STATO ISLAMICO/ Castagnetti: Obama non lo dice ma deve allearsi con Assad…

- int. Fabrizio Castagnetti

Barack Obama, nell’anniversario degli attentati alle Torri Gemelle, ha spiegato la sua strategia per combattere l’Isis. Ma rimangono le perplessità. Il generale FABRIZIO CASTAGNETTI

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Barack Obama (Infophoto)

E’ stata definita “la dichiarazione di guerra all’Isis”. Barack Obama, approfittando dell’anniversario degli attentati alle Torri Gemelle, ha rilasciato un discorso in cui ha finalmente spiegato la sua strategia per combattere le milizie dello stato islamico. Bombardamenti aerei, nessun soldato americano sul suolo, guida di una colazione internazionale essenzialmente composta da curdi, iracheni e siriani moderati. Il generale Castagnetti, intervistato da ilsussidiario.net, sorride alle parole “siriani moderati”: “Quali sarebbero? Non ce ne sono certo nei territori occupati da Isis. L’unico aiuto che Obama potrebbe avere è da parte di Assad e anche se ufficialmente non lo dice, sarà obbligato a farselo alleato”. Stessa preoccupazione Castagnetti esprime per una coalizione composta da curdi e iracheni, nemici storici da sempre. Ecco cosa ci ha detto.

Obama ha parlato di esclusivo intervento aereo come già sta accadendo adesso: che efficacia militare può avere?

Un’efficacia l’intervento aereo sicuramente ce l’ha, ma è molto limitata.

In che senso?

Non inviando truppe non avranno l’intelligence necessaria. Con i nuovi strumenti di guerra, mi riferisco soprattutto al Reaper, è possibile colpire qualsiasi obiettivo, avendo l’intelligence giusta, con la certezza assoluta di non fare danni collaterali. I Riper possono volare per 24 ore consecutive, vedono qualsiasi cosa, vedono anche la targa di una macchina e poi l’uniforme nera dei miliziani è inconfondibile.

Ma devono essere guidati in qualche modo?

Prima di schiacciare il bottone di sparo, che può essere anche a Washington, ci vuole l’intelligence che dica quali sono gli obiettivi. Il Reaper infatti deve essere diretto inizialmente verso l’obbiettivo. 

Tra l’altro il territorio delle operazioni è allo stesso tempo assai vasto e poco definito.

Gli americani colpiranno anche in Siria ma non vogliono dialogare con Assad. Dovranno per forza dialogare con lui, non lo diranno ufficialmente per non fare brutta figura visto che lo volevano bombardare. Comunque soldati ne manderanno. Quando dicono non invieremo contingenti, intendono che non manderanno divisioni e carri armati, ma qualche migliaio di uomini che devono collaborare con gli iracheni e i curdi li dovranno mandare. 

Al proposito, una coalizione composta da curdi, iracheni e cosiddetti siriani moderati lascia un po’ perplessi, no?

Diciamo anche che fa un po’ ridere. Ho avuto occasione di collaborare con gli americani, ho anche tenuto una conferenza sulla opportunità o meno di invadere la Siria contro Assad e gli ho chiesto se erano pazzi… La Siria è sempre stata abbandonata dal mondo occidentale, anche prima della guerra, e  intervenire lì è una cosa folle. 

Curdi e iracheni poi non si amano di certo.

Certo la storia ce lo dice e comunque questi siriani moderati non credo si trovino nella zona dell’Isis. Forse in altre parti del paese, ma non hanno la capacità di movimento, quella ce l’hanno i soldati siriani, non vedo altre alternative. Anche perché Assad ha delle forze armate ancora efficienti e poi, se vogliono, possono anche colpire gli aerei americani se prima non si mettono d’accordo.

Obama ha detto che l’America non ripeterà più l’errore di mandare truppe come fatto in Iraq e in Afghanistan, ma viene da chiedersi se il vero errore non sia stato andarsene troppo in fretta da quei paesi, che ne dice?

Il problema è che quando si mandano dei soldati per prima cosa bisogna avere degli obiettivi da raggiungere. Poi va spiegato alla gente quali sono questi obiettivi. E’ ovvio che non possiamo pensare di andare e venire via dopo dieci anni credendo di aver creato un Afghanistan democratico. E’ follia.

 

Perché? 

Per cambiare la cultura di un paese ci vogliono trecento, quattrocento anni. Possiamo aiutarli facendo le strade, cosa che non è stata fatta; possiamo fare le dighe, cosa che non è stata fatta; possiamo fare le centrali elettriche, cosa che non hanno fatto. Possiamo ricostruire un esercito, cosa che è stata fatta con delle difficoltà. Abbiamo avuto difficoltà anche a costituire una forza di polizia, perché il poliziotto è visto dal contadino come un ladro, non c’è nella loro cultura la figura del poliziotto. Tutto questo non è stato spiegato. Poi qualcuno dice che è stato un fallimento, ma non è vero, non sono stati spiegati gli obiettivi che si intendevano raggiungere.

 

L’Italia si limiterà a mandare armi, che ne pensa?

Il guaio anche in Italia è che quando si mandano soldati la politica tende a dimenticare il problema, ma nessun problema al mondo può essere risolto dal soldato. Sono tutti problemi politici. I soldati sono una componente delle forze che intervengono, la politica tende a dimenticarlo.

 

Ma del nostro intervento che ne dice? Comporterà dei rischi?

Abbiamo armi che non usiamo più, ad esempio un sacco di mortai dismessi (ed è un errore perché è arma ancora efficacissima). Si possono dare, però anche lì poi bisogna addestrare chi li usa. Anche qui mi sembra un intervento di facciata.

 

L’Italia sarà obiettivo di attentati per questo nostro aiuto?

Questo è un pericolo che ci sta sempre. Noi siamo un paese cristiano quindi siamo già nel mirino. Se diamo armi dicono poi che siamo d’accordo. Mandare soldati sarebbe comunque una follia, non è un territorio per noi. Anche mandare i soldati dell’Onu sarebbe una follia. L’Onu si manda quando c’è una linea di confine fra due duellanti, qua non c’è alcun confine.

(Paolo Vites) 

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