LIBIA/ Micalessin: l’accordo Tripoli-Tobruk? E’ un’invenzione di León

- int. Gian Micalessin

L’inviato dell’Onu Bernardino León ha annunciato la nascita di un governo di unità nazionale che porrebbe fine alla divisione della Libia, ma GIAN MICALESSIN ne dubita

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Foto Infophoto

Dopo mesi di trattative infruttuose, il mediatore Onu Bernardino León ha annunciato, non senza un certo orgoglio, che è “pronto il governo di unità nazionale libico”. Governo unico che dovrebbe riunificare le due attuali capitali e relativi governi, quello islamista di Tripoli e quello laico di Tobruk, permettendo così di avere finalmente un solo interlocutore peri chiedere aiuto internazionale contro l’invasione dell’Isis e i trafficanti di uomini. “Bernardino León ha fatto la tipica boutade del giocatore senza chance che spera nel colpo di dadi vincente” spiega al sussidiario Gian Micalessin, reporter di guerra del Giornale. “Il suo mandato scade proprio in queste ore e in sostanza non ha portato a casa nulla, perché Tripoli di fatto non ha aderito al piano e ha deciso lui chi e come deve formare questo governo di unità nazionale”. Un futuro dunque per la Libia ancora incerto, e che pesa sulla sicurezza e la pace di tutto il Mediterraneo: “Renzi deve ottenere in qualunque modo un appoggio americano per risolvere la questione libica, da solo non porrà mai fare niente” conclude Micalessin.

La Libia del dopo Gheddafi è un paese frantumato, con due “capitali”, per non parlare delle dozzine di tribù che fanno riferimento solo a se stesse. Chi comanda realmente a Tobruk e a Tripoli?

A Tripoli al potere c’è una coalizione islamista che ha preso il governo con la forza delle armi nel 2014 cacciando  il parlamento regolarmente eletto nel giugno dello stesso anno, e che era dominato da forze liberali anti-islamiste anche se non con maggioranza schiacciante. Tobruk è invece la sede del cosiddetto legittimo governo cacciato appunto da Tripoli.

Bernardino León ha scelto come primo ministro del nuovo governo di unità nazionale Fayez Serray, rappresentante di Tobruk. E’ la scelta giusta?

Bisogna capire cosa c’è dietro a León. E’ un inviato Onu con un mandato che scade proprio in queste ore. Dopo aver condotto trattative senza venirne a capo per mesi, alla fine in assenza di un consenso di Tripoli ha nominato lui questo governo di transizione che dovrebbe rappresentare e governare la Libia.

Abdulsalam Bilashair, del General National Congress di Tripoli, ha detto subito che loro non aderiscono al piano di Leon. Dunque?

E’ una conferma di quello che sto dicendo. Non c’è il parere favorevole di Tripoli, non si capisce come León possa parlare di successo.

Serray sarà affiancato da tre vice primi ministri che rappresentano le varie componenti nazionali: la Libia come stato federale?

L’idea alla base della missione di León era quella di creare un governo riconosciuto dalle due parti e ricomporre un paese che è allo sbando, diviso non solo in due ma in tantissime fazioni. Ma questa trattativa non ha tenuto conto dei tanti gruppi armati libici, che sono poi quelli che fanno il bello e il cattivo tempo. Quella di León sembra davvero la boutade di un giocatore che all’ultima mano punta tutto sul piatto cercando il colpo grosso. Non sappiamo se questa boutade avrà successo, molto difficilmente potrà averlo e tutto si concluderà con un nulla di fatto.

Zero speranze dunque?

Resteremo con quelli che comandano a Tripoli e a Tobruk e questo governo fantomatico che non sappiamo se troverà un posto dove insediarsi. Ma mai dire mai, conserviamo la speranza.

 

Sembra anche che ci si stia dimenticato che in Libia ampie zone sono in mano all’Isis.

La formazione di questo governo di unità nazionale era una via per dar vita a un governo legittimato internazionalmente per poi chiedere l’aiuto per combattere l’Isis. E non dimentichiamoci i trafficanti di uomini, i cosiddetti scafisti. Qualsiasi intervento in Libia oggi è impossibile per via dei regolamenti internazionali che dicono che senza il consenso del governo del paese in questione è impossibile anche varare una mozione, sia che riguardi gli scafisti, sia che riguardi l’Isis. La speranza era arrivare a un governo unico che diventasse referente per avere il sostegno della comunità internazionale.

 

L’Egitto che fa in questo quadro, sta a guardare?

L’Egitto aspetta lo svolgersi degli eventi. E’ uno dei protagonisti dietro le quinte del grande gioco libico. L’Egitto teme che Isis possa penetrare all’interno dei suoi confini, mentre Qatar e Turchia finanziano i Fratelli musulmani che rappresentano la fazione maggioritaria al potere a Tripoli.

 

E gli Usa? Anche loro stanno a guardare? Dopotutto questo caos è anche colpa loro…

Obama è un presidente a fine mandato con interesse zero a impegnarsi in avventure internazionali e la cui unica preoccupazione è contenere Putin che sta sottraendo sullo scacchiere mediorientale quello che resta della politica Usa. La Libia è nel dimenticatoio americano.

 

Il che lascia il nostro paese da solo.

L’Italia deve guadagnarsi con i denti un po’ di attenzione da parte americana per sperare che qualcuno dia seguito alla promessa di impegnarsi. Renzi rivendica un ruolo importante dell’Italia, ma è difficile da esercitare se manca qualcuno disposto ad appoggiarti politicamente e militarmente. L’Italia non potrà mai intervenire militarmente da sola in Libia, non ne ha le forze.

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