NON SIAMO TUTTI FRANCESI/ Gli errori di Parigi nella lotta a jihadismo e Isis

- Fernando De Haro

In questo momento tutti ci sentiamo vicini alla Francia. Tuttavia FERNANDO DE HARO ci invita a guardare agli errori commessi dalla società francese ed europea

francia_attentato_hollande_sorbonaR439
François Hollande durante il minuto di silenzio alla Sorbona (Immagine dal web)

In questo momento siamo tutti francesi. Tutti vogliamo mostrare vicinanza a un popolo che ha subito un terribile colpo dal terrorismo. Il blu, il bianco e il rosso sono i nostri colori. Notre Dame e la Torre Eiffel i nostri simboli. Il sangue versato è il nostro sangue.

Tuttavia, non tutti vogliamo essere repubblicani francesi. La colpa di quel che è accaduto è solamente dei terroristi, ma il modello che la Repubblica francese ha utilizzato per affrontare i problemi all’origine del jihadismo e il modo in cui si è lanciato in guerra non sono un buon riferimento.

La Francia ha sviluppato un modello di integrazione che non ha funzionato. Si tratta di un modello che offre quali riferimenti per la vita comune i valori forzatamente laici della Repubblica, al cui fondo non resta che l’individualismo e la solitudine. Le proposte sul significato della vita e le esperienze religiose sono state forzosamente privatizzate e così i giovani che vivono nelle periferie, che cercano un senso in quello che fanno, non trovano che astrazioni e una cultura del consumo. 

La Francia, come tutta l’Europa, non sembra in grado di offrire una proposta alternativa all’ideologia violenta. L’unica risposta è stata finora quel che è stato chiamato il “sacro nulla”: valori civici che sono stati svuotati, senza un soggetto che li tenga in piedi. La croce, la mezzaluna, la stella di David non possono essere esibiti in pubblico. L’uguaglianza, la fraternità e la libertà non hanno volto.

Il sociologo Wieviorka lo ha spiegato chiaramente: due processi hanno contribuito alla radicalizzazione islamista in Francia e in altri paesi, come il Belgio. “Il primo – sostiene il sociologo – riguarda l’insuccesso dell’integrazione dei figli di immigrati, che hanno vissuto la disoccupazione, l’esclusione sociale, la crisi delle banlieue, il razzismo, e che, non avendo trovano uno spazio nell’ambito della modernità occidentale, hanno cominciato a odiarla”. “Il secondo processo – aggiunge Wieviora – attiene la ricerca di un significato e può riguardare i giovani provenienti da settori integrati nella società, desiderosi di dare un senso alla propria esistenza, in totale disaccordo con la cultura del consumo. La mancanza o la perdita del significato della vita nelle società europee, ma anche musulmane (per esempio, Tunisi), vengono assunti in forma fanatica dall’islamismo radicale di gruppi terroristici (Al Qaeda) e dal proto-Stato che è l’Isis”.

Poi c’è il modo di fare la guerra. Sarkozy lo ha detto senza mezzi termini: il Governo di Hollande ha sbagliato nel suo modo di combattere l’Isis. Invece di unirsi agli sforzi già in atto ha preferito agire per conto suo. Ha anche rifiutato l’appoggio di Assad, attuale leader siriano. Senza un minimo di realismo non si può vincere la guerra. Non sarebbe inoltre male se la Francia rivedesse la propria politica di vendita delle armi in Medio Oriente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori