INTERCETTAZIONI/ Castagnetti: a Obama non conviene “allargare” troppo l’Atlantico…

- int. Fabrizio Castagnetti

Per FABRIZIO CASTAGNETTI, lo scandalo intercettazioni Nsa finisce per fare il gioco di Putin nella delicata partita ucraina, rispetto a cui sono emerse esigenze diverse tra Usa ed Europa

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François Hollande (Infophoto)

“Lo scandalo intercettazioni Nsa finisce per fare il gioco di Putin nella delicata partita ucraina, rispetto a cui sono emerse esigenze diverse tra Stati Uniti da un lato ed Europa dall’altra”. Lo afferma il generale Fabrizio Castagnetti, ex capo di Stato maggiore dell’Esercito Italiano, a proposito delle indiscrezioni diffuse da Wikileaks che ha rivelato sei anni di attività di spionaggio americano ai danni dei capi di Stato francesi Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e Francois Hollande tra il 2006 e il 2012. Un nuovo scandalo dopo che nel maggio scorso si era scoperto che il cellulare del cancelliere tedesco, Angela Merkel, era spiato dall’Nsa, la National Security Agency americana.

Generale, gli Stati Uniti intercettano l’Eliseo perché vogliono condizionare le scelte dell’Europa su temi come Ucraina e Grecia?

L’Ucraina è un esempio di come non ci possa essere coincidenza totale tra gli intendimenti di Stati Uniti e Paesi Ue. Ritengo che la posizione di Washington verso Mosca nella questione Ucraina sia esagerata. Ovviamente gli Usa fanno prima di tutto i loro interessi, ma la Russia è il nostro vicino e da questo punto di vista ci sono delle sfumature diverse nei confronti dell’Ucraina.

A chi giova questa crisi diplomatica che apre nuove smagliature tra Europa e Stati Uniti proprio nella fase più delicata del conflitto ucraino?

Naturalmente se ne avvantaggia Putin. Anche se poi non penso che ci saranno delle conseguenze rispetto all’atteggiamento da tenere verso la Russia per quanto riguarda le questioni di Crimea e Ucraina. La stessa vicenda dello spionaggio dell’Nsa ai danni di Angela Merkel è stata presto dimenticata. Anche nel caso della Francia tra due giorni non ne parlerà più nessuno.

Quindi è una frattura che presto sarà ricomposta?

Sì. Ciò non toglie però l’esistenza di interessi diversi da parte di Europa e Stati Uniti nei confronti della crisi russo-ucraina. Questa per me è una cosa sacrosanta, e anzi l’Europa dovrebbe tenerne conto. Anche se nella realtà purtroppo non esiste una politica estera europea, e quindi lo stesso fronte Ue si trova a essere diviso.

Queste intercettazioni possono comunque rompere il fronte occidentale?

Sicuramente il fatto che queste intercettazioni siano venute alla luce va a vantaggio di Putin, questo è fuori discussione. Anche se non credo che ciò arriverà a rompere il fronte occidentale.

E’ venuto meno il rapporto di fiducia tra alleati di vecchia data come Stati Uniti e Francia?

Non credo che il presidente degli Stati Uniti fosse a conoscenza delle intercettazioni ai danni dell’Eliseo. Probabilmente si è trattato di un’iniziativa degli stessi tecnici americani che l’hanno realizzata. Se ci fosse un’implicazione dei massimi vertici sarebbe un fatto indecente.

 

E se davvero l’ordine fosse partito dalla Casa Bianca?

E’ un fatto che non posso escludere al 100 per cento, però non ci credo. Il rischio di essere scoperti era troppo alto, tanto è vero che poi è avvenuto, e il gioco non valeva la candela. Quando i Paesi europei hanno degli interessi diversi dagli Stati Uniti, devono anche avere il coraggio e la volontà di dirlo in occasione degli incontri bilaterali. Non avrebbero nessun vantaggio a nasconderlo e a tramare contro gli Stati Uniti. Gli interessi diversi si dichiarano apertamente, perché siamo alleati, e gli alleati non devono essere per forza d’accordo su tutto ma solo sull’essere franchi e leali.

 

Come è possibile che un tecnico di sua spontanea iniziativa compia un’azione così rischiosa come spiare un capo di Stato?

L’obiettivo iniziale era intercettare possibili attività terroristiche, e ovviamente i terroristi ci sono anche in Europa. Da qui si sono continuamente allargati, ed è andata a finire che per intercettare eventuali colloqui di terroristi nel Vecchio Continente hanno ascoltato anche conversazioni telefoniche tra politici. Bisogna vedere se ci sia stata anche la volontà specifica di farlo. Se così è stato, un funzionario che di sua iniziativa prende il provvedimento di intercettare un capo di Stato è un fatto di non poco conto.

 

(Pietro Vernizzi)

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