RAID ANTI-ISIS/ Castagnetti: così l’Iran ha costretto la Turchia a intervenire

Per FABRIZIO CASTAGNETTI, la Turchia è intervenuta contro l’Isis per non restare isolata dopo l’accordo sul nucleare iraniano che ha rilanciato il ruolo di Teheran in Medio Oriente

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“I raid aerei della Turchia contro l’Isis sono una novità molto positiva, che consegue all’accordo sul nucleare iraniano”. Lo afferma il generale Fabrizio Castagnetti, ex capo di Stato maggiore dell’Esercito Italiano, secondo cui “fino a poco tempo fa Ankara aveva un atteggiamento chiaramente pro-Isis. Dopo la firma del trattato che ha coinvolto Iran, Usa, Russia, Cina e Ue, Teheran si è trovata a giocare un ruolo ufficiale nella guerra contro lo Stato Islamico. A quel punto la Turchia, temendo di restare improvvisamente isolata, ha rivisto la sua posizione nei confronti del Califfato”. Un comunicato del premier Ahmet Davoutoglu ieri ha reso noto che tre jet F-16 turchi hanno colpito delle postazioni dell’Isis in territorio siriano. Nei raid sono rimasti uccisi 35 militanti del Califfato. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha inoltre confermato di avere concesso agli Stati Uniti di utilizzare la base di Incirlik.

Generale, come valuta i raid aerei della Turchia contro l’Isis?

L’intervento turco contro l’Isis è un evento positivo, in quanto è evidente che in questo momento il problema più grave per l’intero mondo occidentale è l’Isis. Sappiamo che Assad è un dittatore e che la Turchia vorrebbe che scomparisse dalla faccia della terra, ma il presidente siriano rappresenta il male minore rispetto ad Al-Baghdadi.

Com’era stato finora l’atteggiamento di Erdogan verso l’Isis?

Finora la Turchia aveva giocato un ruolo eccessivamente ambiguo, in quanto ispirato alla realpolitik e alla difesa dei suoi interessi nazionali. Tutti i foreign fighters che vanno a combattere per l’Isis da sempre passano dal territorio turco, e non mi risulta che qualcuno sia mai stato arrestato o respinto. E’ un atteggiamento che non si può definire neutrale, quanto piuttosto pro-Isis.

Era un atteggiamento sostenibile ancora a lungo?

No. A me meraviglia molto che finora né Stati Uniti né Ue né Onu avessero alzato la voce contro la Turchia affinché avesse un atteggiamento più consono. Personalmente ritengo che andassero messe in atto delle sanzioni economiche contro Ankara, per punire la sua ambiguità nei confronti dell’Isis. La Turchia del resto è un membro della Nato, ed è un suo dovere morale assoluto quello di bloccare i foreign fighters alla frontiera. Secondo alcune fonti i servizi segreti turchi passano addirittura armi e mezzi all’Isis, anche se ovviamente è una notizia da confermare.

Quindi che cosa ha fatto sì che l’atteggiamento della Turchia cambiasse?

In primo luogo è probabile che ci sia stata qualche pressione da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma soprattutto, l’attentato avvenuto a Soruc qualche giorno fa ha cambiato ovviamente le carte in tavola. Ha infatti innescato le violenze dei curdi, i quali ritenevano giustamente che il gioco di Erdogan nei confronti del Califfato fosse ambiguo.

E quindi?

I raid contro l’Isis sono anche un segnale interno per calmare i curdi che lo scorso 7 giugno sono entrati per la prima volta nel Parlamento di Ankara. L’attentato di Soruc messo in atto dall’Isis è avvenuto del resto sul territorio turco, e i 34 ragazzi rimasti uccisi erano curdi ma con cittadinanza turca.

 

Se la Turchia aiutava indirettamente l’Isis, qual è stata la logica dell’attentato di Soruc?

L’obiettivo era colpire la vicina Kobane, un simbolo internazionale della resistenza ad oltranza dei curdi contro l’Isis. Le persone uccise si stavano recando nella cittadina curda per costruire una biblioteca.

 

Il 19 luglio è stato firmato l’accordo sul nucleare iraniano. Può avere avuto un peso in questa vicenda?

Ritengo di sì. In primo luogo sono molto felice che sia stato fatto l’accordo con l’Iran. Finalmente gli americani hanno capito che l’Iran non è il male assoluto, ma una potenza con cui dobbiamo dialogare. E ciò non soltanto per motivi economici, ma anche per stabilizzare un’area pericolosa come il Medio Oriente.

 

L’accordo ha cambiato gli equilibri geopolitici interni al Medio Oriente?

E’ presto per dirlo, ma è un dato di fatto che chi non lo vede di buon occhio l’Iran, oltre a Israele, sono i Paesi sunniti del Golfo: Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. I rapporti tra Turchia e Iran invece sono sempre stati normali. Ad avere pesato enormemente sulla posizione della Turchia è stato il fatto che l’accordo sul nucleare tra Iran e Stati Uniti è stato raggiunto con il supporto di Cina, Russia e possiamo dire di tutto il mondo, con la sola esclusione di Israele e Paesi del Golfo.

 

Con quali conseguenze per Ankara?

Finora la Turchia era stata neutrale nei confronti dell’Iran. Dopo l’accordo sul nucleare ha capito che la sua posizione doveva cambiare e diventare più favorevole a Teheran.

 

Che cosa c’entra questo con i raid contro l’Isis?

Siccome l’Iran è già attivo, soprattutto attraverso le sue forze speciali, per aiutare le forze irakene contro l’Isis, anche questo può avere giocato un ruolo. La Turchia ha capito infatti che era ora di smetterla di “sostenere” l’Isis e che doveva tenere un atteggiamento più consono, altrimenti la conseguenza sarebbe stata quella di isolarsi dal mondo.

 

Davvero la Turchia corre questo rischio?

Sì. Non dimentichiamoci che la Turchia gioca un ruolo molto importante anche in Libia. Il governo di Tripoli è infatti supportato da Erdogan, oltre che dal Qatar, mentre tutto il resto del mondo supporta il governo legittimo di Tobruk.

 

(Pietro Vernizzi)

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