GRECIA / News, verso il referendum. Salvini: anche gli italiani dovrebbero ritirare soldi dalle banche (lunedì 29 giugno 2015)

- La Redazione

Grecia news, Atene è a un passo dal default e dall’uscita dall’euro: la Banca centrale europea ha deciso di riunirsi oggi in teleconferenza per stabilire il da farsi. Gli aggiornamenti

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Alexis Tsipras (Infophoto)

Come avvenuto in Grecia, anche gli italiani dovrebbero ritirare i soldi dalle banche del Paese “per dare un segnale all’Europa”. A dirlo è il leader della Lega Nord Matteo Salvini, intervenuto oggi ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. “Non possiamo essere schiavi della Banca Centrale Europea, una multinazionale di qualcuno che non è mai stato eletto da nessuno”, ha aggiunto il numero uno del Carroccio, spiegando che se fosse premier avrebbe già “avviato le pratiche” per uscire dall’euro. Per quanto riguarda invece il referendum greco indetto per domenica prossima, “fossi in Grecia voterei no, per la sovranità e la libera scelta. Se vince il no potrebbe essere l’inizio di una nuova Europa”.

La Grecia “non sarà in grado di restituire al Fondo monetario internazionale 1,73 miliardi di dollari che deve entro martedì dopo la decisione di indire un referendum”. Lo scrive oggi il Wall Street Journal citando un funzionario del governo di Atene. Anche secondo Burkhard Varnholt, chief investment officer di Julius Baer, è praticamente sicuro al 100% un default greco con il Fmi, “ma non riteniamo che questo creerà” particolari problemi sui mercati azionari. Questo scenario è infatti “ampiamente anticipato, a questo si aggiunge che la maggioranza dei bond è nelle mani di istituzioni pubbliche greche”. La Grecia inoltre “non produce più del 2% del Pil europeo e quindi il default non sarà un momento Lehman. Riteniamo che la possibilità di una Grexit estremamente bassa”.

«Va assolutamente riaperto il dialogo con la Grecia», questo in estrema sintesi il succo della telefonata di oggi tra il Presidente degli Stati Uniti d’America e il suo omologo francese Francois Hollande. Entrambi i presidenti si trovano concordi sulla necessità di unire gli sforzi per facilitare una ripresa delle trattative, «trovando una soluzione alla crisi greca il prima possibile assicurando ad Atene la stabilità finanziaria», riferisce un collaboratore dell’Eliseo, riportato dal Corriere della Sera. Dopo Juncker e Merkel, dunque anche i due presidenti di Usa e Francia confidano in una ripresa dei rapporti con la Grecia per superare l’incubo economico e politico della cosiddetta “Grexit”.

Il Ministero dell’Interno greco ha fatto circolare il documento contenente il quesito che verrà posto ai cittadini greci nel referendum di domenica prossima. Ecco il testo riportato da diversi media e blog ellenici: “Referendum del 5 luglio 2015. Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato ‘Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre ed il secondo ‘Analisi preliminare per la sostenibilità del debitò”.

“Eravamo molto vicini all’intesa. Ma Tsipras ha deciso di lasciare il tavolo per proporre il referendum. E non è nemmeno chiaro su quale piano si terrà il referendum”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, al termine dell’incontro con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e i capigruppo Ue. Lo stesso Schulz ha chiesto di “fermare gli orologi” tra il momento in cui scadrà il programma di aiuti alla Grecia domani sera e il referendum in programma domenica 5 luglio.

In questo momento è in corso da Bruxelles la conferenza stampa del Presidente della Commisione europea Jean-Claude Juncker riguardante la crisi greca. Juncker ha voluto chiarire come “in Europa ci sono 19 nazioni. Non una contro 18, o 18 contro una”. Visti tutti gli sforzi fatti personalmente per favorire un accordo che accontentasse tutte le parti presenti al tavolo della trattativa, Juncker ha ammesso di sentirsi “tradito e profondamente triste per ciò che è successo”. Juncker ha tenuto a ribadire come l’uscita della Grecia dall’UE per lui “non rappresenta un’opzione” e ha ricordato come “anche altri Paesi hanno attraversato momenti delicati, e anche loro hanno dovuto prendere decisioni difficili”. Juncker ha poi chiarito come quello proposto non sia “uno stupido pacchetto di misure per l’austerità” e che “si vince o si perde tutti insieme”. 

