CAOS MIGRANTI/ Dalla Germania: qual è la “quota” di Obama?

- Roberto Graziotto

Cosa si dice sulla stampa tedesca dell’emergenza umanitaria in atto? Una decisione diffiicile, quella di Angela Merkel, alla quale si oppongono gli egoismi interni. ROBERTO GRAZIOTTO

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LIPSIA — Tra le cose più belle che ho letto, a proposito dell’accoglienza dei profughi, nei giornali tedeschi in questi giorni, c’è la seguente frase del quotidiano che più esprime il liberalismo e il capitalismo tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz): “con accuse reciproche (tra gli stati), come hanno dimostrato le ultime settimane, non si giunge a niente”. Credo che solo uno sguardo di simpatia reciproco tra gli stati europei permetterà di vedere il contributo che viene dato, in diversi stati europei, in questa grande crisi immigratoria di massa, che raggiunge livelli forse mai visti dalla seconda guerra mondiale.

Vediamo alcuni dati: Julian Stab, redattore politico della Faz, ne riassume alcuni in un suo articolo in questi termini: nel fine settimana (5-6 settembre, ndr) sono arrivati a Monaco di Baviera 20mila immigrati, lunedì 4.500 e martedì (dato misurato nel pomeriggio) 1.500. Il lavoro è stato fatto con grande calma e professionalità e con un aiuto generoso di molti volontari. I due politici bavaresi più coinvolti nella gestione di questa emergenza, Christoph Hildebrand (Csu), presidente del governo dell’Alta Baviera e Dieter Reiter (Spd), sindaco di Monaco, dice il redattore politico appena citato, stanno facendo un lavoro molto preciso ed attento e vengono in genere lodati per il loro stile politico calmo e professionale. Più difficoltà, continua l’articolo, si ha nello smistamento dei profughi in altre parti della Germania, ma il lavoro procede anche in questo ambito. Visto che vivo vicino ad uno dei posti di destinazione dei profughi, che passano per Monaco di Baviera, posso testimoniare che nella città in cui si trova la mia parrocchia, una piccola cittadina della Turingia, Eisenberg, sono aspettati 500 profughi provenienti da Budapest e il parroco stesso, Andreas Tober, si è dato da fare, con l’aiuto di volontari, a raccogliere borse da viaggio, pullover e scarpe per i nuovi arrivati. Il tempo volge all’autunno e chi arriva non ha spesso nulla. 

Con grande sollievo è stata recepita nei giornali tedeschi la notizia che la Gran Bretagna, come ha detto il premier David Cameron in una visita di lavoro a Lisbona e Madrid, è disposta ad accogliere mille profughi più del previsto. Nella stampa tedesca si loda spesso il grande lavoro svolto in Italia e nella Faz si dà ampio risalto alle tragedie che continuano ad accadere nel Mediterraneo di fronte alle coste libiche e alle azioni di salvataggio compiute dalla marina italiana. 

L’editoriale principale della Faz nello scorso fine settimana portava il titolo emblematico: “La colpa e gli immigrati”. Anche se si cita in modo positivo una frase di Barack Obama, in cui il presidente americano si rende conto dell’enorme lavoro fatto in Europa per i siriani, Klaus-Dieter Frankenberger, autore dell’editoriale, si chiede se non ci si possa aspettare un  aiuto più grande dagli Usa, che “non sono del tutto innocenti” riguardo al caos regnante nel Medio Oriente.  

Il giornalista tedesco afferma con ironia: “le milizie terroristiche dell’IS in Irak non sono sorte dal nulla”. Comunque, per non procedere ad una proiezione transatlantica delle “accuse reciproche”, il giornalista ricorda anche che gli Usa stanno compiendo un lavoro umanitario nella regione mediorientale e combattono (anche se non proprio convinti) le bande terroristiche islamistiche con attacchi aerei.

Nel sito dell’Heute Journal (il telegiornale del secondo canale tedesco, Zdf) viene data la notizia riguardante la decisione del premier australiano Tony Abbott di partecipare agli attacchi aerei, direttamente in Siria, contro le milizie terroristiche dell’IS. Lo sottolineo per far vedere che il problema ha una portata mondiale, pur sentendo profondamente che però in fondo esso può essere risolto — non primariamente a livello militare — solo dall’impegno di ogni persona di buona volontà, siano essi quei tedeschi che hanno applaudito per l’arrivo dei migranti a Monaco di Baviera, o quelle parrocchie che hanno deciso di seguire l’invito del papa nell’Angelus del 6 settembre di ospitare almeno una famiglia siriana, o quei politici che con il loro stile professionale contribuiscono in modo positivo alla risoluzione di un problema che si potrebbe rivelare come una grande chance politica ed economica per l’Europa. 

Il che non vuol dire non vedere anche le ombre del problema stesso. La Süddeutsche Zeitung, l’alternativa bavarese alla Faz, più orientata a sinistra, con una sua foto ha messo il dito nella piaga: riusciranno la cancelliere Angela Merkel (Cdu) e il vice cancelliere Sigmar Gabriel (Spd) a contrastare le disastrose tendenze nazionalistiche presenti in Germania, che hanno portato ad appiccare il fuoco a diversi ospizi per gli stranieri appena rinnovati, e a lanciare una operazione di reale solidarietà? Il che non esclude che questa abbia certamente una sua sensatezza politica ed economica; essa però, in prima battuta, richiede a noi innanzitutto una fiducia grande, che contraddice tutte le nostre tendenze egoistiche e le paure che sempre a queste si accompagnano e che rappresenta, per chi ha il cuore aperto, una reale chance di crescita umana.

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