UCRAINA/ Von Eggert (Bbc): se Poroshenko fa le riforme, l’Ue non abbandonerà Kiev

Per KONSTANTIN VON EGGERT, Poroshenko esce rafforzato dopo il recente attentato dei nazionalisti, e la stessa minaccia esterna non fa che ricompattare il blocco dei suoi sostenitori

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La manifestazione dei nazionalisti di Svoboda

“Il presidente ucraino Poroshenko esce rafforzato dopo il recente attentato dei nazionalisti contro il Parlamento di Kiev. E la stessa minaccia esterna della Russia non fa che ricompattare il blocco dei suoi sostenitori”. E’ l’analisi di Konstantin von Eggert, ex capo dell’ufficio di Mosca della BBC, secondo cui è scorretto affermare che la situazione politica Kiev starebbe precipitando nel caos, come si è letto sui giornali italiani. Martedì i manifestanti nazionalisti hanno lanciato una granata contro la guardia nazionale schierata in difesa del Parlamento, uccidendo tre militari e ferendone un centinaio. Mentre mercoledì i 28 Stati Ue hanno deciso di prorogare per sei mesi le sanzioni contro la Russia, segno di una situazione ancora lontana dal normalizzarsi.

Ritiene che la situazione in Ucraina stia andando fuori controllo?

E’ presto per affermarlo. Ciò cui stiamo assistendo è un tentativo del presidente Poroshenko di indebolire l’opposizione nazionalista, che è sempre stata compressa. A giudicare da quanto è avvenuto di fronte al parlamento quattro giorni fa, Poroshenko nel suo tentativo sta avendo successo. Chiunque si oppone a Poroshenko su temi come il decentramento sarà ora descritto come qualcuno legato ai radicali che hanno cercato di assaltare il Parlamento e che hanno tirato granate contro la polizia.

Intende dire che l’attentato dei nazionalisti è stato provocato da Poroshenko?

Il presidente Poroshenko era preparato per un’eventualità di questo tipo. Sapeva che gli elementi radicali sarebbero scesi in piazza a manifestare, e quindi quanto è avvenuto era molto più in mano a Poroshenko piuttosto che in quelle dei suoi oppositori.

Quanto è ancora forte il blocco nazionalista in Ucraina?

La forza del blocco nazionalista è rappresentata soprattutto da partiti nazionalisti come il radicale Svoboda, che si presenta come l’autentico portabandiera dell’identità nazionale ucraina. E’ evidente che nel suo braccio di ferro con questi partiti Poroshenko sta giocando un gioco pericoloso, anche se non ha molta scelta. Deve mostrarsi affidabile agli occhi di Unione Europea e Stati Uniti, e soprattutto deve apparire come colui che ha messo in pratica i contenuti degli accordi di Minsk. D’altra parte finché Poroshenko riuscirà a mostrarsi come colui che riesce a fronteggiare la Russia, sarà visto di buon occhio dall’opinione pubblica ucraina.

Perché, dopo avere deciso di uscire dall’orbita russa, il popolo ucraino si è mostrato così diviso?

E’ una divisione di lunga data, in quanto l’Est dell’Ucraina si concepisce come il portatore dell’identità nazionale, mentre il Centro del Paese vede l’Ucraina come un Paese occidentale. Nel momento in cui Kiev si trova però a vivere una minaccia dall’esterno, per il governo ucraino non sarà un problema particolarmente grosso riuscire a mobilitare e conservare i suoi sostenitori più o meno intatti. La presenza di un nemico esterno fa sì che i supporter di Poroshenko si uniranno in ogni caso.

 

Quindi lei esclude che il governo Yatsenyuk possa cadere?

La possibilità che il governo Yatsenyuk potesse cadere è sempre esistita, anche prima dei recenti avvenimenti. Molto dipende dall’abilità del governo di approvare riforme popolari, e dalla volontà dell’Occidente di fare credito all’Ucraina.

 

Che cosa ne pensa della posizione Ue sull’Ucraina?

L’Ue ha fatto capire chiaramente che non lascerà l’Ucraina da sola fino a quando quest’ultima sarà disponibile a promuovere riforme economiche, amministrative e del sistema giudiziario. Dal momento stesso che queste ultime sono in corso di realizzazione, non penso che l’Ue farà marcia indietro sull’Ucraina. Ed esiste un consenso tra i principali Paesi europei sul fatto che l’Ucraina non può essere lasciata da sola nel confronto con la Russia.

 

(Pietro Vernizzi)

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