INCIDENTE IN PENNSYLVANIA/ Nessuno “perde” la vita, qualcuno ce la chiede

- Riro Maniscalco

L’autobus, partito da Manhattan, era sulla rotta delle Niagara Falls. Ha fatto un incidente frontale con un camion. Tre le vittime, tutte italiane. RIRO MANISCALCO

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L'incidente sull'Interstate 380 (Immagine dal web)

NEW YORK — Interstate 380, Pennsylvania, circa 120 chilometri ad ovest di New York. Uno di quei budelli di strada, lunghi lunghi, verde e monotono, soporifero, dove non succede mai niente. Al massimo ci si gira a guardare un calesse degli Amish che passa su una stradina laterale. A meno che capiti un incidente. E ieri n’è capitato uno brutto. Siamo nelle Pocono Mountains, colline boscose che a chiamarle montagne quelle vere si dovrebbero offendere. L’autobus, partito da Manhattan, era sulla rotta delle Niagara Falls. La meta è di quelle mozzafiato, ma è un viaggio quasi interminabile, perché anche se i turisti che vengono a New York hanno quasi tutti in mente di fare un salto alle cascate, Niagara è a quasi otto ore di strada, un tempo che basterebbe ad attraversare l’Europa da una parte all’altra. 

Ancora non si sa cosa sia successo, ma lo scontro frontale tra l’autobus ed il camion che arrivava in senso opposto ha portato via tre vite. Lo scorso anno negli Stati Uniti sono morte oltre 30mila persone in incidenti automobilistici. Proprio qualche giorno fa ho finito di sorbirmi uno di quei corsi online che le compagnie di assicurazione ti raccomandano per ottenere una riduzione del premio. Lungo anche quello, come le strade della Pennsylvania, e fondamentalmente con un solo messaggio: stai attento, guida con cautela perché prima o poi un incidente ti capiterà. Oggi ci troviamo a parlare di queste cose perché il destino ha voluto che su quell’autobus in Pennsylvania ci fossero solo turisti italiani. Forse la cautela avrebbe evitato che tre persone perdessero la vita: l’autista, italo-americano, un settantenne di Brescia ed un giovane ventinovenne in viaggio di nozze. Forse.

“Perso la vita” è un’espressione strana, che non amo. La vita ce la possiamo togliere, qualcuno ce la può togliere, ma né ce la possiamo dare né possiamo “perderla”: ci viene ripresa. Sarà l’età, anzi, è sicuramente l’età, ma vedere nascere una creatura — come l’ennesimo, nuovo nipotino che è arrivato pochi giorni fa — e cominciare a vedere anche amici più giovani che se ne vanno riempie la mente ed il cuore della densità del Mistero. La vita è un dono, arriva misteriosamente e misteriosamente se ne va. Ieri mentre sfogliavo il giornale mi sono sorpreso “incantato” davanti ad una foto di agenzia. C’era un uomo con in braccio un neonato strappato alle macerie di Aleppo martellata dai bombardamenti. Forse ci vedevo il nipotino, forse in quel minuto di “incantamento” pensavo a cosa ne sarebbe stato di lui e del bambino siriano, ai sessant’anni di vita bellissima che ho già potuto vivere… 

E oggi ad “incantarmi” c’è quell’autobus. Uno potrebbe dire che un uomo di settant’anni ha vissuto già tanto. Un uomo di settant’anni non lo direbbe. Certamente nessuno lo direbbe di un ventinovenne in viaggio di nozze, all’alba della vita adulta.

Non funziona così. Funziona che la vita ci è donata e ripresa. Che sia su una strada della Pennsylvania o sotto le rovine di Aleppo. Noi possiamo solo essere grati per quello che abbiamo ricevuto, chiedere incessantemente al Signore della vita che abbia misericordia di chi ha ricevuto di meno, e soprattutto ridonare quel che ci è stato dato. Dio, il Signore della vita, ama chi dona con gioia.

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