DALLA GRECIA/ Strade deserte, code ai bancomat e la “trappola” del referendum

- Sergio Coggiola

SERGIO COGGIOLA ci spiega com’è stata la giornata di ieri ad Atene, tra strade deserte e lunghissime code ai bancomat, in attesa del referendum di domenica

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Chi vincerà il referendum?  Se si dovrà decidere se dire “sì” o “no” (come consiglia l’esecutivo) alla proposta dei creditori, vincerà il “no” del governo, con l’aiuto imbarazzante dei voti dei neo-nazisti. Pochi saranno coloro che voteranno “sì” a un aumento della tasse e al taglio delle pensioni. Tuttavia, se la domanda subisce una mutazione lessicale (come sta già succedendo nell’opinione pubblica, tutta schierata per il “sì”) nel quesito “a favore o contro l’euro”, il governo verrà sconfitto.
Il risultato offrirà una soluzione al problema che sta a cuore del governo, e cioè fine dell’austerità? No, qualunque sia il risultato. Se vincerà il sì, il Paese firmerà l’accordo che hanno proposto le “istituzioni”. Ma quale esecutivo metterà la firma? In ogni caso l’attuale governo Tsipras non potrà avere alcuna legittimazione politica. Se vincerà il “no” esistono due scenari. Il primo prevede che Tsipras chieda un accordo più favorevole. Se Bruxelles accetterà tanto meglio per Atene. Il secondo prevede che se i creditori mantengono la linea dura, il governo si ritroverà di fronte allo stesso dilemma: accettare la proposta su cui si è indetto il referendum o rifiutarla e uscire dalla zona euro.
I partiti filo-europei stanno studiando la strategia. Il governo ha ben chiara la sua linea. Ieri si sono spese troppe parole. Allora ecco due citazioni. Panos Skourletis, ministro del Lavoro, aveva già preparato il disegno legge sull’aumento dello stipendio base a 751 euro. Questa riforma comportava licenziamenti. Ecco che cosa ha affermato. “Il sì chiude il dialogo per ulteriori trattative, il no lo riapre”. Se vincerà il sì “assisteremo ai fenomeni che già conosciamo, come il taglio alle pensioni, la ferita al turismo, ecc.”. Sia chiaro, ha aggiunto, “non votiamo per la moneta”. E ha precisato: “Il referendum è una trattativa con altri mezzi”. “Vogliamo rilanciare con un  mandato più esteso di quello che abbiamo ricevuto”. 

Dimitris Stratoulis, vice-ministro con la delega al sistema previdenziale. Colui che fino a due mesi fa prometteva il ripristino della 13.a per i pensionati con un assegno inferiore ai 700 euro e sosteneva che il sistema pensionistico era in salute. Ecco il suo dialogo con un pensionato:

Stratulis: O voterai no e darai la possibilità di liberare il Paese e vedere applicate le nostre politiche – daremo sviluppo, lavoro e altro – oppure voterai sì e dirai “voglio una pensione Schaueble”.

Pensionato: Io sono una persona semplice.

Stratulis: Anch’io sono una persona semplice. Te lo chiedo: quanto prendi di pensione?

Pensionato: Mille euro.

Stratulis: Quelli (i creditori, ndr) chiedono che tu prenda 240 euro di pensione e 30 per quella integrativa. Devo accettare?

Pensionato: No.

Stratulis: Faremo quello che serve. Ti interessa avere soldi in tasca? Ti interessa se siamo nell’euro e poi non hai soldi in tasca. Oppure pensi di dover avere soldi in tasca?.

“Il primo ministro – si leggeva ieri sul foglio economico on-line “Reporter” – ci ha assicurato che i nostri conti e i nostri stipendi e pensioni sono al sicuro. Diciamo che gli crediamo. Ma con la verità ci saremmo sentiti meglio, se ci avesse detto quando potremo avere in mano nostra i soldi e con quale moneta. Purtroppo questo non lo ha detto, così come nessuno ci ha spiegato come le banche  troveranno i soldi per pagare conti, stipendi e pensioni lunedì prossimo. Ciò che ci ha preoccupato maggiormente è stato il suo consiglio per essere ‘pazienti e freddi’. Quel consiglio suonava traumatico”.

Nelle stesse ore in cui Tsipras si rivolgeva alla nazione davanti ai bancomat si erano formate lunghe file. Un bancomat senza coda era il segno che era vuoto. E la processione è andata avanti per due giorni. Curioso il caso dei due bancomat del Parlamento: sabato mattina alle 10 erano già vuoti. Un bancario ha provveduto alla sua “ricarica” e si è riformata la fila composta da numerosi ministri e parlamentari Syriza. Sempre sabato mattina, erano trascorse poche ore dall’annuncio del referendum, le strade del centro di Atene erano vuote. 

Domenica mattina alle 11, l’Attikì Odos, la tangenziale che abbraccia da est a ovest la capitale, era deserta. Nessuno si era mosso da casa per raggiungere la casa al mare. Tutti in fila, a scambiarsi opinioni e angosce. Ieri mattina, strade deserte (la foto qui sotto è stata scattata alle 11 di fronte all’hotel Hilton – uno dei crocevia più trafficati del centro di Atene), super-market presi d’assalto (preferenze per scatolame, riso, spaghetti e carta igienica) e lunghe file ai bancomat che in tarda mattinata hanno aperto i rubinetti: si ha diritto a ritirare 60 euro. Un italiano che commercia in prodotti ittici tra Grecia e Italia ha bloccato un ordine di 50 mila euro. “Aspetto di capire che cosa succede”. Anche lui come tanti altri.



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