CAOS SIRIA/ Jean: dopo Aleppo, Putin vuole spopolare il paese

- int. Carlo Jean

Per CARLO JEAN, il paragone della Cecenia spiega la tattica che impiegano in russi in Siria: Aleppo era il centro della resistenza sunnita e di conseguenza i russi lo stanno radendo al suolo

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Immagine d'archivio (LaPresse)

Le forze del governo siriano vanno all’assalto delle aree di Aleppo sotto il controllo degli insorti, nel giorno successivo a quello in cui gli Stati Uniti hanno sospeso tutti i colloqui con la Russia. Le forze del regime di Bashar Assad avanzano lentamente verso il centro della seconda città siriana, con oltre 10mila soldati pronti per l’assalto finale contro i quartieri orientali ancora in mano ai jihadisti. Nel frattempo, come riferisce Middle East Eye, gli Stati Uniti hanno dato l’ok all’invio di lanciarazzi portatili nella parte orientale di Aleppo tramite due alleati chiave nel Golfo Persico. Ne abbiamo parlato con Carlo Jean, generale e analista militare.

Perché la Russia insiste con questo bagno di sangue che sembra non portare da nessuna parte?

Perché non ha altro modo per sostenere il presidente siriano. Assad si trova in un Paese in cui il 74 per cento degli abitanti è sunnita ed è in rivolta contro il 13 per cento alawita. Vladimir Putin non può mollare Assad. D’altra parte non vuole impegnare le forze terrestri perché sarebbe un logoramento notevole e di conseguenza agisce come ha fatto in Cecenia. Il paragone della Cecenia spiega la tattica che impiegano in russi in Siria, e che consiste nel radere al suolo tutto. Aleppo era il centro della resistenza sunnita, e di conseguenza i russi lo stanno distruggendo completamente.

Quali effetti produrrà la strategia “cecena” della Russia?

A un certo momento Assad finirà per governare una Siria disabitata, tanto è vero che continua l’esodo dei profughi. Sostenendo Assad e quindi gli sciiti, la Russia si mette contro l’intero blocco sunnita, compresi i sunniti stessi che vivono in territorio russo.

Alla fine Putin riuscirà a spuntarla sugli insorti?

No. I bombardamenti aerei non sono efficaci contro la guerriglia, l’insurrezione o la difesa di città, se non utilizzando forze terrestri molto consistenti. Le milizie sciite che vengono da Afghanistan, Pakistan e Iraq, oltre agli Hezbollah libanesi e alle truppe iraniane, stanno facendo lo sforzo principale su Aleppo. L’esercito di Assad infatti è troppo indebolito per poter combattere.

Nel frattempo qual è la logica della decisione americana di sospendere i negoziati?

Gli americani si sono seccati perché si sono accorti che la Russia li stava prendendo in giro con l’offerta di una soluzione negoziale che poi Mosca stessa non rispettava. La reazione di Washington nasce da questa constatazione.

Quali sono invece gli obiettivi della Turchia in Siria?

La Turchia mira ad avere la prevalenza nel mondo sunnita e a contenere l’espansione degli sciiti. Nello stesso tempo Ankara si trova a convivere con il problema dei curdi. Di conseguenza ha assunto una politica ambigua che consiste da un lato nel fornire forme di sostegno allo stato islamico, lasciando per esempio passare reclute e rifornimenti, e dall’altra nella volontà di impedire che i curdi acquisiscano forme molto forti di autonomia se non di indipendenza.

 

Qual è il legame tra curdi siriani e Pkk?

I curdi siriani sono sempre stati molto legati al Pkk, che ha difeso massicciamente Kobane dall’assedio dell’Isis. Adesso la Turchia è molto preoccupata perché il Pkk sembra avere concentrato le sue forze a nord-ovest di Mosul, e teme che la liberazione della capitale dell’Isis sia opera soprattutto del partito curdo.

 

Quale scenario si attende per la Siria a questo punto?

Tutti sono in attesa di vedere che cosa avviene in Iraq. Anche però con una caduta di Mosul e una scomparsa dello stato islamico non è detto che cessi il conflitto in Siria. La maggioranza sunnita infatti non accetterà mai il governo di Assad, soprattutto dopo 400mila morti, 7-8 milioni di sfollati e la distruzione della seconda città siriana, Aleppo.

 

(Pietro Vernizzi)

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