ISLAM/ Il dialogo tra cristiani e musulmani? Aspettiamo altri re di Giordania

- Caleb J. Wulff

La concomitante ricorrenza del Natale e della nascita di Maometto è apparsa come un simbolo di “vicinanza” tra cristianesimo e islam, ma le differenze rimangono incolmabili. CALEB J. WULFF

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Rania di Giordania (Infophoto)

Quest’anno le date della nascita di Gesù e di quella di Maometto si sono sovrapposte, dopo 457 anni dall’ultima volta, differenza derivante dal fatto che i musulmani per il calcolo utilizzano il calendario lunare. Questa coincidenza è stata vista da più parti come un segno della possibilità di pacifica convivenza tra le due comunità, malgrado le difficoltà poste dall’immigrazione islamica in Europa e dalle persecuzioni dei cristiani in molte regioni a maggioranza musulmana.

In ambito musulmano, la dichiarazione più importante è avvenuta con il messaggio inviato in tale occasione dal re di Giordania al suo popolo, meglio, a tutto il suo popolo, perché Abdullah ha precisato che i cristiani arabi sono parte integrante del passato, del presente e del futuro della Giordania.

In campo cristiano, questa coincidenza è servita a molti per ribadire la vicinanza delle tre religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam, e si è spesso fatto presente che Allah non è un Dio diverso, ma semplicemente il termine arabo per Dio, usato quindi anche dai cristiani arabi.

Nella maggior parte dei casi si è però evitata la domanda se anche per gli islamici sia così, perché i punti differenzianti sono diversi ed essenziali per entrambe le religioni, a cominciare dalla stessa definizione di monoteismo. La Trinità cristiana, il Dio Uno e Trino, per i musulmani — per i quali Dio è Uno e Unico — proietta una forte ombra di dubbio sul nostro monoteismo, fino all’accusa di politeismo.

L’indizione dell’anno della Misericordia ha gettato un altro ponte verso l’islam, perché anche Allah è definito misericordioso e la sua misericordia è un elemento molto importante nella teologia islamica, ma tra i 99 appellativi di Allah manca quello di Padre. Il Dio cristiano è un Padre misericordioso che invia il Figlio a incarnarsi nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo e Gesù muore in croce per la salvezza degli uomini e con la Sua resurrezione suggella la promessa della salvezza.

Tutto ciò risulta incomprensibile per i musulmani e viene giudicato un mito assurdo con caratteristiche di aperta blasfemia. Ritorna alla memoria San Paolo: “Scandalo per i Giudei e follia per i pagani”.

Come spesso viene ricordato in campo cristiano per sottolineare le vicinanze, Maria e Gesù hanno un ruolo importante nel Corano e sono altamente onorati dai musulmani, ma come un grande profeta e sua madre. Gesù è il più grande dei profeti che si sono succeduti nella storia dei figli di Abramo, secondo solo a Maometto, di cui sembra una sorta di Precursore, un equivalente del cristiano San Giovanni Battista. E qui le distanze diventano incolmabili, non essendovi possibilità di una terza via tra Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, e un profeta, sia pure grandissimo. Ancora con San Paolo: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”. Ma se è risuscitato, si è anche incarnato ed è morto in croce.

Viene così posta in una diversa luce anche la coincidenza di ricorrenze di cui si parlava all’inizio: per i musulmani la nascita di due profeti, evento che si differenzia solo per la diversa importanza tra Maometto e Gesù; per i cristiani, da un lato la nascita del Verbo incarnato e dall’altro la nascita di un fondatore di religione che fin dall’inizio si è dimostrata avversa al cristianesimo, così come all’ebraismo.

Ciò non significa che non bisogna instaurare un dialogo, ma sottolineare che un dialogo in cui la controparte non viene descritta appropriatamente, per ignoranza o convenienza, e vengono taciute differenze ineliminabili non serve a nulla. I musulmani hanno su di noi idee molto chiare e, come per gli ebrei, ci definiscono il “popolo del Libro”, cioè della Bibbia. Ma la Bibbia è un libro scritto dagli uomini, per quanto ispirati da Dio, il Corano è parola diretta di Dio, dettata dall’arcangelo Gabriele direttamente a Maometto nel corso di anni, dal 622 al 632. I veri credenti non possono quindi che essere i musulmani, mentre ebrei e cristiani sono rimasti fermi al Libro e non hanno ancora terminato il loro viaggio. Devono essere quindi “protetti” fino a che anch’essi completino il viaggio e raggiungano la vera fede. In termini di società civile, lo stato di protetti (dhimmi) li rende cittadini di serie B, subordinati ai musulmani.

Anche il cristianesimo ha avuto per secoli i propri dhimmi, gli ebrei, ma ha saputo recuperare alla fine il vero rapporto che i cristiani hanno e devono avere, proprio perché cristiani, con il popolo eletto.  

Rimane da vedere se è possibile per il mondo musulmano, non solo per qualche capo di Stato come il re di Giordania, ma per tutta la umma — la comunità musulmana — rinunciare a un rapporto di dominio verso coloro che vengono considerati non veri credenti e, punto fondamentale, se questo è compatibile con l’islam.

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