AMBASCIATORE RUSSO UCCISO/ Una pista che da Ankara porta in Arabia Saudita

- Mara Maldo

L’ambasciatore russo in Turchia Andrei Karlov è stato ucciso ieri ad Ankara da un poliziotto che ha gridato “noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui”. Il retroscena e una pista. MARA MALDO

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L'attentato ad Ankara (LaPresse)

Gennaio è ancora lontano. Donald Trump non è ancora appieno il nuovo presidente degli Stati Uniti. Un presidente che vuole trovare maggiore equilibrio nel rapporto con la Russia. E che non vede di buon occhio i Sauditi ed i loro manovrieri alleati nel Golfo. Obama è ancora pro tempore “commander in chief”. E non vuole darla vinta a Putin. Che vuole negoziare la pace in Siria con attori con cui sia più facile trattare. Più facile che con gli Usa: la Russia cerca l’accordo con Turchia e Iran sulla Siria.

La situazione in Siria, compresa Aleppo, secondo le attese avrebbe dovuto essere discussa oggi 20 dicembre a Mosca tra i ministri degli Esteri di Russia, Iran e Turchia, rispettivamente Sergey Lavrov, Mohammad Javad Zarif e Mevlut Cavusoglu. Dato il coinvolgimento militare diretto di tutti e tre i Paesi nel territorio siriano, ai colloqui si sarebbero dovuti aggiungere i capi dei dicasteri militari di Mosca, Teheran e Ankara: i ministri della Difesa Sergey Shoigu, Hossein Dehghan e Fikri Isik. “Il 20 dicembre a Mosca si terrà un incontro tra i ministri degli Esteri ed i ministri della Difesa di Federazione Russa, Repubblica Islamica dell’Iran e Turchia dedicato ai problemi della normalizzazione della crisi siriana. L’evento è finalizzato a promuovere l’attuazione delle corrispondenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” — ha fatto sapere ieri il dicastero della diplomazia di Mosca.

In precedenza il dialogo su Aleppo ed altri aspetti della crisi in Siria veniva principalmente condotta sull’asse Mosca-Washington. Tuttavia decine di incontri e telefonate non hanno portato nessuna svolta. La parte russa ha cominciato a ricorrere attivamente ad altri formati. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, per esempio, nelle ultime settimane ha sempre più spesso affermato che Mosca sostiene il dialogo con i Paesi della regione, compresa la Turchia. “Credo che questo canale possa rivelarsi più efficiente rispetto ai nostri numerosi colloqui infruttuosi con i partner americani” — ha detto il ministro russo. 

Lo stesso parere è stato espresso dal direttore del dipartimento di Cooperazione Europea del ministero degli Esteri russo Andrey Kelin. “Per quanto ho capito con la parte turca è molto più facile negoziare che con gli stessi americani” — ha dichiarato in un’intervista con Ria Novosti. 

Gli esperti ritengono che l’incontro dei ministri a Mosca abbia il potenziale per trovare nuovi accordi sulla Siria. “La Russia è riuscita a fare cose incredibili: a promuovere un dialogo attivo tra l’Iran e la Turchia sulla Siria. Gli accordi su Aleppo sono solo il primo elemento scaturito da questa interazione con la mediazione della Russia” — ha rilevato il consigliere del direttore dell’Istituto russo per gli studi strategici Elena Suponina. Secondo la quale “se questa collaborazione continuerà, possiamo aspettarci nuovi accordi per una tregua in Siria”.

Poi le pallottole che hanno stroncato la vita dell’ambasciatore russo ad Ankara, Andrei Karlov. Ed ancora a tarda sera un devastante attentato nel centro di Berlino. La fine della guerra sembra fare paura più della guerra. E ferire interessi oscuri più del conflitto.

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