TERRORISMO/ Mori: il killer di Ankara fa il gioco di Putin, e l’Italia (per ora) non è la Germania

- int. Mario Mori

Dopo Ankara e Berlino dobbiamo aspettarci un attentato anche in Italia? Quale la nuova strategia dell’islam radicalizzato? Parla il generale MARIO MORI, ex capo del Sisde

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Vladimir Putin insieme al ministro degli Esteri Sergej Lavrov (LaPresse)

Un’altra data che va ad aggiungersi al lungo elenco di giorni segnati dal sangue innocente, quella del 19 dicembre 2016. Un giorno particolarmente sconvolgente, che ha visto in azione due volti dello stesso terrorismo, come ha detto a ilsussidiario.net il generale Mario Mori: “Un attentato esclusivamente politico, quello di Ankara, e una strage di innocenti, quella di Berlino, ma che rientrano entrambi nel disegno strategico del terrorismo islamico”. Ha impressionato tutti ovviamente di più quello che è successo a Berlino, perché così simile alla strage di Nizza e soprattutto perché ancora una volta mostra che nel mirino ci possiamo essere tutti noi, scelti casualmente. “Sono purtroppo episodi che dobbiamo aspettarci, a meno che non vogliamo considerarci in stato di guerra e vietare ogni mercatino, ogni concerto, ogni partita di pallone” dice Mori. “Per quanto riguarda il nostro Paese, siamo in una situazione particolare rispetto a paesi come Francia o Germania”. Ecco cosa ci ha detto il fondatore dei Ros, a capo del Sisde dal 2001 al 2006.

Il terrorismo torna a colpire il cuore dell’Europa e non solo. L’attentato di Ankara che tipo di conseguenze potrà mettere in moto?

Dal punto di vista del terrorismo è stata certo un’ operazione di grande rilevanza, ma dal punto di vista pratico non devastante, una sorta di regolamento di conti che ha a che fare con la situazione in Siria. Politicamente invece mette in grande difficoltà Erdogan sia sul piano interno che su quello internazionale.

In che senso?

Sul piano interno dimostra che non ha in mano la situazione, al punto tale che l’autore dell’omicidio era stato in passato parte della sua scorta personale, ma allo stesso tempo così legato al terrorismo da ideare e portare a termine un attentato del genere. Dunque Erdogan rischia di essere ucciso in qualunque momento e non è in grado di gestire alcuna minaccia.  

Dal punto di vista internazionale invece?

Da questo punto di vista il giorno dopo Erdogan si è presentato a Mosca insieme agli iraniani ancora una volta con il cappello in mano, in imbarazzo e a chiedere scusa. Per assurdo, l’unico ad averci guadagnato dalla morte dell’ambasciatore russo è Putin.

Parliamo di Berlino. Le intelligence internazionali avevano avvertito del pericolo di attentati in luoghi come i mercatini di Natale, eppure sembra che la sicurezza non fosse così alta. E’ stato ignorato il pericolo?

I casi sono due: o ammettiamo di essere in guerra e allora addio ai mercatini di Natale, ai concerti, alle partite di calcio, oppure, anche se in presenza di una guerra asimmetrica, dobbiamo mettere in conto che questi episodi possono accadere.

Ma la gente giustamente ha paura. 

Si possono fare molte considerazioni ed è vero che la Germania doveva aspettarsi qualcosa di simile a quanto è accaduto. Ma teniamo anche conto che proprio in Germania c’è stato il primo caso di un terrorista islamico pentito che ha deciso di collaborare, rivelando peraltro la natura del terrorismo islamico in Europa. Sappiamo bene da tempo qual è la nuova strategia dell’Isis nel nostro continente, piccole cellule di ex combattenti in Siria ma costituite da persone nate qui da noi, che conoscono il territorio, sanno come muoversi e colpire. 

 

Angela Merkel con la sua politica di apertura ai migranti subisce un grave anno dopo questo episodio?

Intanto la situazione è in continua evoluzione, tanto è vero che il migrante che aveva chiesto asilo in Germania pochi mesi fa e che è stato fermato dopo la strage sembra non c’entri nulla. Ma il problema rimane comunque nella sua gravità e la Merkel subisce un duro colpo, anche in vista delle prossime elezioni.

 

E in Italia cosa dobbiamo aspettarci? Finora siamo sempre stati risparmiati. E’ merito della nostra intelligence, come dicono alcuni?

Sicuramente, ma ancora di più il merito è delle forze di polizia e dell’arma dei carabinieri, due corpi d’arma di efficacia straordinaria.

 

Ci spieghi meglio.

Sono armi all’avanguardia, forse le migliori d’Europa. Questo perché da decenni hanno maturato una esperienza unica, prima con il terrorismo interno, poi con la lotta alla criminalità organizzata. Inoltre ricordiamo che la presenza islamica nel nostro paese non è paragonabile a quella francese, inglese o tedesca.

 

Cosa intende?

Non abbiamo concentrazioni di massa, quartieri ghetto come altri paesi. Abbiamo piccole comunità sparse sul territorio e non radicalizzate come quelle di altre nazioni europee. Teniamo poi conto che la nostra legge sull’immigrazione, per quanto possa apparire poco democratica, ci permette di espellere i sospettati, e in questo momento storico è una legge che funziona benissimo. 

 

Però in Italia abbiamo il papa, simbolo di quei “crociati” come certi islamici amano definirci. Non è un obbiettivo?

Se avessero voluto colpire questo tipo di obbiettivo avrebbero potuto farlo durante l’anno giubilare, le occasioni non mancavano di certo. Ma un attentato al papa non sarebbe visto bene neanche nel mondo islamico, dove colpire un capo religioso come lui non otterrebbe un risultato paragonabile a colpire in un mercatino di Natale. 

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