FATIMA/ La jihadista italiana: decapitiamo perché lo vuole la sharia

- La Redazione

Maria Giulia Sergio, Fatima, ha parlato con una giornalista del Corriere della sera sostenendo la sua scelta di unirsi allo Stato islamico, uno stato che lei definisce perfetto

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Immagine di archivio

Una conversazione via skype di una giornalista del Corriere della sera con la ragazza italiana diventata guerrigliera dell’Isis, Maria Giulia Sergio, oggi Fatima. Nei giorni scorsi i suoi genitori e altri familiari sono stati arrestati perché sospettati di stare per partire alla volta della Siria per unirsi alla figlia e al terrorismo islamico. Era lei, la figlia, che diceva loro di partire, consigliando il padre, un cassaintegrato, di prendere la liquidazione per pagare il viaggio a tutta la famiglia. Nella conversazione come riporta oggi il quotidiano milanese, la giovane chiede notizie della famiglia e rimprovera le autorità italiane per quello che definisce un arresto inutile. Dice che non voleva che i suoi genitori si impegnassero nel terrorismo, ma che venissero a vivere con lei nello Stato islamico. Poi lascia uscire tutto il suo odio: «Noi quando decapitiamo qualcuno, dico noi perché anche io faccio parte dello Stato islamico, quando facciamo un’azione del genere, stiamo obbedendo alla svaria». E ancora: «Questi che vengono decapitati sono ladri, sono ipocriti, agiscono come spie nello Stato islamico. E riportano le informazioni ai miscredenti per poi attaccarci». Dice che non è vero che le donne e le bambine vengono stuprate, nega ogni evidenza: «Lo Stato islamico, sappi, è uno Stato perfetto. Qui non facciamo nulla che vada contro i diritti umani. Cosa che invece fanno coloro che non seguono la legge di Allah».



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