ATTACCO AI CRISTIANI/ Mons. Kaigama: così siamo riusiciti a evitare la strage del Pakistan

- int. Ignatius Kaigama

Quella di Jos in Nigeria è stata un’altra Pasqua sotto assedio. Ma l’arcivescovo IGNATIUS KAIGAMA spiega perché è ottimista sul fatto che possa attenderci qualcosa di buono

vescovokaigama_messaR439
Ignatius Kaigama (Foto dal web)

Pasqua di sangue, ieri, per i cristiani in Pakistan, a Lahore, dove un attentatore suicida ha causato la morte di 69 persone, in prevalenza cristiani, convenuti per celebrare la festa. Pasqua blindata anche per i cristiani nigeriani sotto la minaccia di Boko Haram. Con tutte le chiese di Jos, nell’area centrale del Paese, protette da speciali dispositivi di sicurezza. Ieri tutte le aree dei luoghi di culto erano off-limits per le automobili nel timore attentati. In ciascuna chiesa inoltre erano stati approntati servizi di sicurezza interna utilizzando studenti e studentesse pronti a fermare eventuali attentatori suicidi. Come spiega Ignatius Kaigama, arcivescovo di Jos, “oltre al rischio attentati la vera emergenza oggi sono gli sfollati, in quanto numerose famiglie hanno perso tutto nei combattimenti. Il mio auspicio quindi è una Pasqua di pace, nella quale chi ha trovato rifugio in una città che non è la sua riesca a tornare alla sua zona d’origine”.

Monsignor Kaigama, attualmente com’è la situazione in Jos?

Jos è abbastanza calma e di recente non siamo stati fatti oggetto di nessun grave attentato. Questa settimana però la radio sta invitando le persone a prestare molta attenzione rispetto a qualsiasi possibile esplosione di violenza. In particolare l’ammonimento è a fare attenzione quando ci si reca nei luoghi pubblici.

Qual è il problema più serio che state vivendo in questo momento?

Qui a Jos ci sono ancora numerose famiglie sfollate, alcune delle quali vivono in luoghi pubblici preparati per accoglierle. Lo scorso Natale mi sono recato a visitare gli sfollati che dormivano nelle scuole elementari, incontrando adulti e bambini, uomini e donne.

Ci sono ancora zone sotto il completo controllo di Boko Haram?

No. Il nuovo governo del presidente Buhari è stato particolarmente vigoroso nell’affrontare Boko Haram. In precedenza i jihadisti controllavano alcuni governi locali, città o villaggi, ma sono stati tutti scacciati. Ora quindi Boko Haram sta conducendo piuttosto degli attacchi sotto forma di guerriglia, colpendo obiettivi non militari come dei villaggi durante la notte o fedeli in preghiera. I jihadisti si mimetizzano con le persone normali recandosi nei luoghi affollati dalla gente, e quindi si fanno saltare per aria.

La situazione per i cristiani nel tempo è migliorata o peggiorata?

Dallo scorso 29 maggio, quando è stato eletto il nuovo presidente Muhammadu Buhari, non si è verificato alcun terribile attentato ai danni dei cristiani che vivono nei centri urbani. Auspico che sia il segno di un futuro più sereno e che questo stato di cose perduri. Spero che il tempo di Pasqua sia ora libero e pacifico e che tutto vada per il meglio.

Lei come si spiega che con il nuovo governo siano cessati gli attentati contro i cristiani?

Da quando è in carica il nuovo governo si stanno verificando ancora degli attentati, ma non necessariamente ai danni dei cristiani. Lo scorso 16 marzo un attentato in una moschea di Maiduguri ha provocato la morte di 24 persone. E’ quindi evidente a tutti che stiamo fronteggiando un nemico, come Boko Haram, per il quale non è importante se sei cristiano o musulmano. In passato i fondamentalisti prendevano di mira soprattutto i cristiani, mentre oggi si tratta di attacchi indiscriminati contro tutti.

Quindi in un certo senso il senso di insicurezza è ancora maggiore?

Il fatto è che oggi tutti sono vulnerabili e sono fatti oggetto di attentati. E’ per questo che le autorità invitano i cittadini a prestare attenzione. Anche i musulmani in preghiera nelle moschee sono in pericolo, e lo stesso vale per i cristiani che si recano in chiesa o al lavoro.

 

A Lahore, in Pakistan, un attentato suicida ieri ha ucciso 69 persone. Era diretto contro i cristiani. Durante le celebrazioni della Pasqua avete adottato particolari misure di sicurezza?

La mia preghiera va a tutti i fratelli uomini che sono rimasti feriti o uccisi. A Jos siamo molto allertati, ieri ogni chiesa era protetta da dispositivi di sicurezza interna. C’erano barriere poste lungo le strade, e quindi le persone non potevano arrivare con l’auto fino alla chiesa ma dovevano parcheggiare molto a distanza. C’erano inoltre scout e cadetti, giovani uomini e donne, che controllavano, pronti a intervenire. Anche poliziotti e militari hanno avuto un ruolo nel garantire la sicurezza.

 

Lei che cosa si aspetta da questa Pasqua?

Mi aspetto un tempo di pace, nel quale i cristiani e tutti gli altri nigeriani che sono sfollati e hanno trovato rifugio in diverse città riescano a trovare i soldi per tornare alle loro zone d’origine. Purtroppo molte persone hanno perso la casa e i mezzi di sussistenza, le loro fattorie sono state distrutte, e quindi vivono in un’assoluta mancanza di tutto.

 

Da dove può venire la speranza per queste persone?

La Pasqua è una stagione di speranza. Spero quindi che possano arrivare novità positive dal governo nonché da gruppi di diversa natura come Ong e movimenti religiosi. Ma soprattutto spero in quanto di positivo potrà venire da Dio. Sono dunque ottimista sul fatto che possa attenderci qualcosa di buono.

 

Papa Francesco ha detto: “A Gesù vittorioso domandiamo di alleviare le sofferenze dei tanti nostri fratelli perseguitati a causa del Suo nome”. I cristiani nigeriani sentono il Santo Padre vicino alle loro sofferenze?

Papa Francesco è una figura universale, che non parla soltanto per l’Europa o il Medio Oriente ma per il mondo intero. Dove ci sono ingiustizie, persecuzioni, sofferenze, uccisioni gratuite, distruzioni, lì c’è il Santo Padre che parla per l’intera umanità. Il Papa inoltre non si rivolge soltanto ai cristiani ma a ogni uomo, e soprattutto a quanti sono privati dei loro diritti umani fondamentali. Quindi in Nigeria noi sentiamo che Papa Francesco sta parlando a nostro nome. Spero che la sua voce forte sia ascoltata da tutti e aiuti a superare le tensioni nel mondo.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori