UCRAINA/ A est la tregua regge, ma ora comincia la “guerra” della finanza

- Carl Larky

Gli ucraini stanno affrontando, insieme a una sanguinosa guerra interna, una situazione economica sempre più deteriorata e aggravata dalle difficoltà del governo. CARL LARKY

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Il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko (Infophoto)

Le drammatiche vicende che stanno sconvolgendo il mondo islamico hanno fatto passare un po’ in secondo piano la vicenda, altrettanto sconvolgente, dell’Ucraina, anche se essa si svolge al centro dell’Europa.

Secondo i dati dell’Onu, il conflitto in corso ha causato finora più di 6mila morti, oltre 15mila feriti e 1,2 milioni di persone registrate come profughi, di cui circa 750mila fuori dall’Ucraina, delle quali 600mila in Russia. L’attuale cessate il fuoco sta evitando combattimenti massicci, ma non riesce a bloccare scaramucce con vittime da entrambe le parti, come da entrambe le parti avvengono violazioni della tregua, secondo gli osservatori Ocse.

A queste vittime, si aggiungono i gravi danni apportati dalla guerra e dalle sanzioni contro la Russia all’economia del Paese, già di per sé debole. La hryvnia, la moneta ucraina, ha perso in un anno il 50% rispetto al dollaro e questo sta sottoponendo sia il debito sovrano che quello delle società ucraine a forte rischio di insolvenza.

Per far fronte a questa situazione, il ministro ucraino delle Finanze, Natalie Jaresko, secondo le interviste a Bloomberg e Financial Times, ha dichiarato necessaria una ristrutturazione del debito sovrano entro la fine di maggio, senza la quale l’Ucraina rischia di dover sospendere i rimborsi. I colloqui del ministro con i creditori sono in corso, ma la Russia ha già detto di non essere disposta a riduzioni sul suo credito di 3 miliardi di dollari.

Anche gli altri creditori, le cui perdite sono già rilevanti, non sembrano entusiasti delle proposte della Jaresko, che ha però ricordato che senza un accordo i danni per loro saranno ancor più gravi, argomento cui i fondi privati sono sensibili, a differenza del governo russo.

La Jaresko ha anche detto che nel primo trimestre del 2015 l’economia ucraina ha registrato un calo tra il 7 e il 10% e le riserve valutarie sono ormai estremamente ridotte, il che rende molto difficile l’incontro a fine di maggio con il Fondo Monetario Internazionale e la discussione sul finanziamento di 17,5 miliardi di dollari.

Natalie Jaresko è nata e cresciuta negli Stati Uniti in una famiglia di emigrati e la cittadinanza ucraina le è stata conferita poco prima della sua nomina a ministro, come per altri due membri dell’attuale governo, un lituano e un georgiano. E’ una signora piuttosto ricca e molto addentro ai meccanismi finanziari, sia ucraini che del mondo occidentale, e questo rappresenta un vantaggio per l’Ucraina nelle attuali discussioni.

Particolarmente interessanti sono alcune frasi dell’intervista rilasciata al Financial Times, come quando, dopo aver citato le difficili discussioni in corso in molte capitali su un possibile aiuto alla difesa del Paese, afferma che l’aiuto assolutamente fondamentale è quello finanziario. O come quando, pur riconoscendo l’appoggio del Regno Unito alla difesa ucraina con l’invio di istruttori militari, critica Londra per non aver finora provveduto ad alcun aiuto finanziario bilaterale.

La signora Jaresko ha anche fatto presente che la vera vittima della situazione è il popolo ucraino che sta soffrendo per la sua lotta per la libertà e la democrazia e, ha aggiunto, “per la filosofia europea”. Qui si apre però un altro versante non positivo, dato dall’estrema corruzione del sistema in Ucraina.

Secondo gli indici sulla corruzione di Transparency International, l’Ucraina è al 142esimo posto su 175 Paesi rilevati, il peggiore dato in Europa (l’Italia è al 69esimo). La stessa Iaresko ha dichiarato recentemente che gli sforzi del governo per porvi rimedio comprendono i tentativi per costringere gli ucraini abbienti a pagare le tasse e per eliminare gli intermediari nelle trattative con società a partecipazione statale.

Il Primo ministro Arseniy Yatsenyuk ha confermato le intenzioni del governo di reprimere severamente corruzione e contrabbando. Il governo ha inoltre intimato ai servizi di sicurezza privati di consegnare le armi entro 24 ore, a seguito di un assalto di uomini armati a una società petrolifera controllata dallo Stato.

Il ministro dell’Interno ha anche annunciato un più severo controllo delle armi, ma l’obiettivo sembra essere un gruppo di oligarchi che stanno ponendo seri problemi al governo. Particolarmente sotto tiro è Ihor Kolomoisky, ritenuto responsabile dell’attacco citato prima, e finora alleato del presidente Poroshenko. Invece, qualche giorno fa Poroshenko ha rimosso il potente oligarca dalla sua carica di governatore della provincia di Dnipropetrovsk, terza città dell’Ucraina.

All’inizio della settimana, presenti televisione e stampa, sono stati arrestati e portati via in manette con l’accusa di corruzione due alti funzionari del ministero degli Interni e Yatsenyuk li ha accusati di rubare al popolo mentre il Paese è in guerra. Tuttavia, due giorni dopo il giudice ha dichiarato non esistere sufficienti prove che fossero stati commessi reati, costringendo il ministro degli Interni ad assicurare che saranno fornite nuove prove.

Il presidente e il governo ucraini sembrano quindi decisi a combattere il cancro della corruzione, ma la strada sembra decisamente in salita. D’altra parte, questa politica è richiesta dall’occidente e dall’Fmi per continuare ad aiutare finanziariamente l’Ucraina, ma se ciò non riuscisse, potremmo trovarci di fronte a quella specie di sindrome, già prospettata da qualche commentatore, che spesso colpisce i popoli liberati da regimi oppressivi: “si stava meglio quando si stava peggio”.

Questo renderebbe inutile il prezzo finora pagato dagli ucraini, dell’Ovest e dell’Est, e sarebbe una nuova disastrosa delusione dopo quella già seguita alla cosiddetta “rivoluzione arancione”, ma questa volta la responsabilità non ricadrebbe solo su Mosca, ma anche su Washington e Bruxelles.

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