DIARIO ARGENTINA/ La schiavitù dietro la favola kirchnerista

- Arturo Illia

A Buenos Aires il caffè Orleans, gestito da una politica membra del partito kirchnerista, era in realtà un bordello a cielo aperto. Ma non era un caso isolato. Il racconto di ARTURO ILLIA

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Cristina Kirchner (Infophoto)

San Antonio de Areco è un bellissimo paese nei dintorni di Buenos Aires, pieno di storia “gauchesca”, immortalata nei quadri del pittore Florencio Molina Campos a cui è dedicato un museo che raccoglie le sue opere. Luogo vivamente consigliato a chi voglia provare la vita dei campi e le tradizioni di una cultura autoctona come quella dei “gauchos”, anello di congiunzione tra la etnie indie che popolarono l’Argentina e le popolazioni provenienti dall’Europa, Spagna in particolare, la cui fusione ha dato luogo alla razza “criolla”, cioè mista, che fino alle bibliche immigrazioni dell’Ottocento e Novecento dominava queste zone.

Angelina Zapico è consigliera comunale del Partito Fpv (Frente para la Victoria), ultrakirchnerista e fino a ieri conosciuta per ricoprire il ruolo di organizzatrice della Festa dell’8 maggio (Festa della donna) al Senato nazionale argentino, un ruolo che l’ha posta tra le prominenti figure dell’attuale potere dominante nel Paese. Ma ancora una volta l’ideologia kirchnerista, alla prova dei fatti, si è rivelata l’esatto contrario di quanto abbondantemente pompato nelle intenzioni.

C’è da dire una cosa su quanto stiamo per raccontare: lo sapevano tutti che quel caffè denominato “Orleans”, nel pieno centro di Buenos Aires, era più collegato alla tradizione della città americana del “Dixieland” che all’eroina francese Giovanna d’Arco d’Orleans, dato che su molti siti di turismo internazionale i clienti avevano abbondantemente segnalato come la specialità della casa non fossero propriamente i cappuccini. Ma tant’è, lo stesso grande è stata la sorpresa di Luca Schaerer, candidato a legislatore per il Movimento “Bien Comun” non solo nello scoprire quello che tutti già sapevano, e cioè che il caffè era un bordello a cielo aperto, ma che la società che lo gestisce, la Ril Srl, è di proprietà proprio della “consigliera”. E non solo…

«Siamo entrati nel caffè “Orleans” a colpo sicuro con una telecamera nascosta – ci racconta Schaerer – e l’abbiamo trovato pieno di prostitute al lavoro. Quello che ci ha colpito è che dopo aver parlato con una di loro, uno dei camerieri ci ha avvicinato e offerto la prestazione della ragazza in un hotel delle vicinanze con un sovrapprezzo applicato alla consumazione che stavamo bevendo. Successivamente, controllando i dati apparsi sullo scontrino, abbiamo scoperto che la consigliera Zapico, che è stata in passato membro del Senato nazionale e Direttrice dell’entità governativa che si occupa della gestione del territorio nella Provincia di Buenos Aires, non solo era proprietaria dell’Orleans, ma il suo nome appare pure in altre società in cogestione, la “Jocel SA”, “Reconquista 872”, “Van Kilden SA” e “Loch Ness Srl”, che gestiscono bordelli VIP. E sono partite le denunce, come da anni stiamo facendo, chiudendo l’attività di molti»

«Il problema è che il mondo della prostituzione esercitata in questi luoghi è connesso allo sfruttamento in stato di schiavitù di molte ragazze, in maggioranza straniere, e anche al narcotraffico che, quando non partecipa direttamente alla gestione, utilizza questi luoghi come punti vendita di droga», aggiunge Luca.

In pratica tutta la zona prospiciente la stazione di Retiro, molto elegante fino agli anni Novanta e piena di ristoranti e ritrovi “storici”, a partire dal 2004 si è trasformata di notte in un quartiere a luci rosse nemmeno tanto camuffato, così come un altro quartiere di altissimo livello come quello della Recoleta. Incastrata tra queste due località c’è la famosa “Villa 31”, una bidonville che, sorta negli anni Settanta, si è potuta sviluppare tanto da contare più di 40.000 abitanti che vivono in costruzioni fatiscenti a più piani e che costituisce uno dei centri nevralgici del narcotraffico porteno. Camminare poi di notte per le eleganti “avenidas” della zona provoca una stretta al cuore per la presenza, in ogni androne, di un esercito non solo formato da clochard, ma di famiglie intere che non sanno dove dormire, con i materassi sistemati anche sui marciapiedi e le immancabili borse piene di masserizie.

Insomma, si è testimoni di quanto la favola kirchnerista del “Paese meraviglioso” sia reale nella sua fantasia: fa rabbia pensare che si vada più in là e che si sia complici di quei traffici di cui quotidianamente il Governo smentisce l’esistenza. E sono anni che “tutti sanno” a livello politico, tanto che nel 2011 si scoprì di come pure l’ex ministro della Giustizia Zaffaroni fosse proprietario di appartamenti dove si esercitava la prostituzione, ma nessuno dice nulla per il semplice motivo che, quando non complici, molti politici (e giudici) sono tra i più assidui frequentatori di questi posti. Gli archivi dei servizi di informazione sono pieni di documentazione al riguardo, cosa utile al ricatto, in modo da poter dominare la scena politica e poter operare la corruzione senza rischi giudiziari. 

È un’Argentina che tantissimi sperano, dall’ottobre di quest’anno, mese delle elezioni Presidenziali, di veder sparire.

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