DIARIO ARGENTINA/ Il “Frankenstein” che minaccia Kirchner e giustizia

- int. Gustavo Vera

In Argentina la morte di Alberto Nisman resta ancora avvolta nel mistero, mentre il popolo chiede giustizia. GUSTAVO VERA ci aiuta a capire cosa può essere successo al magistrato

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Alberto Nisman

È un amico del Papa e dal 2001, attraverso la Fondazione Alameda, combatte le mafie del narcotraffico, lo sfruttamento del lavoro nero e della prostituzione con risultati sorprendenti. Legislatore della città di Buenos Aires, Gustavo Vera lo scorso anno ha creato il movimento “Bien Comun” ispirato a principi etici e morali che sono l’esatta trasposizione del pensiero di Bergoglio sulla politica come servizio. Lo abbiamo incontrato per commentare gli ultimi tragici eventi argentini, culminati con la morte del magistrato Alberto Nisman.

Nisman si preparava a denunciare la Presidente Kirchner e alcuni suoi collaboratori in una causa legata al terrorismo e a poche ore dall’udienza alla Camera è morto in circostanze sempre più avvolte dal mistero. Che ne pensa?

Si tratta indubbiamente di un fatto di estrema gravità i istituzionale, non solo per la morte di Nisman, ma anche per l’importanza delle sue indagini. Penso che il fatto scatenante sia da ricercarsi nelle lotte intestine tra servizi segreti non solo nazionali, ma anche stranieri, che continuano da anni a intervenire nella causa dell’attentato all’Amia, manipolandola secondo le necessità politiche del momento e di interessi anche internazionali, che però distorcono la verità.

Crede che Nisman si sia ucciso?

Nisman non si è suicidato: è stato ucciso o costretto a farlo. Sulla cosa ha molto da dire Jaime Stiusso, lo storico dirigente della Side, i servizi segreti argentini, in cui opera dal 1972, con una traiettoria che include parte della dittatura di Lanusse, e successivamente lo vede vincolato all’estrema destra peronista della Triple A e alla dittatura genocida. Questo personaggio incarna lo zoccolo duro dei servizi segreti che è sopravvissuto alle epurazioni che hanno tentato molti Presidenti senza però venirne a capo per l’enorme quantità di documenti compromettenti sul mondo politico, economico e giudiziario ottenuti attraverso indagini che hanno utilizzato anche, dal 1979 in poi, la cogestione di bordelli VIP. Con ciò si è ottenuta una documentazione gigantesca utile sia al potere di turno che alla sopravvivenza di questa cellula “storica” della Side.

Che rapporti ci sono tra politica e servizi?

I Kirchner, prima Nestor e poi la moglie Cristina, hanno tentato la creazione di entità parallele alla Side al proprio esclusivo servizio, con l’aiuto dei servizi di Intelligenza Militari attraverso il generale Milani o di un’organizzazione chiamata “Progetto X”. Ma il “nucleo storico” ha fornito ai giudici Federali dossier compromettenti sul Governo e ha iniziato ad appoggiare candidati oppositori con il chiaro scopo di sopravvivere. Così quando Cristina Kirchner, allo scoppio dello scandalo Hotesur che coinvolge l’intera famiglia presidenziale, ha capito che la provenienza del materiale che lo alimentava, ha deciso di intervenire licenziando i due direttori della Side che aveva essa stessa nominato, Larcher e Icazuirriaga, e pensionando Stiusso.

Cosa pensa delle indagini sull’attentato all’Amia?

