NUCLEARE/ Herzog: grazie a Obama ora l’Iran avrà un’atomica puntata su Israele

Per MICHAEL HERZOG, la posizione di Obama sull’Iran non è realista, perché mentre firma accordi con il moderato Rouhani, chi controllerà il Paese in futuro saranno i falchi come Ali Khamenei

15.07.2015 - int. Michael Herzog
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Hassan Rouhani, presidente dell'Iran (Infophoto)

“La posizione di Obama sull’Iran non è realista, perché non si rende conto del fatto che mentre firma accordi con il moderato Rouhani, chi controllerà il Paese nel medio-lungo periodo saranno i falchi come Ali Khamenei, secondo cui Usa e Israele sono dei nemici”. Lo evidenzia Michael Herzog, analista strategico israeliano e international fellow del Washington Institute for Near East Policy. Ieri Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo sul nucleare considerato storico, in quanto permetterà agli ispettori dell’Onu di effettuare controlli sufficienti a impedire che Teheran si doti della bomba atomica. Anche se per il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’accordo rappresenta “un errore grave di portata storica” in quanto “in tutti i campi in cui occorreva negare all’Iran la capacità di dotarsi di armi atomiche sono state fatte generose concessioni”.

Perché Israele è così preoccupato e scontento per i contenuti di questo accordo?

Israele è preoccupato per le sue implicazioni di medio-lungo termine. L’accordo avvicina i tempi iraniani di break-out (cioè il tempo necessario per produrre abbastanza uranio arricchito per una bomba atomica, ndr) a 10-15 anni. Nello stesso tempo legittima Teheran come uno Stato a fissione nucleare nel secondo decennio a partire dall’accordo. Gli consente infatti di espandere i suoi programmi per quanto riguarda i siti nucleari.

Queste concessioni favoriranno un atteggiamento più positivo di Teheran sul piano politico?

Il timore di Israele è che questo accordo non cambierà i comportamenti dell’Iran, ma anzi potenzierà i suoi attuali atteggiamenti destabilizzanti dell’intera Regione. Mi riferisco in particolare al suo sostegno di organizzazioni terroristiche, al fatto di gettare benzina sul fuoco sugli scontri tra sciiti e sunniti, al suo sostegno nei confronti del regime di Assad in Siria e al suo stesso ruolo in Yemen. L’intero Medio Oriente è in fiamme, e la percezione israeliana è che rafforzare l’Iran finirà per sconvolgere ulteriormente la stabilità della regione con un impatto negativo per tutti. Non dimentichiamo inoltre che pur non avendo partecipato ai negoziati, Israele è minacciata dall’Iran più di chiunque altro.

Che cosa accadrebbe se dopo questo accordo l’Iran chiedesse all’America la creazione di uno Stato palestinese?

Non è questa in realtà la posizione dell’Iran. Teheran si è opposta a un processo di pace tra israeliani e palestinesi, sostenendo quanti non lo vogliono come Hamas e la Jihad Islamica. Si tratta di gruppi che chiedono la distruzione di Israele e sono contrari a un processo di pace che conduca a una soluzione basata sulla creazione di due Stati. Chiedono infatti un solo Stato arabo, con la cessazione dell’esistenza stessa di Israele. Ritengo quindi difficile che l’Iran possa adottare una piattaforma comune con gli Usa per risolvere il conflitto israeliano-palestinese.

Il riavvicinamento tra Usa e Iran può favorire un miglioramento dei rapporti tra israeliani e palestinesi?

Ne dubito fortemente. Non è stato soltanto l’ex presidente, Ahmadinejad, ad avere chiesto la distruzione di Israele. Alcuni mesi fa la stessa Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha pubblicato su Twitter un documento dal titolo: “Nove modi per distruggere lo Stato d’Israele”. La leadership di Teheran, nello stesso momento in cui negoziava con gli Usa sul nucleare, continuava a chiedere che Israele fosse raso al suolo. Non vedo quindi nessuna possibilità di una posizione più moderata di Teheran nei confronti di Israele. Il governo di Teheran è guidato da un’ideologia che mira alla distruzione di Israele, e non a una soluzione “due popoli due Stati”, in cui israeliani e palestinesi possano vivere l’uno al fianco dell’altro in pace e sicurezza.

 

L’Iran non è un unico blocco monolitico. Se si apre all’Occidente prevarranno i moderati come Rouhani?

In Occidente ci sono grandi speranze sul fatto che una volta siglato l’accordo, ciò rafforzerà gli elementi più pragmatici come Rouhani. In realtà le nuove risorse di cui potrà beneficiare l’Iran andranno ai Guardiani della Rivoluzione, considerati come i falchi. Chi comanda realmente a Teheran non è Rouhani bensì l’ayatollah Khamenei, la cui posizione è che tanto Israele quanto gli Stati Uniti sono dei nemici. Dubito che Rouhani rimarrà al potere abbastanza a lungo per cambiare l’orientamento di fondo dell’Iran. Spero e prego perché ciò avvenga, ma dobbiamo essere realisti e sarei sorpreso se alla fine prevalesse la linea pragmatica del nuovo presidente.

 

Il presidente siriano Assad esce rafforzato da questo accordo?

E’ possibile. Assad si trova sotto una pressione molto forte e sta perdendo terreno. Ma ora l’Iran consolida il suo ruolo regionale, e avrà maggiori risorse economiche per tenere in vita il regime di Damasco. Negli ultimi tre anni, dall’inizio della guerra in Siria, l’Iran pur essendo sottoposto a sanzioni ha investito miliardi di dollari per evitare una caduta di Assad. Ora che Teheran si trova con più risorse a sua disposizione, potrà sostenere il regime di Damasco come gli pare e piace.

 

(Pietro Vernizzi)

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