle piazze come merce di scambio? All’Onu? A Michelle Obama e ai suoi tweets? A chi rivolgersi? L’aiuto servirebbe per fermare un qualcosa che è in corso, ma la minoranza Yazidi è prossima ad essere totalmente sterminata mentre quella cristiana in Iraq vede la sua fine molto da vicino.
Migliaia di cristiani sono in fuga dal male e dal terrore, verso le montagne del Kurdistan, dirigendosi verso una trappola, le gole infestate da miliziani pronti a massacrarli. Le donne rapite, e ora vendute al mercato di Mosul come carne da macello, sono state abbandonate dalle altre donne in tutto il mondo che non vedono la loro sofferenza e non guardano nei loro occhi, per paura di vedere la voglia di morire stampata nell’anima, davanti alla certezza di finire schiave di aguzzini che le stupreranno fino a lasciarle esanimi. La disumanità che Al Baghdadi sta spargendo in Iraq e in tutti i territori conquistati dilania il pensiero e l’anima, l’autoproclamatosi califfo e principe dei credenti non è un genio della strategia militare, ma solo un terrorista assassino che a quanto pare non può e non deve essere toccato.
Leggo che il presidente Obama avrebbe in animo di bombardare i miliziani dell’Isis e io rispondo che tutti sanno dove sta Al Baghdadi, dunque non serve bombardare e massacrare anche civili innocenti; ci si è riempiti la bocca di operazioni militari chirurgiche, di incursioni per catturare chicchessia, e allora perché per questo criminale ben conosciuto in Occidente e negli Usa non si può fare lo stesso? Perché non catturarlo ora, risparmiando vittime innocenti che di tutto hanno bisogno tranne che delle bombe. Come è stato lasciato lì oggi si può andare a riprenderlo e portarlo alla sbarra.
Si è fatto vedere pubblicamente, a Mosul, con tanto di telefonini senza paura di essere intercettato perché forse sapeva bene che questo non sarebbe accaduto. L’attacco, peraltro annunciato e quindi utile alle contromisure, a cosa servirebbe se non a far spostare l’epicentro del male sempre più verso la Siria? A cosa servirebbe un bombardamento se non a uccidere due volte quelle donne che vedono anche i loro figli dilaniati dalle bombe?

Il gioco del silenzio deve finire, se è un terrorista sanguinario, che da vigliacco uccide uomini inermi e schiavizza donne disarmate, va stanato ed eliminato. La Lega Araba, inesistente dal punto di vista politico e costruita su misura per qualcuno, tace clamorosamente. Nessuno ha alzato la mano per dire basta, nessuno ha avuto il coraggio come la deputata Yazidi di denunciare il massacro. Chi tace è complice di Al Baghdadi, chi si volta dall’altra parte davanti ad un genocidio ha le mani sporche del sangue di chi testimonia con la propria vita il crollo della civiltà.

 



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