STRAGE IN KENYA/ Olimpio: c’è una caccia ai cristiani, la jihad vuole annientarli

- int. Guido Olimpio

Per GUIDO OLIMPIO, gli attacchi contro i cristiani sono un modo per annientare e cancellare il nemico, facendo sparire i cristiani dalle aree che loro considerano musulmane

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“La sete del tuo padre misericordioso che in te ha voluto abbracciare, perdonare e salvare tutta l’umanità ci fa pensare alla sete dei i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per a loro fede in te, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice”. Durante la Via Crucis al Colosseo Papa Francesco ha voluto porre l’accento sui cristiani perseguitati, a pochi giorni dalla strage perpetrata da Al-Shabab nell’università di Garissa in Kenya. Intanto secondo un ex jihadista il numero uno di Al-Qaeda, Ayman Al-Zawahiri, avrebbe manifestato l’intenzione di sciogliere la sua organizzazione per confluire nello Stato Islamico. Ne abbiamo parlato con Guido Olimpio, esperto di terrorismo del Corriere della Sera.

Qual è il senso dei continui attacchi ai cristiani cui abbiamo assistito anche in Kenya?

Questo rientra in un lungo percorso. Gli attacchi contro i cristiani sono stati sempre portati avanti, e oggi ciò è compiuto in modo ancora più irruento e proprio perché i terroristi sono ispirati o suggestionati da quanto sta facendo Boko Haram in Nigeria o dallo stesso Isis. E’ un modo per annientare e cancellare il nemico, facendo sparire i cristiani dalle aree che loro considerano musulmane. Ecco perché usano questi metodi terrificanti, ben sapendo anche che hanno un grande impatto sul piano propagandistico.

Quindi c’è l’idea di annientare i cristiani in Medio Oriente?

L’idea di questi gruppi è che nei loro territori non sia previsto che ci siano cristiani, o che dove ci sono quest’ultimi si debbano sottomettere. Ciò non soltanto per i cristiani, ma per chiunque ha una fede diversa. Quindi se uno non si sottomette è ucciso, distrutto o nel migliore dei casi cacciato via. C’è una ferocia connaturata perché si vuole riaffermare la propria forza attraverso le stragi.

Il Papa ha denunciato l’indifferenza nei confronti dei cristiani perseguitati. Lei che cosa ne pensa?

In qualche modo il Papa ha ragione, nel senso che spesso non ci si accorge di quello che accade. E’ un richiamo non soltanto ai cittadini ma anche ai governi, affinché si rendano conto che quella che è in atto è una vera e propria caccia ai cristiani. Lo ritengo un appello dovuto.

Al-Zawahiri ha detto che intende sciogliere Al Qaeda per confluire nell’Isis. Come valuta le sue affermazioni?

Ci vorrebbero delle prove più concrete e dei segnali più consistenti rispetto a queste dichiarazioni di “terza mano”, e sarei quindi molto cauto. D’altra parte è evidente che da circa due anni Al-Zawahiri è in una fase di ribasso, in quanto è meno attivo e presente, e pur non essendo scomparso ha certamente sofferto la concorrenza dell’Isis.

 

Se confermata, quale sarebbe il peso di questa notizia?

Se l’annuncio di Al-Zawahiri fosse confermato sarebbe un fatto clamoroso, in quanto sarebbe il segno del fatto che Al-Qaeda riconosce la supremazia dell’Isis. Finora però non abbiamo avuto nessun annuncio ufficiale né da parte di Al-Zawahiri né da parte di membri di Al Qaeda vicini al leader. Abbiamo soltanto un ex qaedista che cita i ribelli siriani che citano a loro volta un gruppo qaedista. Il passaggio è quindi un po’ lungo, ed è necessaria prudenza.

 

Fino a che punto Al Qaeda è un’organizzazione strutturata e non soltanto un marchio che ciascun gruppetto jihadista usa a suo piacimento?

La struttura c’è ma non è più la stessa di un tempo. Ha subito dei colpi e un’evoluzione, dalla morte di Osama bin Laden ha dovuto affrontare la concorrenza dell’Isis. Al-Zawahiri non si è mai imposto come capo assoluto, o quantomeno non ha avuto la stessa autorità e carisma di bin Laden. Ci sono però alcune fazioni molto importanti che si riconoscono nell’organizzazione, come Al Qaeda nella Penisola Arabica, che è una delle realtà più forti.

 

L’Isis ha minacciato più volte di colpire l’Italia. E’ realmente in grado di farlo?

Le minacce fanno parte della strategia di questi gruppi terroristici, ma bisogna poi vedere quanto riescano a metterle in atto. Resta il fatto che i gruppi islamisti, e non soltanto l’Isis, hanno la tendenza a fare quello che dicono e a dire quello che fanno. Bisogna sempre accogliere queste manifestazioni e questi segnali con una certa attenzione, senza esagerare ed enfatizzare, ma tenendone conto perché a volte contengono delle segnalazioni importanti.

 

(Pietro Vernizzi)

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