IL CASO/ Slovacchia, referendum sulla famiglia e cattolici battuti: perché?

- int. Rosangela Libertini

ROSANGELA LIBERTINI, che insegna italiano all’Università Cattolica in Slovacchia, illustra le ragioni del fallimento del referendum slovacco sul matrimonio e le sue possibili conseguenze

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Sabato 7 febbraio si è tenuto in Slovacchia un referendum sulla definizione di matrimonio, sull’adozione da parte di coppie omosessuali e l’insegnamento sessuale nelle scuole. Il referendum, promosso da un’organizzazione laica cattolica, non ha raggiunto il quorum del 50 per cento richiesto dalla legge slovacca. Il sussidiario ha chiesto a Rosangela Libertini, che insegna lingua italiana nell’Università Cattolica di Ružomberok, di illustrarci le ragioni di questo risultato e le conseguenze che si possono prevedere per la società slovacca e per il mondo cattolico in particolare.

Può spiegarci brevemente quali erano le domande sottoposte a referendum?

Le domande erano tre, alle quali i promotori avevano chiesto di rispondere SI’. Visto che sono brevi, preferisco riportarle integralmente. 1. Siete d’accordo sul fatto che non sia possibile definire matrimonio nessun tipo di rapporto stabile se non quello esistente fra un uomo ed una donna? 2. Siete d’accordo sul fatto che sia impossibile per una coppia o un gruppo di persone dello stesso sesso adottare bambini ed educarli? 3. Siete d’accordo sul fatto che le scuole non possano imporre la partecipazione dei bambini a lezioni sui comportamenti sessuali o sull’eutanasia, se i genitori dei bambini o i bambini stessi non sono d’accordo? 

Per quanto riguarda questi temi, qual è attualmente la situazione legislativa in Slovacchia e come potrebbe cambiare dopo il fallimento del referendum?

Nella situazione attuale, la Costituzione definisce in modo chiaro il matrimonio come l’unione fra un uomo e una donna, né consente che una coppia formata da due persone dello stesso sesso possa adottare bambini. Sotto questo profilo, dopo il fallimento del referendum, per ora non cambia nulla, ma chi porta avanti il progetto di cambiamento della Costituzione, in modo strisciante in alcuni casi, aperto in altri, sa di avere più spazio per il futuro, dati anche i programmi del governo, cui accennerò in seguito. Per quanto riguarda il terzo quesito la situazione è più complicata, perché le scuole possono decidere il programma scolastico sottoponendolo al solo ministero della Scuola, senza coinvolgimento dei genitori. Di conseguenza, se il programma di una scuola propone nell’ambito di biologia, o di educazione civica, che le ragazzine di 13 anni si esercitino su come si mette correttamente un profilattico su un pene finto, e il ministero accetta il programma, i genitori non possono non mandare la figlia a quella lezione, sarebbe “assenza ingiustificata”. 

Finora i referendum tenuti in Slovacchia non hanno mai raggiunto il quorum del 50 per cento degli aventi diritto al voto, tranne quello sull’adesione all’UE. Tuttavia, la richiesta di questo referendum aveva avuto un numero molto alto di sottoscrittori, che poteva far sperare in un superamento del quorum. Come si spiega il risultato?

C’è una precisazione da fare, a mio parere molto significativa: gli slovacchi in generale non hanno eccessiva fiducia nella partecipazione alle votazioni, di qualsiasi tipo. Nelle ultime elezioni politiche ha votato il 58 per cento degli elettori e nell’unico referendum che ha superato il quorum la partecipazione è stata del 52 per cento. E’ poi da tener presente che contro i contenuti del referendum e i suoi organizzatori c’è stata una enorme e velenosissima campagna, forse passata inosservata all’estero. Tutti i mas media, tranne la TV privata cattolica e la radio cattolica, si son rifiutati di pubblicare annunci, anche a pagamento, in favore del referendum. Gli organizzatori sono stati accusati di far spendere soldi allo Stato per inutili stupidaggini, mentre tanti anche in Slovacchia soffrono la fame, oppure di essere gente che non ama i propri figli, preferendo che le ragazze restino incinte piuttosto che insegnare l’uso degli anticoncezionali, o che non ha idea di cosa significhi “famiglia”. Si sono visti perfino annunci riecheggianti il Vangelo: ”Ama il prossimo tuo come te stesso”, con sottotitolo “Perché i cattolici non fanno quello che dice Gesù e odiano il loro prossimo?”. 

La Slovacchia è un Paese a maggioranza cattolica e a favore del referendum si era espressa la Chiesa cattolica, con l’appoggio esplicito di papa Francesco. Come si deve quindi interpretare questo risultato e quali ripercussioni può avere per il mondo cattolico?

In base all’ultimo censimento del 2011, la Slovacchia può essere effettivamente definita un Paese a maggioranza cattolica. Tuttavia, sulla base della mia diretta esperienza, per gran parte della gente la fede è un fatto privato. Anche come conseguenza di tanti anni di comunismo, buona parte della popolazione è assolutamente tranquilla nel dirsi cattolica e contemporaneamente votare alle elezioni partiti che con il cristianesimo non hanno nulla a che fare. Molti sono anche coloro che si dicono cattolici e non hanno problemi di fronte al divorzio, o anche, purtroppo, all’aborto. Fino a tutti gli anni 90 circolava lo slogan “la Chiesa stia dentro la chiesa”.

 

E i giovani?

Per quanto posso constatare personalmente, fra loro la situazione è un po’ diversa: sono di meno quelli che si dicono cattolici, ma quando si dicono cattolici desiderano vivere in prima persona la loro fede. Questo si è visto nelle Marce per la vita: alla prima, a Kosice nel settembre 2013, hanno partecipato quasi 80mila persone, di cui molti non ancora maggiorenni, tra il silenzio quasi assoluto dei media. Il referendum in “Difesa della Famiglia” è stato indetto da una organizzazione laica, Alleanza per la famiglia. La Chiesa per molto tempo, tranne singoli casi, non si è espressa sul referendum e solo la domenica prima i vescovi hanno fatto leggere una loro lettera pastorale in favore della famiglia.

La campagna per il referendum non è stata basata sul fatto che i cattolici la pensano così; nonostante ciò, il principale bersaglio della contro-campagna è stata proprio la Chiesa. Non si è, tuttavia, attaccata la Chiesa per quello che proclama, ma per come vive, montando scandali su scandali attorno a sacerdoti, vescovi, anche contro l’Università Cattolica in cui insegno. Per la Chiesa cattolica non cambia apparentemente nulla per ora; ma le conseguenze di quello che è accaduto sabato saranno visibili solo nel tempo. 

E’ possibile ipotizzare che l’atteggiamento non favorevole da parte dell’Unione Europea abbia influenzato gli elettori?

L’Europa ha un grande influsso sulla Slovacchia ma non a questo livello, anzi, il Governo slovacco cerca continuamente di dimostrare di non essere sottomesso alle opinioni della UE. Hanno invece un grandissimo influsso i tantissimi slovacchi emigrati, ad esempio in Inghilterra, che spesso tornano avendo fatto propri modelli e comportamenti di vita che non sono loro propri. Lo stesso avviene, in modo subdolo, attraverso i libri di testo per le lingue straniere. Io ho insegnato lingua italiana per tanti anni e ho potuto accertare che moltissimi testi, stampati con l’appoggio della UE, sotto l’apparente innocenza dell’insegnamento della lingua, trasmettono messaggi fortemente anti cattolici. Quindi penso che l’influenza dell’Unione Europea sia a livello di mentalità generale, piuttosto che su questa specifica votazione. 

Prima ha accennato a programmi particolari del governo.

Mi riferivo al fatto che la UE, per i prossimi anni, ha già fatto mettere nell’agenda dei lavori parlamentari della Slovacchia il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e l’eutanasia, in quanto programmi già degli altri Stati europei, ma per questo ci vorrà qualche tempo. C’è un bellissimo libro scritto dall’ex ministro democristiano Vladimir Palko, I leoni entrano nell’arena, un libro molto intelligente che però non riesce ad essere pubblicato in Italia o in altri Paesi. In questo libro si spiega bene cosa voglio dire con “per ora”: certe decisioni devono essere precedute da forti campagne che facciano diventare normali fatti e comportamenti che prima venivano considerati anormali. Dopo, e solo dopo, si può passare in primo luogo per i tribunali, che riconoscano legittimi alcuni casi, poi per il Parlamento, perché questi comportamenti, prima anormali, diventino obbligatori per legge.

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