DALLA CINA/ Sisci: Kim Jong-un è totalmente fuori controllo

- int. Francesco Sisci

“Pyongyang è la minaccia più vera e reale per Pechino” perché è una variabile impazzita. Lo spiega FRANCESCO SISCI, editorialista di “Asia Times”. Ma dare le carte tocca sempre alla Cina

xijinping_presidentecinaR439
Xi Jinping, presidente della Cina

Altro che complicità con Pechino: Kim Jong-un oggi è un pericolo innanzitutto per la Cina, e lo dimostra prima di ogni altra cosa il tonfo di ieri delle borse cinesi. A dirlo è Francesco Sisci, giornalista, editorialista di Asia Times e del Sole 24 Ore, professore onorario dell’Accademia cinese di scienze sociali (Cass). “Pyongyang — spiega Sisci, commentando l’ultimo test nucleare nordcoreano (un ordigno a idrogeno miniaturizzato, secondo il Nord) — ha imparato dal compromesso americano con l’Iran che se si spinge abbastanza, per abbastanza tempo, l’America alla fine concederà alla Nord Corea lo status di potenza nucleare”.

Sisci, dalla distanza è impossibile o molto difficile ipotizzare che Pechino non sapesse o non abbia chiuso un occhio su quanto voleva fare Kim Jong-un.
No, la Cina non sapeva niente dell’esperimento nucleare. Inoltre la stampa cinese è intervenuta in maniera molto forte contro il test, spiegando che esso è inutile per la sicurezza della Nord Corea, che si riduce unicamente alla ricerca di una forma di supremazia nella regione e che mette in pericolo direttamente la Cina.

In altri termini…
Deng Yuwen, un esperto di Nord Corea, ha detto che c’è la distinta possibilità che Pyongyang usi l’arma atomica per ricattare la Cina.

Difficile crederlo, almeno dal punto di vista militare. Una forma estrema di pressione per farsi aiutare da Pechino?
In occidente si continua a sottolineare l’ambiguità dei rapporti tra Cina e Nord Corea, ma se così fosse gli eventi parlerebbero a favore della Cina. Oggi (ieri, ndr) invece le borse cinesi sono scese a picco. Che interesse avrebbe Pechino a usare Pyongyang sottostimando una conseguenza come quella che si è puntualmente verificata? Sembra quasi che Pyongyang lo abbia fatto apposta, come un dispetto alla Cina. Infine l’esperimento è arrivato due giorni dopo il crollo della Borsa cinese. Certo era stato preparato da tempo, ma in questa situazione Pyongyang avrebbe potuto aspettare per dare respiro alla Cina. Non ha fatto così e come minimo non si è curata di peggiorare la situazione della Cina — o forse era proprio quello che sperava di fare.

Probabile che l’Onu inasprisca le sanzioni. E’ la via giusta? 
A questo proposito non ci sono strade chiare. La via delle sanzioni è incerta anche perché potrebbe spingere il Nord contro la Cina e alla fine far crollare Pyongyang, obbligando il Sud ad accollarsi il disastro di oltre 20 milioni di profughi, cosa che potrebbe affossare l’economia del sud per decenni.

Viene invece il sospetto che sia proprio questo che la Cina non vuole: una riunificazione, anche ad alto prezzo, delle due Coree.

La Cina non ha idee chiare sul futuro della penisola coreana, e in teoria sarebbe felice in uno status quo in lenta evoluzione, tale da potere seguire e controllare. Ma una riunificazione immediata delle due Coree porterebbe le truppe americane, oggi di stanza al Sud, direttamente davanti al confine cinese. Ciò di fatto toglierebbe un cuscinetto alla Cina in un momento in cui i rapporti con l’America sono delicati. D’altro canto è intollerabile un Kim Jong-un che ricatta la Cina e arriva di fatto a minacciarla, perché, come ha sottolineato la stampa cinese, un terremoto di magnitudo 5.1 ha scosso la provincia cinese confinante del Jilin proprio per l’esperimento atomico.

Quali sono allora, di fatto, le conseguenze del test?
Il test spinge nei fatti la Cina più vicino a Usa e Giappone, mentre i rapporti con la Sud Corea sono già ottimi. Al di là delle controversie sulle Senkaku col Giappone e coi vicini sul Mar cinese meridionale, Pyongyang è la minaccia più vera e reale per Pechino. Anche perché diversamente dalle altre due crisi, dove ci sono attori che si muovono secondo parametri razionali, per la Nord Corea non è così.

A cosa punta Kim Jong-un?
Pyongyang ha imparato dal compromesso americano con l’Iran che se si spinge abbastanza, per abbastanza tempo, l’America alla fine concederà alla Nord Corea lo status di potenza nucleare. Gli Usa offrono a Pyongyang un precedente: perché l’Iran sì e noi no?

C’è una differenza: l’Iran la bomba non ce l’ha ancora e l’accordo è stato fatto per evitarla, ma la Nord Corea ce l’ha.

In realtà questa differenza militerebbe proprio per la Nord Corea: si dà una luce gialla all’Iran, che ancora non ha l’atomica, e si nega l’evidenza della Nord Corea che ha già l’atomica. Tutto questo crea dinamiche nuove estremamente pericolose. O si ha un grande patto politico di coordinamento diplomatico su Pyongyang Tra Usa, Cina, Giappone e Sud Corea, o il Nord potrebbe far precipitare le tensioni esistenti e affossare l’economia della regione, patria della seconda e terza economia del mondo.

Dunque secondo lei oggi a chi tocca dare le carte?
La Cina è ancora il paese che ha più carte da usare con Pyongyang, anche se queste carte sono oggi meno di ieri. Ma forse oggi più di ieri Cina, Usa, Giappone e Sud Corea potrebbero trovare un coordinamento politico su cosa fare di Pyongyang. Pyongyang ha sempre cercato di giocare mettendo i vari attori l’uno contro l’altro ed ha una posizione strategica tale da impedire qualunque intervento unilaterale. Se però i quattro attori si coordinassero davvero, Pyongyang non avrebbe spazio. Finora il costo di avere Pyongyang “pazza” era relativamente basso, per cui le ambizioni e i calcoli dei quattro attori-chiave prevalevano sulla volontà — e la necessità — di trovare una soluzione. Ora forse questo nuovo rialzo ha cambiato le regole del gioco. Pechino per prima, con una Borsa oggi estremamente fragile, non può permettersi di essere esposta alla variabile folle nordcoreana. Un altro esperimento atomico, un altro pronunciamento di Kim, un nuovo lancio di missili scuoterebbero ancora la Borsa, lo yuan e tutti gli equilibri finanziari della regione.  

A proposito, nell’ultima settimana per ben due giorni le autorità hanno chiuso le borse mentre erano in corso dei cali notevoli (ieri specialmente dopo solo mezz’ora di contrattazioni). Cosa sta succedendo? Si può chiedere lo status di economia di mercato se poi si interviene in questo modo?

Questo è un problema a parte, su cui ho visto in questi giorni esserci molta confusione in Italia. In due parole, ci sono misure tecniche, introdotte l’estate scorsa, per impedire crolli eccessivi del mercato. Sono misure analoghe a quelli di altre Borse da tante altre parti, che mettono dei freni per impedire crolli eccessivi. Ci sono però anche problemi profondi di transizione dell’economia cinese su cui ho scritto sei mesi fa. In questo momento di fragilità, Kim può essere molto più pericoloso del solito.

(Federico Ferraù)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori