EGITTO/ Shahira Amin: la condanna a morte di Morsi alimenta solo violenza e odio

- int. Shahira Amin

Per SHAHIRA AMIN, quella contro Morsi è una sentenza motivata politicamente. Morsi era un incompetente ma non un terrorista, e nessuna delle accuse che gli sono state rivolte erano fondate

Mohamed_Morsi
Mohamed Morsi (Infophoto)

L’ex presidente egiziano Mohamed Morsi è stato condannato a morte ieri dal tribunale del Cairo. L’accusa principale è quella di avere favorito un’evasione di massa dal carcere nel 2011, ai tempi della rivoluzione contro Mubarak. La condanna dovrà essere confermata dal Gran Muftì, che in Egitto rappresenta l’interprete ufficiale della legge islamica. La sentenza definitiva è prevista per il 2 giugno. “E’ una sentenza scioccante e politicamente motivata”, afferma Shahira Amin, una delle giornalista televisive più note in Egitto, nonché una delle poche ad avere intervistato personalmente il leader dei Fratelli musulmani durante la sua presidenza nel dicembre 2012.

“Morsi era un incompetente e un politico incapace, ma non un terrorista né un assassino, e nessuna delle accuse che gli sono state rivolte sono state dimostrate fondate”. Per Amin, “i fatti più recenti in Medio Oriente nascono dal fatto che le monarchie del Golfo temono di essere travolte da una rivoluzione. Proprio per questo non possono accettare un Egitto democratico, perché sarebbe la prima pedina del domino che le farebbero cadere, e nello stesso tempo strumentalizzano l’Isis per creare il terrore e fermare sul nascere ogni dissenso”.

Che cosa ne pensa della condanna a morte di Morsi?

L’obiettivo di questa sentenza è dare il colpo finale ai Fratelli musulmani ed estrometterli dalla vita politica. Tra le motivazioni della condanna a morte c’è l’accusa di avere favorito l’evasione di alcuni prigionieri nel 2011, in una fase in cui lo stesso Morsi si trovava in carcere. Non riesco a comprendere come possa essere responsabile per questo reato quando non poteva in alcun modo aiutare i detenuti a fuggire.

Chi c’era dietro quell’evasione di massa dal carcere?

All’epoca c’erano le proteste per le strade. Subito dopo la rivoluzione abbiamo visto alla tv egiziana degli ufficiali di polizia che hanno affermato di avere ricevuto dal ministro dell’Interno (all’epoca legato a Mubarak, ndr) l’ordine di aprire le celle e lasciare uscire i criminali. La gente però ha la memoria corta.

Ora che cosa accadrà?

La condanna a morte di Morsi non è definitiva in quanto l’ultima parola spetterà al Gran Muftì. Il vero obiettivo è vedere quale sarà la reazione degli egiziani.

Questa sentenza pacifica l’Egitto o lo rende ancora più lacerato?

L’Egitto ne esce polarizzato. Questa sentenza alimenta l’odio e la violenza. Nessuno ne esce vincitore, nessuno ne beneficerà.

Qual è stata la reazione degli egiziani dopo l’annuncio della condanna?

I sostenitori di Al-Sisi se ne rallegrano, in quanto i media raccontano loro che i Fratelli musulmani sono terroristi e pensano quindi che Morsi abbia ricevuto ciò che si merita. I sostenitori dei Fratelli musulmani sono invece totalmente sotto shock e da parte loro c’è molta rabbia. La gente comune invece è troppo presa dai problemi di una vita quotidiana sempre più difficile per occuparsi di politica. Al Cairo però non ci sono manifestazioni, la reazione di chi non condivide questa sentenza è visibile soltanto sui social media. Basta leggere Facebook del resto per vedere quanto è polarizzata l’opinione pubblica.

Lei ha intervistato personalmente Morsi nel 2012. Che ricordo ha di quell’incontro?

La mia impressione fu che l’uomo che avevo di fronte non era né un terrorista né un assassino né un brutale dittatore. Quando gli chiesi che cosa ne pensasse del fatto che io mi ritengo una donna liberale, e se avrebbe voluto costringermi a indossare il velo, lui mi rispose che era una mia libera scelta.

 

Come si spiega che Morsi da presidente sia stato così contestato?

Diversi egiziani erano molto preoccupati per l’ascesa al potere di Morsi, perché erano convinti che i Fratelli musulmani avrebbero adottato un approccio graduale per islamizzare il Paese. Durante la presidenza di Morsi però non è stata adottata alcuna decisione che io abbia percepito come pericolosa per la mia identità di donna laica e liberale.

 

Tutte le accuse contro Morsi sono infondate?

L’unica accusa che si può fare a Morsi è quella di essere stato un politico incompetente e incapace di gestire un Paese complesso come l’Egitto. I Fratelli musulmani sono rimasti a lungo in clandestinità ed erano privi di esperienza, e d’altra parte magistratura, polizia e media erano tutti contro Morsi.

 

L’immagine di Al-Sisi in Italia è quella di un presidente laico e contrario a ogni estremismo religioso. E’ realmente così?

Al-Sisi ama mostrarsi come un riformatore del pensiero islamico e vuole far credere che Isis e Fratelli musulmani possano essere messi sullo stesso piano. Ritengo però che i due gruppi non possano essere equiparati, in quanto i Fratelli musulmani sono un gruppo moderato che ha rinunciato alla violenza fin dagli anni 70 del secolo scorso. Durante la presidenza Morsi inoltre non hanno mostrato alcun segno di radicalismo.

 

Al-Sisi però è uno dei leader più attivi nel combattere l’Isis…

Il problema è che i leader arabi, e non mi riferisco ad Al-Sisi in particolare, stanno sfruttando l’Isis per creare il panico in Occidente. Ma soprattutto si vuole arrestare la spinta verso la democrazia. Le monarchie del Golfo sono terrorizzate dall’idea di una rivoluzione, e sono convinte che se in Egitto si affermasse la democrazia ciò provocherebbe di riflesso una caduta dei loro stessi regimi. Stanno quindi facendo di tutto per fermare l’onda della democratizzazione, e usano l’Isis come uno spettro per creare paura.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori