JIHADI JOHN/ Il padre del boia dell’Isis: mio figlio è un animale, spero lo uccidano

- La Redazione

Dopo aver diffuso le parole della madre, il Daily Telegraph ha riportato nuove dichiarazioni rilasciate da Jassem Emwazi, il padre di Mohamed Emwazi, conosciuto come Jihadi John

jihadi_john_r439
Jihadi John

Dopo aver diffuso le parole della madre, il Daily Telegraph ha riportato nuove dichiarazioni rilasciate da Jassem Emwazi, il padre dell’uomo ormai noto a livello planetario come Jihadi John, ovvero il ventottenne londinese Mohamed Emwazi diventato boia dell’Isis. Jassem, cinquantunenne genitore dell’autore delle mattanze immortalate dai video circolati online, avrebbe pronunciato un vero e proprio anatema nei confronti del figlio, riportato integralmente dal sito del tabloid britannico e avvenuto durante una telefonata con un giornalista: “Mio figlio è un cane, un animale e un terrorista”, avrebbe detto l’uomo che già nel 2013 avrebbe sperato nella sua morte.

Prima di diventare famigerato come Jhiadi John, Mohammed Emwazi aveva fatto parte a lungo di una cellula dormiente di Al Qaeda, i cosiddetti London boys, il cui compito era in particolare la pianificazione di attentati da effettuare sul territorio della Gran Bretagna, su precisa istigazione di Osama bin Laden. A rivelare la circostanza è stato recentemente il quotidiano Mail on Sunday, il quale ha anche precisato come a lui fossero stati affiancati altri tre giovani che avevano ricevuto l’addestramento in un campo di Al Qaida posto in territorio somalo.

Una appartenenza, quella di Jhiadi John alla cellula di Al Qaeda, che sarebbe emersa con sufficiente chiarezza nel corso di un processo risalente al 2011. A capo della cellula terroristica sarebbe stato posto Bilal Berjaw, un ex comandante di al Shabaab e proprio insieme a lui e ad un terzo affiliato, di origine somala, il quale si era nel frattempo trasferito a Londra, Emwazi nel 2009 era partito alla volta della Tanzania. Il gruppo non aveva però potuto portare a termine il compito affidatogli in quanto bloccato all’aeroporto di Dar es Salaam. Secondo L’intelligence britannica. lo stesso Berjawi sarebbe anche stato coinvolto nel fallito attacco alla metropolitana di Londra che era avvenuto il ventuno luglio del 2005, proprio a distanza di due settimane dai tragici attentati in cui erano morte 55 persone. Tornato poi in Somalia, Berjawi ha trovato la morte nel 2012 ad opera di un drone statunitense.

Altra notizia emersa di recente, a proposito del tagliagole dell’Isis, è quella in base al quale nel corso del 2010 avrebbe seriamente pensato al suicidio. Una decisione che sarebbe scaturita dai pressanti controlli cui sarebbe stato sottoposto all’epoca da parte dei servizi di controspionaggio britannici. Il proponimento è stato poi raccontato da Jihadi John in una mail datata 14 dicembre 2010 che è stata inviata a Robert Verkaik, un giornalista del Mail, al quale l’uomo confessò peraltro di sentirsi come un dead man walking, ovvero una persona senza alcun futuro di fronte.

Nelle ultime ore sarebbe peraltro emersa anche una nuova registrazione relativa a Jhiadi John, che secondo la NBC contribuirebbe a fornire nuovi elementi sul boia dell’Isis. La registrazione sarebbe stata concessa da Cage, organizzazione del Regno Unito che aveva provveduto ad intervistare Mohammed Emwazi nel corso del 2009. L’uomo che è accusato di essere la persona armata di coltello figurante nei video riguardanti le decapitazioni degli ostaggi occidentali e dato presumibilmente operante in territorio siriano o iracheno, in questa registrazione negherebbe il suo coinvolgimento nel terrorismo. Inoltre avrebbe messo in evidenza la sua esasperazione per le continue intimidazioni e pressioni cui sarebbe stato sottoposto dai servizi segreti del Regno Unito.

Dagli estratti, che non sono comunque verificabili, emergerebbe come Emwazi sia stato ripetutamente accusato di essere un estremista islamico e di essere stato interrogato da un agente a proposito degli attentati terroristici di Londra. Proprio dalla registrazione, l’organizzazione Cage, che si occupa ormai da tempo di terrorismo, ha fatto discendere l’accusa elevata ai danni dei servizi di intelligence britannici di aver letteralmente spinto Jihadi John nelle braccia dell’estremismo islamico, con un atteggiamento evidentemente vessatorio. Accusa che il governo del Regno Unito ha provveduto a bollare come riprovevole. A smentire la tesi di Cage, sarebbero peraltro le parole di Peter Neumann, il direttore del Centro Internazionale per lo Studio della radicalizzazione presso il King College di Londra, secondo il quale sarebbe estremamente chiaro il coinvolgimento di Emwazi nel’estremismo. Una frequentazione, quella dei circoli radicali, che sarebbe durata per molto tempo, sfociando nel suo arruolamento che ne ha fatto uno dei simboli più famigerati dell’Isis. Anche il padre di Emwazi avrebbe tra l’altro a sua volta confermato che la voce nei video incriminati, in cui sono riprese le modalità delle esecuzioni, sarebbe proprio quella di Emwazi. Una conferma riportata anche dai giornali mediorientali e corroborata dalla notizia in base alla quale anche la madre, Ghania, lo avrebbe riconosciuto sin dal video in cui veniva decapitato James Foley, risalente all’agosto del 2014.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori