SIRIA/ Castagnetti: se l’Isis mette piede ad Aleppo, interverrà Putin

- int. Fabrizio Castagnetti

Per FABRIZIO CASTAGNETTI, se in Medio oriente non si fa nulla arriveremo a un momento in cui bisognerà compiere un intervento che costerà molto di più. E non solo in termini economici

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Carristi russi (Infophoto)

Crescono i timori che Aleppo, la seconda città nel nord della Siria, possa cadere nelle mani dell’Isis. I militanti islamisti si stanno dirigendo verso la città, mentre l’opposizione siriana e gli Stati Uniti hanno accusato il regime di Assad di aiutare i jihadisti attraverso attacchi aerei contro i ribelli che li combattono, specialmente nella città di Marea a nord di Aleppo. Ne abbiamo parlato con il generale Fabrizio Castagnetti, ex capo di Stato maggiore dell’Esercito Italiano.

Che cosa accadrebbe se l’Isis conquistasse Aleppo?

Aleppo è in una posizione strategica, perché è molto vicina all’area dove abitano gli alawiti. Non credo però che la città cadrà, in quanto l’esercito siriano la difenderà fino all’ultimo.

Un eventuale accerchiamento di Aleppo da parte dell’Isis potrebbe convincere la Russia a intervenire?

E’ possibile. Aleppo è a 190 chilometri da Tartus, dove è presente la flotta russa e che per Mosca rappresenta l’unica base sul Mediterraneo. Se la posizione dovesse precipitare, sicuramente la Russia compirebbe azioni più decisive per aiutare Bashar Assad, sotto forma di rifornimenti di armi. Lo stesso Iran non resterebbe con le mani in mano.

E gli Stati Uniti come reagirebbero?

In passato gli Stati Uniti hanno aiutato fazioni ribelli a combattere Assad, e in questi gruppi c’erano gli stessi leader del califfato. Ora gli Usa hanno capito che devono in qualche modo aiutare Assad, ma non con interventi concordati bensì con dei piccoli bombardamenti. Gli stessi servizi segreti di Usa e Siria hanno stabilito delle relazioni.

Come valuta questa scelta?

In questo momento l’elemento più pericoloso è l’Isis, e in politica estera c’è bisogno di grande realismo. Bisogna prendere atto del fatto che Bashar Assad non è il nemico numero uno.

Secondo lei gli Stati Uniti in Siria stanno sbagliando strategia?

Gli Stati Uniti non son interessati a quanto avviene in Siria. Ciascuna nazione persegue principalmente i suoi interessi, e poi li concorda a largo spettro anche con gli altri alleati. Soltanto l’Italia non è in grado di farlo. Per gli Stati Uniti quanto sta avvenendo in Medio oriente non è un interesse strategico prioritario, e la tragedia è che la stessa Europa non sta facendo nulla. In questo l’Italia ha una grande responsabilità.

Quali sarebbero le responsabilità dell’Italia?

Perdiamo tempo con le sanzioni contro la Russia, e ci dimentichiamo del Medio oriente che è il cortile di casa nostra. Ciascuno deve fare il suo mestiere, ma l’Italia non è capace di salvaguardare i suoi interessi nazionali.

 

Con quali conseguenze?

Se non si fa niente, arriveremo a un momento in cui bisognerà compiere un intervento che costerà molto di più non solo in termini economici, ma anche di caduti. O si interviene adesso o il califfato prende il sopravvento.

 

Secondo l’Independent, Al-Nusra ha chiesto agli Usa di sostenerlo contro Assad e l’Isis. Che cosa ne pensa?

E’ la prova del fatto che Al-Nusra sta combattendo contro l’Isis, e che Assad sta facendo il doppio gioco contro questi due nemici per cui una volta aiuta l’uno e una volta l’altro. Qualcuno ha addirittura ipotizzato che Assad in alcune situazioni contingenti abbia sostenuto gruppi dell’Isis contro Al-Nusra. Da sempre del resto il mondo musulmano è molto frastagliato e ci sono diversi gruppi che si combattono tra di loro. Al-Nusra però non è mai stato considerato un gruppo ribelle moderato, anzi era il gruppo dei ribelli più radicali. Se adesso effettivamente Al-Nusra sta combattendo l’Isis per avere la supremazia in Siria, si spiega la sua richiesta agli Usa. Non credo però che gli americani abbocchino.

 

(Pietro Vernizzi)

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