Nell’intricata questione greca, a favore della popolazione ellenica va registrato l’ultimo intervento di Pablo Iglesias, leader del partito spagnolo Podemos. Secondo il capo del partito post-indignados, la crisi greca è il frutto di una “operazione mafiosa di terrorismo finanziario” messa in atto “contro un governo che ha dimostrato di essere pienamente disponibile ad un accordo”. Secondo Iglesias lo stallo nelle trattative è da attribuire “a un intervento diretto della direttrice del Fmi Christine Lagarde, appoggiata dalla cancelliera Angela Merkel, e stranamente dal governo spagnolo”. A sostegno di quanto dichiarato da Iglesias sono giunte poi le dichiarazioni dell’ideologo di Podemos Juan Carlos Monedero, che ha auspicato la creazione di un fronte comune dei Paesi dell’Europa meridionale; secondo Monedero la crisi ateniese assomiglia alla “situazione che l’Europa ha vissuto nel 1939 con l’invasione tedesca della Polonia”. Per queste ragioni i Paesi del Sud dovrebbero essere “consapevoli che la sorte della Grecia è la sorte di tutti noi”.

In attesa che il referendum indetto dal Parlamento greco faccia chiarezza sulla strada che prenderà la Grecia, il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Christos Spirtzis, ha annunciato in un’intervista a Mega Channel la decisione presa dall’esecutivo guidato da Alexis Tzipras di garantire i trasporti pubblici gratuitamente fino al 6 luglio. Questa data non è casuale, visto che corrisponde al giorno immediatamente successivo al referendum che sancirà la decisione del popolo greco di accettare o meno le condizioni imposte dai creditori. Il costo di questo provvedimento è stimato intorno ai 4 milioni di euro.

Banche e Borsa di Atene chiuse a partire da oggi e per tutta la settimana. Lo ha deciso il governo ellenico per evitare fughe di capitali e l’attacco degli speculatori quando la Grecia sembra ormai a un passo dal default. Nella giornata di oggi i bancomat saranno fuori uso, mentre da domani i cittadini greci potranno prelevare un massimo di 60 euro al giorno. Nessun limite invece per i turisti. L’annuncio è arrivato nella serata di ieri direttamente dal premier Alexis Tsipras che si è rivolto alla nazione con un messaggio in tv di pochi minuti (clicca qui per il testo integrale del discorso): “Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco – ha detto – Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo”. Clicca qui per vedere il video del discorso di Alexis Tsipras

La situazione in Grecia subisce una ulteriore accelerazione dopo la decisione di chiudere – nella giornata di oggi, lunedì 29 giugno, sia la Borsa che le banche, e protrarre la chiusura degli sitituti di credito per ben sei giorni. Il premier greco Alexis Tsipras nella serata di ieri ha tenuto a reti unificate un discorso durissimo contro l’Europa, accusando apertamente la Banca Centrale Europea e l’Eurogruppo di ledere in modo vergognoso e indegno della tradizione democratica europea lo spirito di democrazia e umiliare la sovranità di un intero paese. Questo è stato definito un “atto profondamente offensivo e vergognoso per le tradizioni democratiche dell’Europa. I tentativi di cancellare il processo democratico sono un insulto e una vergogna per le tradizione democratiche in Europa”. I greci sono sempre più preoccupati, e il premier cerca di tranquillizzarli sul fatto che risparmi e pensioni sono comunque al sicuro. Di certo il percorso che guiderà la Grecia verso il Referendum del 5 luglio è stretto e pericoloso, le pressioni sono tante e se Tsipras per ora si attesta sulla difensiva e si chiude in un distacco sdegnoso (“La dignità del popolo greco risponderà al ricatto e all’ingiustizia inviando un messaggio di orgoglio e speranza a tutta l’Europa”, aveva twittato in serata Tsipras), il ministro dell’economia Varoufakis ricorda in una intervista alla Bild che “la Merkel ha le chiavi per un accordo immediato. Spero le usi”. Oggi, in ogni caso, si preannuncia un’altra giornata di passione per la Grecia.

