BATTAGLIA DI ALEPPO/ Se gli Usa “telecomandano” ancora le bombe jihadiste

- Patrizio Ricci

Le truppe siriane stanno progredendo nella liberazione di Aleppo dai terroristi, che controllano ancora 13 km quadrati. Ma c’è chi non si rassegna ad abbattere il regime. PATRIZIO RICCI

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)

Dal 28 settembre, l’esercito siriano e gli alleati sono avanzati velocemente nell’enclave di Aleppo est, riconquistando quasi completamente tutto il territorio in mano ai ribelli. Il sentimento diffuso tra popolazione di Aleppo est — come ha riferito più volte il vescovo di Aleppo Abou Kazen — è di sollievo per la fine di una pressione che durava da anni (Radiovaticana). Da molti video girati durante la liberazione dei primi quartieri in mano ai jihadisti, l’atteggiamento della popolazione che fugge (anche per chi non conosce l’arabo), è inequivocabile (vedi qui e qui ). 

La rapida progressione delle truppe governative non è dipesa solo da una strategia militare. La carta vincente è che ai ribelli è stata offerta una via di uscita. E’ così che migliaia di loro, come è successo altrove, hanno accettato un accordo che prevedeva la riconciliazione con lo Stato e l’amnistia. Altri hanno scelto di optare per la concessione di un lasciapassare per raggiungere la roccaforte jihadista di Idlib, a sud del paese. 

Nella parte di Aleppo liberata la condizione degli abitanti oppressi dai ribelli è ormai chiara, grazie anche ai molti giornalisti che sono affluiti in zona (vedi qui). Il risentimento dei fuggiaschi per i ribelli è riportato anche nella cronaca dell’inviata della Rai Lucia Goracci (Tg 3 delle ore 19). Nel servizio, la giornalista riporta le parole del direttore di una scuola elementare che, tornato per la prima volta nel suo quartiere (dopo la distruzione dei bombardamenti), ce l’ha anche con i ribelli: “ci vessavano, collaborate col regime era l’accusa che ci rivolgevano, strappando i libri di storia” (qui l’audio). E nel Tg1 delle 20, la giornalista riporta la testimonianza di un civile che racconta come i miliziani impedivano loro di uscire dall’enclave sotto minaccia delle armi (qui l’audio).

Ora l’esercito governativo ha riconquistato più di 52 quartieri. Per la fine delle ostilità, rimane solo la conquista di una sacca di resistenza composta da elementi appartenenti ai gruppi Fatah al Sham (al Nusra), Ahrar al Sham e Nour al-Din al-Zenki: essi sono intrappolati in soli tre quartieri ed hanno rifiutato qualsiasi accordo. L’area in cui si trovano questi uomini, per la maggior parte appartenenti ad al Nusra, è di soli 13 km quadrati. 

Si stima ragionevolmente che all’interno del perimetro difensivo, per rendere più difficile l’avanzata governativa, siano trattenute circa 20mila persone. I miliziani non permettono a nessuno di abbandonare l’area e sparano a chiunque tenti di fuggire.

La situazione è resa più difficile dal fatto che dall’interno della zona dove sono asserragliati,  i ribelli jihadisti continuano a lanciare ordigni sui centri residenziali di Aleppo ovest, mietendo vittime. Sabato, molti razzi Grad hanno colpito il quartiere Furcan ed un missile ha centrato la chiesa delle suore francescane. 

Purtroppo, anche se la realtà delle cose oggi è ormai troppo eclatante per essere ancora nascosta, una falsa narrativa mediatica insiste sul fatto che da 5 anni i governativi assediano Aleppo. Ma è storicamente falso: sono gli stendardi neri di al Nusra e i vessilli dell’esercito della Conquista (Jaish al-Fatah) che per 5 anni hanno accerchiato Aleppo, non le bandiere dell’esercito governativo. Quest’ultimo, a costo del sacrificio di centinaia di soldati, ha dovuto lottare duramente per tenere aperta l’autostrada M5, unica strada di rifornimento ad Aleppo. 

E oggi che più che mai Aleppo ha bisogno di aiuto. Migliaia di persone fuggite da Aleppo est sono al freddo, affamate e duramente provate dagli orrori della guerra: hanno bisogno di tutto. Ma è proprio in questi frangenti che l’occidente sta dando prova di vero cinismo: gli Usa e l’Europa, per ossequiare gli alleati delle monarchie del Golfo e trarne interessi, subordinano il proprio aiuto alla popolazione all’accettazione di un ricatto politico (che prevede il regime change, la perdita della sovranità nazionale e la condivisione del governo con i salafiti). 

Anche se tacitate, le conseguenze di questa mancanza di moralità sono terribili. L’attacco dei ribelli all’ospedale militare da campo russo allestito nella città di Aleppo è solo la punta dell’iceberg di una deriva che sembra inarrestabile. Due donne che prestavano assistenza ai civili sono morte: secondo le accuse della Russia, i servizi segreti occidentali hanno fornito le esatte coordinate indirizzando i tiri provenienti dalla zona ribelle. 

Sembrerebbe proprio che in definitiva l’obiettivo occidentale sia far ripiombare la Siria nel caos e prolungare la guerra affinché infine si realizzi il progetto iniziale di regime change (non importa se il successivo sarà peggiore o gradito al popolo siriano). E’ per questo che quando alcuni giorni fa l’antica località di Palmyra è stata nuovamente attaccata dall’Isis, la coalizione occidentale anti-Isis è rimasta a guardare, senza fornire alcun aiuto. La situazione che sembrava del tutto fuori controllo è migliorata solo dopo che i russi hanno lanciato missili Kalibr dalle proprie unità navali ed hanno mandato i bombardieri strategici Tupolev.
Anche in questo caso, è evidente come l’occidente consideri come vero nemico Assad e non l’Isis. Purtroppo anziché unirsi contro un nemico comune con cui presto faremo i conti anche in Europa, l’attivismo degli Usa (Kerry-Obama-Clinton), di Francia e Gran Bretagna aumentano: avendo rinunciato ormai ad Aleppo hanno promesso che daranno filo da torcere nel resto del paese.

All’uopo infatti sono stati messe in atto alcune nuove iniziative politiche. La più sconcertante è quella del presidente americano uscente: Barack Obama ha revocato le restrizioni sulle armi consegnate agli alleati degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo in Siria. Questo vuol dire che i manpads (missili spalleggiabili terra-aria) si potranno consegnare ai terroristi.  

Il presidente ha annullato il divieto relativo alle spedizioni di “materiale militare” e alle risorse finanziarie destinate ai gruppi armati in Siria, che attualmente sono sotto sanzioni degli Stati Uniti (perché la Siria è considerata attualmente come un paese che sostiene il terrorismo). La Camera bassa degli Congresso degli Stati Uniti ha già approvato i termini di consegna di missili terra-aria alla “opposizione siriana”.

Da parte sua, l’Unione Europea pur di non scontentare i suoi partner del Golfo, sta progettando di offrire una enorme quantità di denaro al governo siriano presieduto da Assad, purché egli conceda un’ampia autonomia alla provincia di Idlib ed altre località minori in mano ad al Qaeda ed agli estremisti radicali islamici (The TimesEU offers cash to Assad regime for Syria peace deal ). Inoltre, se il governo siriano non cederà in qualche modo nel senso voluto, sono in previsione ulteriori sanzioni (La Presse).

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