GUERRA IN UCRAINA/ Frattini: così il modello Alto Adige può portare la pace

- int. Franco Frattini

Il modello del Sud Tirolo è la soluzione ottimale per accontentare tutte le parti in causa del conflitto russo-ucraino. Lo afferma FRANCO FRATTINI, ex ministro degli Esteri

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“Il modello del Sud Tirolo è la soluzione ottimale per accontentare tutte le parti in causa del conflitto russo-ucraino”. Lo afferma Franco Frattini, ex ministro degli Esteri ed ex vicepresidente della Commissione Europea, all’indomani del summit di Minsk cui hanno partecipato Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. Dopo un’estenuante maratona notturna i leader di Russia, Ucraina, Germania e Francia hanno stabilito un cessate il fuoco che incomincerà domani. Per Frattini, “la crisi in corso sta risentendo della forzatura del Congresso Usa a maggioranza repubblicana, che ha illuso l’Ucraina che avrebbe potuto beneficiare di un percorso accelerato per entrare nella Nato, quando invece Kiev evidentemente non ha i requisiti”.

Come valuta l’esito dei colloqui di Minsk?

Ho vissuto questo summit con soddisfazione per alcuni risultati concreti, come il blocco e lo smantellamento delle armi pesanti, il cessate il fuoco a partire da domani, l’avvio di una discussione sul modello autonomistico dell’Ucraina. Ma ho provato anche tristezza quando il Cancelliere Merkel ha rimarcato a gran voce che sono state Germania e Francia a realizzare questo risultato, aggiungendo poi “in accordo con l’Europa”, un po’ come se stesse dicendo “in accordo con l’Unione Africana”. Io che vorrei l’unione politica dell’Europa, ho visto che a Minsk l’Ue non c’era.

Qual è in questo momento il vero obiettivo di Putin?

Il vero obiettivo di Putin è riaffermare la Russia come attore forte, come protagonista sulla scena internazionale e quindi come partner duro nelle relazione e nei negoziati con l’Occidente. Il Cremlino vuole il consolidamento dello status quo in Crimea e l’affermazione del fatto che le comunità russe nell’Ucraina dell’Est sono sotto una sorta di protettorato ideale da parte della Federazione Russa che deve portare ad auspicabili adeguamenti dell’ordinamento dello Stato ucraino verso un modello federale.

Obama invece a che cosa mira?

Obama è stato fortemente condizionato dal Congresso a maggioranza repubblicana che vuole forzare i messaggi di ravvicinamento dell’Ucraina al sistema Nato e di difesa atlantica. Il messaggio evidente del Congresso è che siccome l’Europa è debole e divisa, alla difesa della parte del mondo al confine con la Russia ci deve pensare l’America attraverso la Nato.

Quindi c’è una forzatura da parte del Congresso Usa rispetto alla situazione in Ucraina?

Certo, vi è una forzatura nel momento in cui si ventila l’ipotesi della fornitura di armi a Kiev, malgrado gli Stati Uniti sappiano perfettamente che gli alleati europei non li seguirebbero. Italia, Francia e Germania hanno una chiara posizione tale per cui a quell’idea di fornitura di armi non si darebbe seguito. Ciononostante alla vigilia dei colloqui di Minsk si è ritenuto di ripetere questa opzione addirittura nell’incontro tra Obama e Merkel che si è svolto a Washington.

Gli interessi di Usa ed Europa sull’Ucraina sono divergenti?

Credo che dovrebbero trovare una convergenza, ma attualmente vi sono delle divergenze forti. Per esempio la posizione ufficiale dell’Ue è che l’Ucraina non debba avere una scorciatoia per i percorsi di adesione né all’Ue stessa né alla Nato. Malgrado le dichiarazioni di buona volontà da parte di Kiev, per l’Ue l’Ucraina è ancora molto lontana dall’avvicinarsi a quegli standard che noi abbiamo chiesto a tutti i candidati. Gli Stati Uniti hanno dato l’impressione in più occasioni che la strategia Nato delle “porte aperte” volesse dire una via più accelerata per taluni Paesi. Avvenne con la Georgia sotto George Bush, avviene con l’Ucraina adesso. Ma la strategia della Nato non può cambiare, per entrare occorre che alcuni criteri siano raggiunti. Questi criteri evidentemente l’Ucraina non li raggiunge affatto.

 

E’ possibile conciliare le esigenze delle popolazioni dell’Ucraina occidentale con le rivendicazioni di Putin?

Queste esigenze potrebbero essere conciliate in primo luogo se gli europei facessero più sul serio. Non dovrebbero cioè limitarsi ai proclami umanitari ma intervenire con aiuti finanziari per svincolare l’Ucraina dalla dipendenza energetica dalla Russia. Quando la Russia dice che le forniture all’Ucraina costano alcuni miliardi di dollari e che Kiev non le paga, le alternative sono due: o questi aiuti finanziari glieli dà l’Europa oppure gli ucraini li devono chiedere alla Russia mettendosi nelle mani di Putin.

 

Quale modello ritiene vada seguito per l’Est dell’Ucraina?

Il modello del Sud Tirolo/Alto Adige. Si tratta di una forma di autonomia avanzata che garantisce alla Provincia di Bolzano una serie di prerogative che in altri Paesi sono proprie degli Stati confederati. Prerogative sull’istruzione, sulla Polizia locale, sulle infrastrutture, e soprattutto su quello che preme moltissimo a Putin: lingua ed educazione. Il modello sudtirolese è esemplare sotto il profilo della convivenza. Ricordiamo che l’Italia è passata attraverso le bombe dei secessionisti tirolesi, per arrivare a quel risultato, però ci siamo arrivati. E’ anch’esso un modello che viene da un passato di conflitti gravissimi, ma lo Statuto del Sud Tirolo è riuscito a dare una risposta.

 

(Pietro Vernizzi)

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