Grecia ormai ad un passo dal default, il governo ellenico ha deciso la chiusura di banche e Borsa per domani, con l’obiettivo di evitare un vero e proprio tracollo finanziario dalle conseguenze disastrose. La decisione è stata presa al termine dei negoziati, terminati con la rottura, con i creditori e a seguito della conseguente decisione del Parlamento greco, che ha dato il via libera al referendum sull’austerity, promosso dal premier Alexis Tsipras. Intanto il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde ha sottolineato come Eurogruppo e Bce abbiano “utilizzato tutti gli strumenti disponibili per preservare l’integrità e la stabilità dell’area dell’euro”. 

Per i cittadini greci “sarà un vero massacro perché i loro risparmi saranno ridotti di valore. A rimetterci saranno soprattutto loro”. A dirlo è il presidente di Italia Unica, Corrado Passera, intervenuto ai microfoni di Sky Tg24 per commentare l’attuale situazione greca ed eventuali scenari futuri. “Tra Atene e la Ue ci sono stati mesi di trattativa che ora possiamo definire falsa trattativa. La verità è che il governo greco guidato da Tsipras non sa o non vuole affrontare i problemi e trattare in maniera ragionevole con i partner europei”, ha aggiunto. Secondo Passera, Alexis Tsipras “si affida ad un referendum per sfuggire dalle sue responsabilità. Invece di dire la verità ai cittadini greci. E cioè che direttamente o indirettamente Bruxelles insieme al Fondo Monetario stanno finanziando l’80 per cento del debito greco, che sta precipitando verso il 200 per cento del Pil”.

Mentre si avvicina il possibile default della Grecia, Alexis Tsipras ha ottenuto il via libera per organizzare domenica 5 luglio un referendum per chiedere ai cittadini greci se hanno intenzione di accogliere l’ultima offerta avanzata dai creditori. “Sono certo che il popolo greco sarà all’altezza delle storiche circostanze ed emettera un forte no all’ultimatum”, ha detto il premier ellenico che però, secondo recenti sondaggi, rischia di incassare una sonora sconfitta. La maggioranza della popolazione si è detta infatti pronta ad affrontare un nuovo piano di austerità pur di continuare a ricevere gli aiuti europei. Dalla rilevazione effettuata da Alcio per il quotidiano “Proto thema”, ad esempio, il 57% dei greci vorrebbe rimanere nell’euro e trovare un accordo, mentre solo il 29% vorrebbe interrompere le trattative e valutare un’uscita. Il resto si è detto ancora indeciso.

Come avvenne a Cipro nel 2012, anche la Grecia sta valutando di chiudere le banche a partire da domani e di introdurre il controllo dei capitali. Lo ha annunciato ai microfoni di BBC Radio il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis. La decisione è ovviamente legata agli assalti alle banche dei giorni scorsi che hanno portato i cittadini greci, spaventati dal rischio default e da un’eventuale uscita dalla moneta unica, a prelevare solo nella giornata di sabato circa 700 milioni di euro. Lo stesso Varoufakis ha però voluto chiarire successivamente su Twitter che il governo “si oppone al concetto stesso dei controlli sui capitali in un’unione monetaria: si tratta di una contraddizione in termini”. Una unione monetaria, infatti, “deve fare tutto quello che serve per far sì che i depositi bancari restino accessibili per i cittadini e al tempo stesso consentire agli elettori di deliberare ed esprimersi su fondamentali cambiamenti di politiche”.

La Banca centrale europea non taglierà i fondi d’emergenza destinati alle banche greche. Nonostante le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, il consiglio direttivo dell’istituto diretto da Mario Draghi ha deciso di mantenere inalterati i fondi ELA (Emergency Liquidity Assistance), spiegando però che seguirà attentamente la situazione e che potrà rivedere la sua posizione “in qualunque momento”. “Continuiamo a lavorare a stretto contatto con la Banca di Grecia e con forza sosteniamo l’impegno degli Stati membri ad agire per affrontare le fragilità delle economie dell’area dell’euro”, si legge in un comunicato diffuso dall’Eurotower. A sua volta, il governatore della Banca centrale greca Yannis Stournaras ha assicurato che la Banca di Grecia, come membro dell’Eurosistema, “prenderà tutte le misure necessarie per assicurare la stabilità finanziaria per i cittadini greci in queste difficili circostanze”.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan deve riferire in Parlamento “al più presto” sulla situazione della Grecia e sulle misure che l’Italia ha intenzione di adottare in caso di uscita di Atene dall’euro. Lo ha chiesto a gran voce il deputato del Pd Stefano Fassina: “Qual è stata la posizione del governo italiano sull’irresponsabile ultimatum dato al governo Tsipras dall’eurogruppo? E sulla scelta punitiva di non estendere il programma per tre giorni?”, si è chiesto l’esponente della minoranza Pd. “I governi dell’eurozona hanno proposto al governo greco, come nel 2010 e nel 2012, un programma irrealistico, un pacchetto di misure recessive, inique sul piano sociale e di aggravamento dell’insostenibilità del debito pubblico – ha aggiunto Fassina – Il governo Tsipras ha avuto il coraggio di restituire la parola al suo popolo e di chiedere di respingere l’ultimatum. Il referendum del 5 luglio è una lezione di democrazia per tutta l’eurozona. È un passaggio di portata storica. Il governo italiano da che parte sta?”.

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, è intervenuto sulla crisi finanziaria graca chiedendo al ministr dell’Economia Padoan di riferire in Parlamento ciò che sta accadendo: “Deve farsi dare dal Parlamento un indirizzo politico che questo governo non ha, non ha avuto, per risolvere il problema della Grecia. Il problema della Grecia va risolto, la Grecia non va lasciata sola. La situazione è assolutamente grave e preoccupante. L’uscita della Grecia dall’euro sarebbe un disastro, per tutta l’Europa, per tutta l’area euro, soprattutto per il nostro paese, impiccato com’è al suo debito”.

Si fa sempre più strada l’ipotesi default per la Grecia e la conseguente uscita dall’euro. Dopo il via libera del Parlamento ellenico alla richiesta del premier Alexis Tsipras di organizzare per il prossimo 5 luglio un referendum per chiedere ai cittadini se intendono accettare o meno la proposta avanzata dai creditori internazionali, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di riunirsi oggi in teleconferenza per stabilire come muoversi riguardo le quattro grandi banche greche sulle quali ha il potere di vigilanza (Alpha Bank, Banca del Pireo, Banca Nazionale di Grecia e Eurobank). Vedendo avvicinarsi lo spettro del default, i bancomat sono stati nuovamente presi d’assalto e solamente nelle scorse ore i cittadini greci hanno prelevato poco meno di un miliardo di euro (in un normale fine settimana vengono ritirati in media circa 30 milioni di euro). Usando le parole del presidente della Bce Mario Draghi, con l’uscita di Atene dall’euro “entreremmo in un terreno ignoto e inesplorato” con conseguenze attualmente non prevedibili. Questo perché non esiste un precedente, quindi non è ancora possibile stabilire l’entità delle turbolenze sui mercati finanziari che questo scenario potrebbe scatenare.

Amici greci,

Da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio. Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese. Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi. Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni. Comunque, nemmeno per un momento abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco. Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo. Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali. 

La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche. Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco. Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale.

Amici greci,

In questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese. E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco. Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.

Questa proposta è stata accettata all’unanimità. Domani la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni. Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.

Amici greci, al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.

Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione. La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo. Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano. Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo. 

In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’Europa sarebbe un’Europa senza identità e senza bussola. Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.

Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci. Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.



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