ATTACCO A PARIGI/ Branca: è l’Italia il trampolino dei nuovi jihadisti

- int. Paolo Branca

Secondo PAOLO BRANCA le responsabilità e il vuoto culturale e politico dell’Occidente hanno le responsabilità più grandi nella nascita del terrorismo islamico fatto in casa

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Per Paolo Branca, docente di lingua e letteratura araba e di islamistica alla Cattolica di Milano, il vuoto culturale e politico dell’Occidente ha responsabilità enormi di fronte a quanto accaduto in questi giorni a Parigi. L’islam ha certamente le sue responsabilità sotto molti punti di vista, spiega Branca a ilsussidiario.net, ma l’assoluta incapacità di formulare una politica nei confronti di questo mondo è unicamente responsabilità dell’Occidente. A cui si aggiunge, dice ancora, il crollo di tutte le ideologie: questi terroristi “fatti in casa”, come Cherif e Said Kouachi, i due fratelli franco-algerini autori della strage dello Charlie Ebdo, o come Amedy Coulibaly, che ieri ha preso in ostaggio diverse persone all’interno del supermercato kosher della Porte de Vincennes a Parigi, sono orfani delle ideologie e nel vuoto delle nostre società si infilano, facendosi ammaliare dal verbo dell’odio jihadista. 

Che identikit culturale e ideologico possiamo tracciare dei terroristi, i fratelli Kouachi e Coulibaly?

Un identikit non credo diverso da quello che avevano i nostri brigatisti rossi e neri degli anni di piombo. Gente cioè a cui hanno fatto un lavaggio del cervello e che ha aderito a un’ideologia, in questo caso più grave perché di ispirazione religiosa e dunque ancora più blasfema.

Cosa pensa della loro operazione?

Si sono rivelati più pericolosi di quanto probabilmente si temeva. Se questi nuovi terroristi fossero grandi gruppi orgnizzati sarebbe certamente più facile localizzarli e neutralizzarli. Ma poiché sono lupi solitari, possono colpire dove vogliono e in qualunque momento, e dunque è (e sarà) molto difficile prevenirli.

E’ inquietante che uno dei Kouachi già nel 2005 dichiarasse di essere pronto al martirio, che entrambi fossero ben noti alle autorità e siano potuti andare avanti e indietro dalla Siria allo Yemen e tornare a casa.

Senz’altro. Andare a spasso così avanti e indietro e tornare in Europa a fare quello che hanno fatto lascia aperta una domanda gravissima: come è stato possibile? Qualcuno dovrà rispondere. 

A che gente siamo di fronte?

Sono gli orfani delle nostre ideologie che sono morte, gente che ha trovato altre sostanze con cui drogarsi. Credo ci sia una percentuale della popolazione che ha sempre bisogno di gesti estremi. Lo vediamo anche nello sport con il fenomeno degli hooligans, lo vediamo anche in cose non relative alla religione dove qualcuno si sente chiamato a fare cose esagerate.

Sembra di capire che lei incolpi più l’occidente e il suo vuoto di valori che l’islam.

No, sicuramente c’è anche un problema islamico: definiamo le due cose.

Prego.

Innanzitutto esiste una minoranza fatta di pochi ma molto pericolosi personaggi che sono aggregabili da queste forme di fanatismo. In più c’è la crisi delle grandi ideologie, per cui dirsi socialista o liberale oggi fa ridere. Aderire invece a questi movimenti antioccidentali, terzomondisti, anti-imperialisti conditi con uno spirito di carisma religioso può essere attrattivo, e in più c’è il problema islamico.

 

Cosa intende per problema islamico?

Parliamo di una regione caotica, il Medio oriente, su cui per decenni sono state scaricate tensioni a livello internazionale in modo vergognoso. Ad esempio io non capisco perché nessuno chieda conto a George W. Bush di quello che ha messo in atto con i suoi interventi in Iraq, che papa Giovanni Paolo II gli aveva scongiurato di evitare, purtroppo inutilmente.

 

Quali sono queste responsabilità?

Quando uno comincia a giocare con il vaso di Pandora e fa l’apprendista stregone, poi le conseguenze ci sono. Veniamo via da Afghanistan e Iraq avendo vinto la guerra ma avendo perso la pace. E’ molto pericoloso fare questi giochi e adesso ne paghiamo le conseguenze, le pagano là gli sciagurati che ci vivono ma anche noi di riflesso.

 

Il modo con cui sono stati portati gli attacchi a Charlie Hedbo e al supermercato farebbe pensare a un’escalation, dato il livello di preparazione soprattutto dei primi due attentatori. In Italia dobbiamo aspettarci gesti analoghi?

In Italia credo di no, siamo un po’ la passerella per andare altrove e nessuno con un po’ di intelligenza la farebbe saltare in aria, proprio perché serve a questo scopo. Però la pazzia di queste persone non ha confini e purtroppo potrebbe succedere anche da noi. Lei parla di preparazione di assassini che si sono dimenticati la carta di identità in macchina… non ne farei delle perfette teste di cuoio. C’è poi stato sicuramente qualcosa che non ha funzionato a livello di prevenzione, anzi abbiamo visto un dilettantismo incredibile. Terroristi che hanno potuto agire indistrubati a due passi da Notre Dame, e poi un giornale come Charlie Ebdo che rimane privo di vigilanza armata: un po’ come toglierla davanti all’ambasciata di Israele.

 

Che quadro possiamo aspettarci nel prossimo futuro con questo Occidente che non sa rispondere?

Non è che non sa rispondere: non sa gestire questi fenomeni, li subisce. Non c’è nessuna politica a livello culturale, neanche in Italia. In questo vuoto si infila di tutto. Certo, se una sfida di questa portata viene monopolizzata da movimenti come Lega e M5S siamo rovinati. Loro, gli islamisti, hanno le loro responsabilità, ma noi siamo la maggioranza e abbiamo in mano il potere: le nostre responsabilità sono certamente più grosse. 

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