SOS MIGRANTI/ Schöpflin (Ungheria): aprire le porte è facile, difficile è integrare

GYORGY SCHOPFLIN (Fidesz, Ungheria) spiega: se dobbiamo accogliere dei migranti, preferiamo i cristiani del Medio Oriente che sono la minoranza più perseguitata al mondo

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Immagine di archivio

Angela Merkel ha aperto le porte della Germania ai migranti. Dopo questa decisione Francia e Austria hanno fatto propria la scelta della Germania e ora l’asse franco-tedesco è il più strenuo difensore delle quote. Ieri un convoglio di 130 auto di volontari austriaci è partito da Vienna diretto al confine con l’Ungheria, per fare salire i profughi a bordo e portarli in Austria. Proprio l’Ungheria, con altri stati dell’est europeo come Polonia e Repubblica Ceca, è invece per una politica del tamponamento e dei controlli all’ingresso. Lo spiega a ilsussidiario.net György Schöpflin, eurodeputato ungherese di Fidesz, il partito del presidente Viktor Orban. I migranti? “Non abbiamo scelta. Ma se potessimo scegliere, preferiremmo i cristiani del Medio Oriente, che sono la minoranza più perseguitata al mondo”.

Secondo lei perché la Merkel ha cambiato idea e aperto i confini ai migranti?

Questa è una domanda cui può rispondere soltanto la stessa Merkel. In Ungheria dobbiamo semplicemente sopportare senza lamentarci il modo in cui la Germania ondeggia nell’una o nell’altra direzione. In questo modo però la Merkel non fa altro che generare speranze e illusioni tra i migranti, e gli stessi tedeschi lo comprendono.

Che cosa significa questa decisione per il presente e il futuro dell’Europa?

Ci sono implicazioni tanti di breve quanto di lungo termine. Il problema nel breve termine è trovare un luogo dove mettere questo enorme numero di migranti. Il problema di lungo termine è invece come integrare nelle regole europee un grande numero di persone che europee non sono. Molti di loro sono realmente dei rifugiati che fuggono da persecuzioni in Siria o Iraq, e molti altri sono invece dei migranti economici che cercano una vita migliore. Il vero problema dunque è come integrare persone che provengono da culture molto diverse, arrivano nei Paesi europei e devono convivere con una maggioranza della popolazione che non li vuole.

L’Ungheria è di fatto stata tagliata fuori dalla decisione della Merkel. Com’è la situazione nel suo Paese?

E’ una situazione che sta cambiando da un giorno all’altro. I rifugiati continuano ad arrivare, e nei limiti del possibile sono registrati ai sensi delle norme europee con l’obiettivo di proteggere le frontiere di Schengen. A quel punto possono rivolgere domanda di trasferimento a un altro Paese Ue. La maggior parte di loro però, questo è bene dirlo, appena registrati scompaiono.

Che cosa sta avvenendo al confine con l’Austria?

L’Austria ha aperto e chiuso più volte la frontiera con l’Ungheria, e un certo numero di rifugiati questa settimana è transitata dunque tra i due Paesi. Quello che è evidente è che il numero totale di rifugiati che intendono rimanere in Ungheria sono 300 su 157mila giunti nel Paese. E’ evidente dunque che la maggior parte di loro non intende restare qui.

Nell’Europa Occidentale la posizione intransigente dell’Ungheria ha attirato molte critiche. Cosa risponde?

L’Ungheria è sulla strada che conduce a Nord e a Ovest. Altri Stati europei si trovano molto a disagio nei confronti dell’emergenza immigrazione, e cercano un capro espiatorio. L’Ungheria ai loro occhi ha assunto dunque questo ruolo.

 

A mettere in cattiva luce l’Ungheria è anche la vicenda del muro.

L’Ungheria ha costruito il suo muro proprio per difendere la frontiera di Schengen. Non dunque per impedire alle persone di entrare, come hanno scritto numerosi giornalisti, ma per mostrare quale sia la linea di attraversamento dal punto di vista legale. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha descritto più volte il muro ungherese come qualcosa con una funzione difensiva. Ma se ci si confronta con la domanda su quale sia l’alternativa, tenuto conto delle condizioni del paese, tutti rispondono che non c’era nessuna alternativa al muro ungherese.

 

L’Ungheria è davvero disposta ad accogliere i migranti?

Non abbiamo scelta. Ma se potessimo scegliere, la nostra posizione è che preferiremmo i cristiani del Medio Oriente, che sono la minoranza più perseguitata al mondo.

 

Perché solo i cristiani?

La vera difficoltà è integrare i migranti nel resto della popolazione. Basta osservare ciò che accade in Germania, Francia, Paesi Bassi e Svezia, dove grandi numeri di migranti non si integrano, ma costruiscono delle società separate e parallele e non accettano le regole della maggioranza. Il contrario di quanto avviene in Canada.

 

In che senso?

Quanto gli immigrati musulmani hanno chiesto che nelle mense scolastiche canadesi si smettesse di servire maiale, le autorità locali hanno risposto: “Nel nostro Paese si è sempre mangiato maiale. Accettate questo dato di fatto”. Non sono però sicuro che i Paesi dell’Europa occidentale siano preparati a dire una cosa del genere, perché i media inizierebbero subito a strillare: “Razzismo, razzismo!”.

 

E’ giusto discriminare gli immigrati musulmani?

La vera domanda cui dovremmo rispondere è perché i Paesi arabi del Golfo non siano disponibili ad accogliere i migranti musulmani. In tutto 57 Stati musulmani non vogliono accogliere chi fugge da Siria e Iraq. Mi domando perché dovrebbero venire in Europa, quando i Paesi musulmani potrebbero aprire loro le porte. E’ una domanda che dobbiamo rivolgere alla Lega Araba.

 

Ritiene che per risolvere il problema migranti alla radice, l’Europa dovrebbe bombardare l’Isis?

Non sono sicuro che bombardare lo stato islamico servirebbe in quanto tale a risolvere il problema. Il vero interesse dell’Europa è piuttosto trovare una soluzione politica per la Siria. Dobbiamo accettare realisticamente il fatto che Assad non scomparirà perché ha sufficiente sostegno nella popolazione siriana.

 

(Pietro Vernizzi)

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