SIRIA/ Cosa può accadere se Trump rottama i “neocon”?

- Patrizio Ricci

L’elezione di Trump alla Casa Bianca potrebbe produrre notevoli cambiamenti sugli eventi in corso in Siria ed in Iraq. Quali? Alcuni sono già cominciati. L’analisi di PATRIZIO RICCI

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LaPresse

L’elezione di Trump produrrà notevoli cambiamenti sugli eventi in corso in Siria ed in Iraq. La nuova prospettiva che si apre ha una sua ragion d’essere desumibile dalle riforme indicate sul programma elettorale. Tuttavia i punti che lo compongono sono quasi del tutto sconosciuti in Italia, dato che i media si sono soffermati soprattutto su temi del tutto superficiali, come la tinta dei capelli di Trump, tralasciando di informare sugli aspetti più significativi del programma di governo. 

E’ un vero peccato, perché se Trump terrà fede alle promesse fatte saranno oggetto di riforma tutti i punti che hanno favorito le guerre occidentali avvenute negli ultimi 26 anni.

Infatti, dopo l’11 settembre 2001, Bush ha avviato una commistione sempre più diretta tra il governo degli Stati Uniti e l’apparato militare industriale che ha raggiunto, in progressione, livelli sempre più elevati. I manager aziendali sono stati impiegati nei principali posti di potere governativi ed a fine mandato sono transitati nuovamente nelle grandi aziende, continuando così ad influenzare le decisioni politiche e facendo da cerniera con le imprese che capitalizzano sui disastri e sulla guerra al terrore. 

In altre parole, è accaduto proprio il contrario cui il presidente Dwight Eisenhower aveva messo in guardia nel suo discorso d’addio a fine presidenza, il 17 gennaio 1961: “(…) Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme”. 

Purtroppo i timori di Eisenhower si sono avverati quando dopo l’11/9 una casta di proto-capitalisti ha sposato le dottrine ideologiche “neocon” più estreme ed ha favorito il livello di insicurezza globale in modo caotico ed ad hoc, a solo uso e consumo dell’enorme macchina industriale e militare di difesa.

In una parola, le “guerre umanitarie” passate e quelle in corso hanno la loro ragion d’essere solo in funzione della politica interna degli Stati Uniti e, all’occasione, dei loro alleati; mentre l’intenzione del neopresidente statunitense è quella di rivedere totalmente la politica americana e farla tornare quella ante 11 settembre. 

Per far questo, nel programma politico è previsto il divieto per cinque anni ai dipendenti della Casa Bianca di impiegarsi come lobbisti alla fine del proprio mandato e divieto a vita di essere al servizio di stati esteri. In agenda è anche il divieto ai lobbisti di stati esteri di fare donazioni per scopi elettorali negli Stati Uniti. Nello stesso senso va il progetto di abolire tutti gli atti esecutivi presidenziali incostituzionali emanati dalla presidenza Obama (molti riguardano atti di guerra decisi senza l’avvallo del Congresso). Inoltre sarà definito un limite oltre il quale i parlamentari non possono più essere rieletti. In definitiva, è chiaro che l’intenzione politica è quella di scardinare dalle fondamenta l’apparato corporativista che agisce solo per proteggere e arricchire se stesso a spese della collettività.

Perciò l’establishment attuale, le corporazioni finanziarie e i media che finanziano, faranno di tutto influenzare la scelta della squadra di governo. Però non potranno non tenere conto che il popolo americano ha fatto sapere chiaramente che non condivide le ossessioni delle élite. Da parte sua, Trump è sempre stato chiaro sull’irragionevolezza e la pericolosità manifesta di appoggiare il terrorismo jihadista per fini geopolitici terzi. Per questo motivo sabato sul Wall Street Journal ha ribadito che la via che seguirà sarà quella di collaborare con i russi e con Assad, cioè “con chi sta combattendo seriamente Isis” ed i terroristi. 

Ciò vuol dire che comunque vadano le cose, la vittoria di Trump evita innanzitutto l’attacco diretto degli Stati Uniti (tanto gradito ai sauditi) che Hillary Clinton aveva messo in agenda “come priorità numero 1” del suo mandato.

Prendendo atto di questa nuova prospettiva e sulla base del fatto che il Dipartimento per la Difesa lo ha avvisato che al Qaeda sta preparando attentati in Europa e negli Usa, il presidente Obama ha attuato alcune iniziative inaspettate: già il giorno dopo l’elezione di Trump, il Dipartimento di Stato ha designato il gruppo jihadista Jabhat Fath al Sham (ex al Nusra appartenente ad al Qaeda) come organizzazione terroristica.  Ed il giorno successivo, l’11 di novembre, il Dipartimento del Tesoro americano è intervenuto per “interrompere le operazioni militari, di reclutamento e di finanziamento del gruppo al Nusra (e di tutti i suoi alias). Il provvedimento colpisce anche il suo capo, lo sceicco Abdallah al-Muhaysini ed i suoi luogotenenti. Inoltre, sempre l’11 novembre, il Pentagono ha ricevuto l’ordine dal presidente uscente di “spendere più energie e risorse per individuare e perseguire il suddetto gruppo terroristico”. E’ una svolta a 180 gradi: gli Stati Uniti finora hanno sostenuto al Nusra, ora l’hanno designata come obiettivo. 

Il Cremlino ha comunque fatto sapere tramite il suo portavoce Dmitry Peskov che la situazione non permette di attendere nell’inerzia fino all’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca. Infatti, nelle ultime ore l’aviazione russo/siriana ha condotto numerosi airstrikes sulle posizioni terroriste a nord di Hama e a sud di Idlib. Numerosi airstrike anche a ovest ed a sud ovest di Aleppo. 

Intanto, gli equipaggi dei bombardieri a lungo raggio Tu-160 e Tu-95 della base russa Engels della regione di Saratov sono in allerta da combattimento. Mentre la portaerei Kuznetsov con l’imponente squadra navale al seguito in rada a Tartous, è solo in attesa dell’ordine di attaccare utilizzando la sua componente aerea e missilistica. Nello stesso tempo, il centro russo per la riconciliazione sta effettuando la più grande distribuzione di viveri e medicinali in tutte le aree accessibili e più di 900 gruppi di insorti hanno deposto le armi beneficiando così dell’amnistia.

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