NATALE A DAMASCO/ Mons. Zenari: la sofferenza dei bambini mette alla prova la nostra fede

- int. Mario Zenari

Aprendo l’Anno Santo, il Papa ci ha invitato a praticare le opere di misericordia corporale. Qui in Siria non ne manca nessuna. Sono le parole dell’arcivescovo MARIO ZENARI

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“Aprendo l’Anno Santo, il Papa ci ha invitato a praticare le opere di misericordia corporale. Qui in Siria non ne manca nessuna”. Sono le parole dell’arcivescovo Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, che le ricorda una a una. Dare da mangiare agli affamati: in Siria ci sono 13 milioni di persone senza più niente. Dare da bere agli assetati: il 72% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile. Assistere gli ammalati: i bambini con arti amputati non si contano più. Seppellire i morti: in Siria si sono contate 300mila vittime, e spesso per celebrare i funerali i familiari rischiano a loro volta la vita.

Il Natale è la nascita di Gesù. Come ci raggiunge il Mistero di Dio nella Damasco in guerra di oggi?

Da questo punto di vista ritengo emblematica la canzone “Tu scendi dalle stelle”, la cui strofa recita “Tu vieni in una grotta al freddo e al gelo”. Ancora oggi viviamo il Mistero della nascita di Cristo in queste condizioni. Nonostante la grave povertà in cui si trovano, le famiglie cristiane a Damasco non hanno perso la fede e la speranza. Pensiamo a centinaia o migliaia di bambini nati lontani dalle loro case, nei campi profughi, a temperature proibitive. E’ questo il Mistero del Natale che viviamo qui a Damasco: Cristo si è unito alla natura umana di tutti i secoli e di tutte le latitudini.

Il Papa ha da poco aperto l’Anno Santo. Che cos’è per lei la misericordia?

Il Papa ci invita a praticare le opere di misericordia corporali e spirituali, e l’esercizio delle opere di misericordia qui a Damasco è a 360 gradi.

Vediamole una a una. Dare da mangiare agli affamati …

In Siria sono più di 13 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. In quest’opera di misericordia sono uniti cristiani, musulmani e non credenti.

Dare da bere agli assetati …

Secondo le statistiche il 72% della popolazione siriana non ha accesso all’acqua potabile, perché sono state danneggiate le infrastrutture.

Assistere gli ammalati …

Qui ci sono un milione di feriti, e i bambini con gli arti amputati non si contano.

Seppellire i morti …

In Siria si sono contate 300mila vittime. Ancora all’inizio del conflitto ho assistito al funerale di un papà ucciso mentre stava accompagnando la figlia all’università, ma hanno dovuto aspettare una settimana perché non riuscivano a trovare i brandelli di carne. Per non parlare di quanti hanno rischiato la vita per raccogliere i cadaveri dei loro familiari lasciati per strada, mentre i cecchini sparavano all’impazzata. In Italia quando c’è un funerale si va all’agenzia delle onoranze funebri, mentre in Siria ogni volta si rischia la vita.

Lei per che cosa prega in questo Natale, monsignor Zenari?

Pregherò perché sia l’ultimo vissuto in queste condizioni, e perché il prossimo sia celebrato in mezzo agli ulivi. Nelle ultime settimane c’è già qualche segno di germoglio di primavera: spero che germoglino gli ulivi.

 

Papa Francesco ha detto: “A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona”. Come può essere vero di fronte alle sofferenze del popolo siriano?

Qui la fede è veramente messa alla prova: pensiamo soprattutto alla sofferenza dei bambini. Ci è messo tutti i giorni di fronte il mistero di Gesù Cristo in croce, e occorre un bel salto di fede per starci di fronte. Questo è soprattutto vero per la terribile tragedia della sofferenza delle persone innocenti.

 

Lei che risposte si dà di fronte a tutto questo?

Il 28 dicembre celebreremo la festa dei Santi Innocenti, dedicata a qualche decina di bambini uccisi dal Re Erode. In Siria invece la strage degli innocenti ha fatto 100mila vittime tra bambini e ragazzi. Accettare questa sofferenza è una sfida per l’intelligenza e per la nostra fede. Arrestare questa strage di innocenti è il primo dovere per tutti.

 

(Pietro Vernizzi)

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