Stiusso ha tessuto una forte relazione con la Cia e il Mossad che ha nella causa Amia il nucleo principale. Già nel 1997 inizia la manipolazione della verità e si seguono ipotesi che sono funzionali solo agli interessi geopolitici e strategici degli Stati Uniti e di Israele. Non è mai esistito il veicolo Traffic che ospitava la bomba e i terroristi e c’è un solo testimone che asserisce ciò: gli stessi giornalisti che ora appoggiano la tesi indicata nella denuncia di Nisman, all’epoca la pensavano diversamente, sostenendo la tesi della pista siriana, ossia la vecchia e storica relazione che l’ex Presidente Menem aveva con Assad, alimentata da elementi concreti, ma scomoda sia a Menem stesso che agli Stati Uniti all’epoca alleati con il Paese arabo. Con la caduta dell’accusa sul ruolo di elementi argentini collegati con la Polizia federale come autori della strage, che si era dimostrata inventata, nel 1997 inizia a costruirsi la pista iraniana, basata però sul presupposto dell’esistenza del furgone Traffic che invece non è mai stata accertata. Non sono un sostenitore del regime iraniano, sto solo dicendo che non si sta cercando la verità sul caso Amia e che l’indagine di Nisman è legata alla documentazione che gli passava Stiusso e indirettamente Cia e Mossad.

 

Quindi Nisman è stato manovrato?

Ho l’impressione che Stiusso abbia forzato Nisman a presentare una denuncia che sebbene attendibile politicamente, da un punto di vista processuale risulta essere debole, con un’indagine molto povera, essendo basata solo sul copia-incolla delle intercettazioni della Side. Credo che il magistrato sia stato convinto a tuffarsi in una piscina dove però mancava l’acqua. Nisman sosteneva che il Governo aveva trattato per togliere i mandati di cattura internazionale emanati dall’Interpol, fatto smentito dal Direttore dell’organizzazione internazionale, e c’è da ricordare che l’ex Ambasciatore iraniano in Argentina Hadi Solimaipur, detenuto in Inghilterra in funzione di un mandato di cattura emanato nel 2004 in Argentina sulla causa Amia, all’atto dell’estradizione ha dovuto essere scarcerato perché le prove richieste da Londra per realizzarla semplicemente non esistevano.

 

Ma allora come mai Nisman ha forzato i tempi?

Al suo precipitoso rientro a Buenos Aires, Nisman chiede al giudice suo superiore nella Commissione d’inchiesta di presentare denuncia, ma Canicoba Corral non lo autorizza per le stesse ragioni esposte prima. Successivamente sia il giudice Lijo, a cui si era rivolto, che il magistrato Servini De Cubria non ritengono che ci siano prove sufficienti per giustificare l’urgenza della causa, invitandolo a posticiparla a febbraio.

 

E quindi?

Nisman si trova solo, alla vigilia di una presentazione al Congresso de la Nacion dove la maggioranza dei deputati sono kirchneristi. Ciò non avvalla in nessun modo l’ipotesi del suicidio, ma ipotizzo che l’intervento dei servizi sia fondamentale nel condizionare sia la fretta di presentare una denuncia, invece di attendere i termini regolari, curiosamente pochi giorni dopo la gigantesca manifestazione per l’attentato di Parigi, che tutto quello che è accaduto successivamente. In termini mafiosi questo significa sacrificare un alfiere per poter fare scacco matto. Per questo ritengo fondamentale che si indaghi sull’operato di Stiusso in tutta questa storia: solo allora sapremo la verità.

 

Come valuta l’atteggiamento del Governo?

Credo che si stia muovendo goffamente, come suo solito. Abbiamo promosso e appoggiato indagini su fatti mafiosi che lo coinvolgono, però pensiamo che debba terminare il proprio mandato istituzionale. Tuttavia, come dice Papa Francesco, ci deve essere continuità, senza però impunità: i colpevoli di tutti gli scandali devono pagare le proprie colpe.

 

Come spiega il basso profilo presidenziale su tutta questa storia?

L’intera classe politica ha il terrore di Stiusso: i suoi agganci internazionali sono un pericolo per tutti coloro che non hanno avuto un percorso politico pulito. Contatti con il narcotraffico, arricchimento illecito, partecipazione o interessi nello sfruttamento della prostituzione o del lavoro nero o semplice corruzione… Evidentemente le persone coinvolte non possono permettersi di denunciarlo. Questo spiega perché la Presidente, che lo accusa di gestire tutto il caso Nisman, non lo invita a presentarsi di fronte alla giustizia o non lo denuncia. E perché non lo faccia il mondo politico: hanno creato un Frankenstein che non possono più controllare.

 

(Arturo Illia)

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